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L’euroipocrisia sul nucleare

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La Commissione europea, bontà sua, ha stabilito ieri che le centrali a gas, a determinate condizioni, e quelle nucleari possono essere utili alla transizione ecologica europea. Da segnalare i dubbi del nostro commissario Paolo Gentiloni e l’opposizione esplicita di altri tre membri della commissione. Il voto ha confermato che il germe della pazzia è diffuso. Abbiamo stabilito di uccidere la più importante industria europea, quella automobilistica. E così favorire la competizione dei cinesi che partivano da zero. E ora, per il rotto della cuffia, abbiamo concesso agli Stati di fare ciò che non possono fare a meno di fare. Troppa grazia.

In un continente normale, oltre che alla transizione energetica, si sarebbe ragionato su come sopravvivere oggi, non nel futuro, al rincaro delle materie prime. I burocrati comunitari, inoltre, avrebbero dovuto ragionare da tempo sul fatto che metà del gas europeo deriva da un Paese come la Russia al quale sono applicate delle sanzioni economiche. Mordere la mano di chi ci sfama, non è geniale, se non si è trovata un’alternativa.

Cosa ha a che vedere questa critica con le decisioni di ieri, molto ragionevoli di continuare a bruciare gas e usare il nucleare? Molto, a ben vedere. L’Europa sembra tollerare i combustibili fossili e, obtorto collo, accetta il nucleare. Ma non dice che abolire queste due fonti energetiche ci porterebbe nel breve termine al blackout. I Paesi che usano più energia sono i Paesi più ricchi e meno disuguali. Questo non ve lo dicono a Davos. La Francia ha messo in manutenzione quattro centrali nucleari e i tedeschi ne hanno chiuse tre e ciò contribuirà, come notava saggiamente Romano Prodi pochi giorni fa, a tenere sempre più alto il prezzo del gas e, aggiungiamo noi, dipendere sempre più dalla Russia. I tedeschi chiudono il nucleare, ma tengono in piedi il carbone e soprattutto stanno bene attenti ad attaccare Putin sul fronte ucraino, sperando che si realizzi il tubo diretto dalla Russia a casa loro.

È un gigantesco balletto di ipocrisia. Vogliamo più energia e pretendiamo che sia sempre più verde. Nel frattempo ci lamentiamo dell’aumento dei prezzi e ce la prendiamo con il nostro maggior fornitore. E, soprattutto, non esiste forse settore che dovrebbe ragionare in modo coordinato ed europeo ed invece agisce in modo nazionalistico.

L’Italia è un campione di questa schizofrenia. Ha fame di gas, ma non lo vuole estrarre in casa; odia il nucleare, ma sopravvive grazie a quello importato dalla Francia a pochi chilometri dal confine; ha giacimenti di rifiuti pieni di energia e li esporta a caro prezzo in giro per il mondo.

Nicola Porro, Il Giornale 3 febbraio 2022