Esteri

Israele contro tutti: la nuova guerra è quella della propaganda

Dai boicottaggi alle piazze, la pressione internazionale contro lo Stato ebraico ricorda quella che colpì Pretoria

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Se non si dà una mossa(d), Israele potrebbe fare la fine del Sudafrica. Ricordate? Ci fecero perfino un film della serie Arma letale con Mel Gibson e Danny Glover, nel quale i sudafricani erano i cattivi e il nero Glover li prendeva per i fondelli chiedendo asilo politico alla loro ambasciata. Ricordate i necklaces con cui i neri xhosa incoronavano i rivali, sempre neri, zulu che appoggiavano il governo dei bianchi? Per i più giovani: necklace, “collana”, cioè copertoni d’auto cosparsi di benzina, infilati al collo della vittima legata e poi infiammati godendo della danza disperata del disgraziato.

Infatti, gli zulu sapevano bene che fine avrebbero fatto in caso di vittoria dell’Anc, il partito di Mandela (la cui prima moglie finì inquisita per appropriazioni faraoniche e istigazione a omicidi). Il Sudafrica boero era una meta di immigrazione da mezza Africa, perché dava lavoro e pagava bene. Cosa sia il Sudafrica a governo nero oggi è sotto gli occhi di tutti. Ma la propaganda internazionale riuscì ad affossarlo puntando sul binomio apartheid/un-uomo-un-voto.

E là i bianchi erano ovviamente minoranza. Ma a quel tempo c’era l’Urss, che in quanto a propaganda mondiale non aveva rivali. Ne sapevano qualcosa gli americani, che solo a causa della propaganda avversa mollarono il Vietnam. E così dovettero fare anche coll’alleato Sudafrica. A colpi di Hollywood (v. film come Invictus, con Matt Damon, o il celebrativo Mandela con Morgan Freeman). Mandela e il vescovo anglicano Tutu furono la punta di lancia di questa manovra planetaria, e pazienza se Tutu non mancava di ricordare ai bianchi di stare attenti perché i loro camerieri e le loro babysitter erano neri. Qual era l’interesse dell’Urss a seppellire il Sudafrica? Be’, essendo quest’ultimo  alleato dell’Occidente, l’Anc mandeliano, come sempre accade, si era buttato dall’altra parte.

Erano i tempi in cui l’Africa era percorsa da milizie cubane e nordcoreane, sud yemenite e tedesche della Ddr, in cambio del sostegno finanziario che i loro governi, sempre alla fame, ricevevano dai sovietici. In più, le superpetroliere troppo grandi per passare da Suez dovevano fare il periplo dell’Africa, e chi controllava Città del Capo poteva dirigere il traffico. I governi occidentali lo sapevano bene, naturalmente, ma le democrazie liberali sono le più permeabili alla propaganda, ieri come oggi, ed è questo il loro punto debole.

Ed è praticamente inutile avere la supremazia bellica se poi le tue capitali sono continuamente paralizzate da scioperi e manifestazioni, se i tuoi media, fiutato il vento, si accodano, se nel tuo parlamento la fame di voti è la sola cosa che conti. Alla fine, boicottato pure alle Olimpiadi, il Sudafrica si arrese. Un uomo, un voto, governo ai neri, Paese economicamente crollato, tanto che ancora oggi i neri locali scatenano pogrom contro gli immigrati, neri pure loro, che accettano paghe da fame e tolgono lavoro agli autoctoni.

Ma chissenefrega: ottenuto il risultato voluto, sul Sudafrica si sono spenti i riflettori e in Occidente i sinistri hanno smesso all’istante di marciare. Ebbene, oggi la stessa storia si sta ripetendo contro Israele, accerchiato da una propaganda negativa che non sente ragioni. Poiché non siamo nati ieri e sappiamo che le proteste “spontanee” non esistono (a parte quelle dei gilet gialli francesi, ma si tratta di jacqueries economiche che cessano appena soddisfatta la richiesta), oggi non c’è più l’Urss a fomentare, c’è il Qatar coi suoi miliardi senza fine.

Eh, come disse Golda Meir alla Knesset: “Purtroppo Mosè ci ha condotti nell’unico luogo del Medio Oriente senza petrolio”. Solo che, a differenza dei boeri sudafricani, gli israeliani non sanno dove altro andare. E se i loro nemici giurati hanno i soldi e il numero, loro hanno il cervello: gli ebrei, 0,2% della popolazione mondiale, vantano 1/5 di tutti i premi Nobel (che supera il 26% nelle discipline scientifiche). Gli arabi, 12 in tutto dal 1901 a oggi, di cui ¾ “per la Pace”. Stiamo dunque a vedere.

Rino Cammilleri, 29 settembre 2026

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