Politica

I manganelli francesi e quelli italiani

Toc toc, Mattarella e progressisti vari: l'indignazione per le reazioni della polizia non vale se al governo c'è Macron?

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Il nostro amato Sergio Mattarella, quando a Pisa i poliziotti presero a manganellate gli studenti durante il corteo pro Palestina (ricordate?), non ci pensò due volte. Chiamò il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e fece diramare dal Quirinale una nota piuttosto irrituale: «L’autorevolezza delle Forze dell’Ordine non si misura sui manganelli». E soprattutto: «Con i ragazzi i manganelli esprimono un fallimento».

Io me lo ricordo bene, quel dibattito. Ricordo gli editoriali indignati. Ricordo le accuse al governo Meloni, il clima da Stato di polizia, le opposizioni che parlavano di repressione del dissenso. Ricordo soprattutto gli agenti messi sulla graticola per aver utilizzato quello strumento – il manganello, appunto – che lo Stato consegna loro per gestire l’ordine pubblico quando una manifestazione degenera o quando un cordone viene forzato. Si aprirono verifiche interne e il capo della Polizia disse che le singole condotte sarebbero state analizzate «con severità e trasparenza».

Bene. Adesso andiamo in Francia. Da giorni gli studenti protestano, bloccano scuole, si scontrano con la polizia. Ci sono incendi, barricate, fuochi d’artificio sparati contro gli agenti e scene di guerriglia urbana. Addirittura un preside cosparso di benzina. La risposta dello Stato francese? Polizia antisommossa, lacrimogeni, cariche e arresti. Tanti arresti. Secondo Associated Press sono ormai oltre 1.900, mentre Reuters parla di oltre 2.000 persone finite in manette, in gran parte adolescenti.

Avete letto bene: adolescenti.

E allora viene spontanea una domanda. Dove sono finiti tutti? Dove sono gli editoriali sui manganelli? Dove sono le anime belle preoccupate per i ragazzini? Dove sono quelli che in Italia, davanti a una carica della polizia, evocano immediatamente il fascismo, la repressione, il governo autoritario, il ritorno del Ventennio e magari pure le squadracce? Silenzio. Intendiamoci: la polizia francese fa il suo mestiere. Se qualcuno incendia, devasta, lancia oggetti o cerca lo scontro, lo Stato ha non solo il diritto ma il dovere di ristabilire l’ordine. Il punto non è accusare gli agenti d’Oltralpe perché usano i manganelli. Il punto è capire perché il manganello diventi uno scandalo democratico quando lo impugna un poliziotto italiano sotto il governo Meloni e uno strumento di ordine pubblico quando lo usa un gendarme nella Francia di Emmanuel Macron.

Forse perché Macron resta Macron, il campione dell’Europa, il salvatore di Bruxelles, mentre con “le destre” bisogna per forza urlare alla “torsione democratica”? Chissà. Di sicuro, a quanto pare, anche i manganelli hanno una nazionalità. E soprattutto una convenienza politica.

Giuseppe De Lorenzo, 2 ottobre 2026

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