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Il trucco dello Stato per pagare meno gli affitti - Seconda parte

Da 11 anni lo Stato non aggiorna il canone delle locazioni dei palazzi dove ha sedi istituzionali

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1. La prima consiste nella “eccezionalità della situazione economica”. Al momento del primo varo della disposizione, come detto, il Governo era presieduto dal senatore a vita Mario Monti. La situazione economica poteva considerarsi, in effetti, eccezionale (sulle motivazioni dell’eccezionalità non soffermiamoci: si confrontano diverse teorie). Pochi mesi prima, quel Governo aveva pensato bene di recuperare i denari per la manovra cosiddetta “Salva Italia”, guarda caso, proprio dagli immobili, quasi triplicando la patrimoniale che li colpiva (e anche su questo, sarà una casualità, l’applicazione “in via sperimentale” dell’Imu si avvia, col 2022, verso l’undicesimo anno di… sperimentazione). Ma come può essere difendibile una norma che si fonda sull’eccezionalità della situazione economica e la si proroga ancora dopo undici anni?

2. La seconda motivazione è altrettanto imbarazzante. Essa, infatti, risiede nelle “esigenze prioritarie di raggiungimento degli obiettivi di contenimento della spesa pubblica”. Ma come? Lo Stato spende e spande i soldi dei contribuenti, spreca risorse in lungo e in largo, e si preoccupa di contenere la spesa pubblica solo quando c’è da pagare a un proprietario quanto concordato in contratto e previsto dalla legge?

Inutile proseguire, non servono ulteriori commenti. Si tratta di una norma vergognosa, che il Parlamento farebbe bene a cancellare in sede di conversione in legge del decreto “Milleproroghe”.

Giorgio Spaziani Testa, presidente Confedilizia, 9 gennaio 2022 (articolo pubblicato su Italia Oggi)