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Le circolari sul Covid? Le firma ancora il fedelissimo di Speranza

Continua a far discutere la circolare del ministro della Salute Schillaci. Ora si scopre che è stata firmata dal braccio destro di Speranza

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No a green pass e lockdown. Sarà questa la linea che il governo Meloni vorrà seguire nel corso del proprio mandato a Palazzo Chigi. Una nuova strategia sanitaria che, secondo i primi presupposti, sarà agli antipodi rispetto a quella di Roberto Speranza, caratterizzata da vincoli statalisti, accanto ad una comunicazione ansiogena e, a tratti, pure cacofonica.

Questa volta, però, è la Cina ad essere la principale fonte di preoccupazione del governo appena insediato. La nuova ondata di contagi da Covid-19, infatti, ha portato Giorgia Meloni ad adottare alcune precauzioni, tra cui l’obbligo di tampone per tutti i passeggeri provenienti dal Dragone, seguito da un avvertimento: in caso di peggioramento epidemiologico, si raccomanderà l’utilizzo di mascherine al chiuso ed il ritorno allo smart-working. Una posizione che si delinea come rispettosa dalla libertà individuale, senza subordinarla ad imposizioni collettive, come il popolo italiano era stato abituato negli ultima tre anni.

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Ma i presupposti iniziali della leader di Fratelli d’Italia non sembrano essere condivisi in toto dal suo esecutivo. Fra tutti è il ministro della Salute, Orazio Schillaci, a presentare a scatti qualche vecchio ricordo della linea da Stato-papà del predecessore Speranza. Un esempio concreto è la circolare pubblicata ieri, ma risalente al 4 ottobre, bloccata dall’ex ministro in carica per il disbrigo degli affari correnti, dopo la vittoria del centrodestra alle elezioni del 25 settembre.

Una circolare che è stata copiata ed incollata, fatta eccezione per l’eliminazione del tampone negativo in uscita per i contagiati, e che segna la linea di Schillaci come in continuità rispetto a quanto disposto solo due mesi fa da Speranza. Ma è anche sul piano dei vaccini che Meloni ed il ministro manifestano i propri contrasti. Se per il Presidente del Consiglio, il siero andrebbe consigliato solo a “fragili ed anziani”, riservando la scelta “al parere del medico” negli altri casi. Per Schillaci, il vaccino dovrebbe essere consigliato a tutti. Un distacco che segna, da una parte, una linea più aperturista e dall’altra una maggiormente prudente.

Per di più, si noti che tra i firmatari della circolare non c’è solo il dottor Rezza (tra i chiusuristi più “celebri” di questo triennio pandemico), ma anche Stefano Lorusso, che dal 9 novembre 2021 svolge il ruolo di direttore Generale dell’unità di missione per l’attuazione del Pnrr. Dal sito del Ministero della Salute, però, emerge che Lorusso risulta essere anche alla Direzione generale della programmazione sanitaria, con una nomina last-minute proprio di Speranza, che – secondo le fonti de Il Tempo – lo conosceva sin dai tempi del liceo.

Insomma, si tratterebbe di una circolare che trasuda, nei fatti, del mindset di restrizioni che ha caratterizzato prima il governo Conte II e poi quello di Mario Draghi; ma soprattutto di una linea che si pone in contrapposizione rispetto a quanto promesso, sia in campagna elettorale che nelle prime settimane di governo, dal primo ministro Meloni.

La Cina ha riportato il Covid tra le maggiori preoccupazioni di Palazzo Chigi. Ora, però, serve chiarezza: quale sarà la linea preponderante del nuovo esecutivo? Fino a quando Schillaci può influenzare le scelte dell’intero governo in campo sanitario? E soprattutto: c’è veramente la volontà di abbandonare, una volta per tutte, l’inferno restrittivo degli ultimi tre anni? I presupposti ci sono, ma pare che anche nel centrodestra ci siano voci fuori dal coro.

Matteo Milanesi, 1 gennaio 2023