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La fuga di Limonov

Limonov

Autore: Emmanuel Carrrère
Anno di pubblicazione: 2014
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Claudia Marchionni, caporedattrice di Mediaset, l’altra sera è riuscita a portare a casa sua, a Roma, un mito: Eduard Limonov, scrittore russo che, nella sua carriera, ha realizzato una sola, formidabile opera d’arte: che è la sua vita. Mezzo criminale. Punk nella scena underground Sovietica. Poi, emigrato a New York, dove, anziché imbracciare la bandiera dell’americanismo, l’ha detestata, detestando anche i russi che gli americani hanno ammirato: primo fra tutti, Solženicyn (“un poveretto che oggi non legge più nessuno”). E ancora: sfavillante sperimentatore della sessualità, pur conservando l’anima della virilità russa.

Limonov ha scandalizzato i salotti letterari parigini maledicendo la caduta del Muro di Berlino. Ha mitragliato Sarajevo sotto lo sguardo benevolo di Radovan Karadzic, prima di tornare a Mosca e fondare il partito nazional-bolscevico, scegliendo come simbolo la bandiera nazista, con la falce e il martello al posto della svastica. Seppur schierato nel campo dell’anti putinismo, di fronte a un tipo così, tutti gli allarmi di un sano liberale si mettono a suonare in coro. Se non fosse che una come Anna Politkovskaja si era fatta l’idea che Limonov e i suoi ragazzi nazicomunisti rappresentavano una speranza per l’avvenire morale della Russia.

Fosse stato per Limonov, la sua opera d’arte più riuscita – che, ripetiamo, è la sua vita – noi non l’avremmo conosciuta. Certo, ci ha provato, scrivendo alcuni libri passabili. Ma per cogliere tutta l’ambiguità – dunque, la letterarietà – delle sue scelte pazze, c’era bisogno di un vero, grande scrittore. E quello scrittore si chiama Emmanuel Carrère. L’uomo che lo ha fatto conoscere in tutto il mondo, con un libro – Limonov (Adelphi) – da cui ora sarà tratto anche un film. Io non c’ero. Ma l’altra sera a casa della mia amica Claudia, le persone sono corse a vedere il Limonov che Carrère gli ha raccontato. Di gran lunga più affascinante e imprendibile del Limonov che si racconta da solo. Mi era capitato di pensarlo leggendo alcune sue interviste, piuttosto banali. Poi, ho capito che il primo a saperlo è lui stesso.

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