La recessione e il “pilota automatico” in stile Var

Per un apòta come me è stato un fine settimana ad alto tasso di divertissement, per un cittadino di destra o di sinistra, sarà stato uno dei tanti week end ricchi di oscene fake truth. I “competenti” dai salotti dell’opposizione esultano perché “siamo in recessione” (rimasto nella penna il “finalmente”, per un ultimo rigurgito di dignità). Sentenziano: “il segno è diventato meno dopo 14 trimestri di segni più”. Vero, ma dimenticano di dire che nei trimestri dei “più”, c’è stato un aumento esponenziale dei poveri assoluti.

Gli “incompetenti” da Palazzo Chigi rispondono canticchiando una vecchia canzone: “Poi vi condussi non ricordo dove/e mi diceste non ricordo più/nel millenovecentodiciannove/vi chiamavate forse gioventù” e blaterano di un Diciannove meraviglioso.

Ridicole le vecchie leadership, inconcludenti le nuove. Le fake truth impazzano.

Nei giorni scorsi, ho deciso che sia giunta l’ora di buttare il mio archivio di ritagli di giornali, tutti ben sistemati in grassi faldoni (farò un Cameo sulla sua distruzione). Prima di procedere ne estraggo uno del marzo 2013, che mi è caro, perché, almeno per me, è stato determinante per capire come funziona l’economia ai tempi del Ceo capitalism. È il mitico Mario Draghi che parla, e spiega, con il solito sussiego oracolare: “…. dovete considerare che molto dell’aggiustamento continuerà come se si fosse inserito il pilota automatico”. Non lo si poteva dire meglio: pilota automatico. Geniale.

Da allora non leggo più di economia, nulla delle seghe mentali dei politici e degli economisti di regime, figure inutili, “tanto c’è il pilota automatico”. In effetti è così, non c’è più la politica, l’hanno sostituita con il pilota automatico. Ci sono i contratti, firmati e approvati tanti anni fa (senza uno straccio di referendum popolare), una batteria di algoritmi, che serve la politica? Nelle visite annuali dei Commissari, le stesse che si fanno per il rinnovo della patente, stabiliscono che sei malato e ti prescrivono la cura. L’ordinaria amministrazione la fa il pilota automatico: per curarti l’Europa ti impone il farmaco da assumere, nel dosaggio da lei stabilito. Il governo italiano (da chiunque sia guidato), può solo leggere il bugiardino per verificare che non ci siano controindicazioni: tranquilli, non ci sono, mai, perché l’algoritmo scrive pure il bugiardino.

La dimostrazione palese di come viene applicato il protocollo l’abbiamo avuta con il caso “gilet gialli”. Emmanuel Macron quando, terrorizzato che arrivassero all’Eliseo, ha sbracato di 6-7 punti di Pil, ha messo in crisi la Commissione. L’unica soluzione rimasta era farci rientrare, artatamente, nei parametri del bugiardino, e, oplà, arriva un nuovo dosaggio, evitandoci la procedura d’infrazione. Ce la siamo cavata con uno scappellotto e un “fate i bravi”, grazie alla pochezza di Macron. Che tristezza.

Quantomeno ho capito come funziona il pilota automatico: è un algoritmo a maglia bernarda, come il Var.

Riccardo Ruggeri, 5 febbraio 2019

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2 Commenti

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  1. La vedremmo uguale se stessimo anche noi in Isvizzera. Siccome stiamo in Italia non possiamo concederci il lusso di essere apoti, anzi siamo abbastanza incazzati e quando leggiamo il sovrano distacco con cui ci vede un connazionale (?) che se ne sta al calduccio a Lugano un po’ ci girano. Per carità, il merito è condivisibile, ma il tono è alquanto irritante. Un po’ più di empatia con noi poveri e disgraziati italiani non guasterebbe. Ad maiora.

  2. Si, ma in realtà non si capisce se Ruggeri preferisca che l’aereo venga pilotato dal cattivo pilota o dal pilota automatico…forse la risposta sta al lettore? Purtroppo rimane sempre vero il detto “politici corrotti e incompetenti”. Se almeno venisse richiesta per il mestiere del politico una formazione culturale di “peso” si potrebbe fare un passo in avanti e dichiarare per la prima volta nella storia: “politici corrotti”.

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