A Strasburgo il Parlamento europeo ha approvato con 381 voti favorevoli, 167 contrari e 15 astenuti la risoluzione sulla necessità di una strategia dell’Unione contro le ingerenze islamiste attraverso l’influenza della rete dei Fratellanza Musulmana nel nostro continente. Il testo, a prima firma del Partito Popolare Europeo e passato con il sostegno di ECR, Patrioti, Europa delle nazioni sovrane e larga parte di Renew, chiede al Consiglio di valutare l’inserimento nell’elenco UE delle organizzazioni terroristiche le entità legate alla Fratellanza Musulmana e ribadisce inoltre la necessità di introdurre una mappatura dei finanziamenti che vengono erogati a soggetti sospettati di legami con l’islam politico. Il Parlamento sostiene anche le misure nazionali che vietano la copertura integrale del volto in pubblico, sul modello di quelle già adottate in diversi Stati membri, Italia compresa per le scuole.
A votare contro sono stati, in modo compatto, socialisti, verdi e sinistra: S&D con 84 no su 87 votanti, Verdi con 40 no su 42, The Left con 35 no su 36. A votare “No” fra gli italiani sono stati i deputati del Partito Democratico, del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra, Ilaria Salis compresa. Non è stata un’astensione prudente derivata dalla necessità di fare un distinguo su qualche dettaglio tecnico. È stata a tutti gli effetti l’inspiegabile bocciatura di un provvedimento fondamentale per la sicurezza delle istituzioni democratiche: il rifiuto di chiedere al Consiglio una valutazione sui nuovi gruppi terroristici che sfruttano la politica e di interrompere la legittimazione istituzionale di reti affiliate all’islamismo radicale.
L’assurdità del voto sta nel fatto che la Fratellanza non è un circolo culturale. Nata in Egitto nel 1928, è un movimento transnazionale il cui fine esplicitamente dichiarato è l’islamizzazione della società e la priorità della norma religiosa sulla legge comune, con una strategia di lungo periodo fatta di associazioni, scuole, finanziamenti opachi e infiltrazione nelle istituzioni. È la stessa organizzazione da cui sono uscite ideologie poi finite nel jihadismo armato e che diversi servizi europei, a cominciare da quelli francesi, descrivono come una minaccia alla coesione nazionale e comunitaria.
E questa cosa non la dice solo la destra europea. La dicono da anni persino governi musulmani: gli Emirati Arabi Uniti, nel novembre 2014, hanno inserito la Fratellanza musulmana e le sue articolazioni nella lista delle organizzazioni terroristiche, insieme ad Al Qaeda e allo Stato islamico. Stesso orientamento, con tempi diversi da parte di Egitto, Arabia Saudita e Bahrein. Paesi che non possono essere accusati di islamofobia e che conoscono dall’interno il metodo della Fratellanza: prima la pressione sulle istituzioni e poi la presa del potere.
PD, M5S e AVS hanno scelto di schierarsi scientemente contro un provvedimento che chiede soltanto che l’Europa smetta di finanziare, consultare e accreditare una rete che persino capitali del Golfo considerano un pericolo. Il voto di ieri lascia quindi un fatto politico nitido: la sinistra europea coccola l’islamismo radicale. Perché?
Alessandro Bonelli, 10 ottobre 2026
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).


