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La guerra in Ucraina

Il ministro ucraino twitta la bandiera dell’ultradestra

In Ucraina si è appena celebrata la Giornata della Statualità. Ma il tweet del ministro della Difesa ha scatenato numerose polemiche

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Giorno di guerra numero 152. Ad oltre cinque mesi di distanza dall’inizio della guerra, il conflitto tra Russia ed Ucraina non vuole placarsi. La situazione rimane in una vera e propria fase di stallo: Kiev contesta Mosca di aver rubato quasi un milione di tonnellate di grano; Mosca minaccia Kiev di revocare l’accordo proprio sulle esportazioni di grano, dirette soprattutto verso il Corno d’Africa.

Ciò che fa soprattutto discutere in queste ultime ore, almeno in Italia, è il tweet del ministro della Difesa ucraino, sulla celebrazione del Giorno della Statualità del Paese, nuova commemorazione introdotta lo scorso anno dal governo Zelensky: “Oggi celebriamo il giorno della Statualità. Riflettiamo sulla lotta per l’indipendenza della nostra storia e dei nostri antenati. La nostra generazione è chiamata a costruire un Paese moderno, prospero e sicuro”.

Il tweet del ministro ucraino

Ma ciò che fa sorgere sospetti non risulta essere il contenuto del messaggio; piuttosto, la foto pubblicata dal ministro. L’immagine, infatti, raffigura in prima linea una bandiera nera e rossa: è la quella dell’Upa, un gruppo paramilitare, fondato nel 1942 da nazionalisti ucraini, che appoggiavano l’espansione nazista nel continente europeo. Insomma, la bandiera, seppur di chiara origine nazionalsocialista, viene ritenuta come parte dell’identità e del patriottismo ucraino. Cosa strana, soprattutto considerando che il leader del governo, a cui appartiene il ministro della Difesa stesso, ha chiare e conclamate origini ebree.

Il cortocircuito della sinistra italiana

Si badi bene: chi scrive non contesta quali vessilli o quali movimenti debbano essere identificati come parte “dell’identità nazionale”, a maggior ragione se si tratta di uno Stato estero, di cui non ne conosciamo a fondo la cultura e la storia. Nonostante tutto, possiamo certificare, con certa sicumera, l’esistenza di un incredibile cortocircuito nella sinistra italiana: in tempi di campagna elettorale in cui Giorgia Meloni viene criminalizzata e tacciata di neofascismo; tutto tace sui movimenti di origine nazista, che combattono a fianco di Kiev.

Solo uno sprovveduto potrebbe appoggiare e sostenere l’invasione deliberata di uno Stato nei confronti di un altro Paese sovrano, autonomo ed indipendente. Eppure, per il centrosinistra italiano, pare che i nazisti esistano solo in casa propria. E sono ben riconducibili alle figure dei leader della Lega e di Fratelli d’Italia.

Mentre La Repubblica, insieme all’ontologico Berizzi, ci deliziano da giorni sui legami tra Meloni e Castellino, oppure sulla presenza del “Barone nero”, naziskin e simpatie hitleriane nel partito della leader del centrodestra; ecco che nulla viene riportato sulle contraddizioni di movimenti di resistenza nazionale ucraini, i quali, seppur impegnati nella lotta alla difesa del proprio Paese, appartengono alla stessa ideologia che Berizzi taccia alla Meloni. Con una grande differenza, però: quelli sono i veri nazisti. Quelli di casa nostra lo sono solo per le fobie progressiste.

Matteo Milanesi, 29 luglio 2022