Cronaca

La tremenda verità dietro la foto dei bimbi rom diventati killer

A Milano la legge è sospesa dove comanda il buonismo

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Ci risiamo. Questa volta però non è finita con qualche scorribanda e un’auto rubata lasciata in mezzo alla strada. No, questa volta ci è scappata la vittima: Cecilia De Astis, 71 anni, è morta dopo essere stata investita in via Saponaro, quartiere Gratosoglio, Milano. La colpa? Camminava. Gli autori? Quattro ragazzini. Età: tra i 12 e i 13 anni. Famiglie rom, accampati illegalmente lungo via Selvanesco.

Tutti nati in Italia, certo, ma cresciuti in un sistema parallelo dove la legge italiana è solo un dettaglio secondario. Gli agenti della polizia locale li hanno rintracciati in un insediamento abusivo, a due passi dal luogo della tragedia. Nessuna sorpresa, ormai: i campi rom, soprattutto quelli “temporanei”, sono lì da anni. Sgomberati, rioccupati, tollerati.

Alla guida dell’auto rubata, un tredicenne. Con lui, due dodicenni e una coetanea. Uno del gruppo è del 2013, l’altro del 2014. Due sono fratelli. In un Paese normale, la notizia sarebbe già bastata a scuotere i palazzi del potere. Ma siamo in Italia. Peggio: siamo a Milano, laboratorio progressista dove i problemi si nascondono sotto il tappeto fintanto che non esplodono.

E quando esplodono, ecco che il dito si punta – giustamente – contro chi avrebbe dovuto vigilare. Lo dice con chiarezza Silvia Sardone, consigliera comunale e vicesegretario della Lega: “Questa volta siamo arrivati a un punto di non ritorno sul problematico tema rom in città. I quattro baby delinquenti che a bordo di una macchina rubata hanno investito e ucciso una 72enne al Gratosoglio per poi darsi alla fuga senza neanche chiamare i soccorsi vivono nel campo abusivo di Selvanesco, sgomberato anni fa dal Comune e poi rioccupato: Pd e compagni hanno la loro parte di responsabilità in quello che è successo, quantomeno per omessa vigilanza”.

Parole dure? Forse. Ma vere. Anzi, troppo vere per essere ripetute nei salotti della sinistra milanese. Il campo di Selvanesco, come altri, è da tempo un’enclave dove lo Stato non entra, dove l’educazione si trasforma in addestramento all’illegalità. Non è un caso isolato, è un modello fallito. “Ora basta: la tolleranza verso i nomadi ha prodotto mostri e causato tragedie. I campi sono luoghi dove la legge dello Stato non esiste e dove i minori vengono cresciuti attraverso una cultura dell’illegalità. Ci auguriamo che anche la pazienza di Pd e compagni abbia un limite. Basta prese in giro, basta degrado, basta soprattutto fondi a pioggia per un’inclusione destinata a rimanere sempre sulla carta”.

E qui casca l’asino: l’inclusione. La parola magica con cui si è giustificato tutto: i progetti, i fondi pubblici, le cooperative, le conferenze, gli “osservatori contro l’antiziganismo”, le giornate della memoria selettiva. Ma intanto la realtà è questa: una signora muore sotto le ruote di un’auto guidata da un tredicenne.

“L’integrazione tanto sbandierata dalla sinistra per i rom, ora ne abbiamo l’ennesima conferma, si è rivelata un gigantesco fallimento” ha aggiunto la Sardone: “Oggi non c’è più tempo per le giustificazioni: è morta una persona, la cui unica colpa era quella di passeggiare per strada, vittima di un buonismo dilagante a Milano per cui si organizzano progetti per combattere l’anti-ziganismo mentre si tollerano fortini dell’illegalità come quello di Selvanesco”. Ancora più muscolare il vicepremier Matteo Salvini: “Se quanto riportato dai giornali rispondesse al vero, sarebbe pazzesco. Campo Rom da sgomberare subito, e poi radere al suolo, dopo anni di furti e violenze, pseudo “genitori” da arrestare e patria potestà da annullare. Sindaco Sala e sinistre, ci siete???”.

Intanto una cosa è certa: la pazienza – quella dei cittadini perbene – è finita. 

Franco Lodige, 12 agosto 2025

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