Milano Quotidiano

La barzelletta dei ricorsi su San Siro non fa ridere il Tar

La vicenda dei ricorsi si è rivelata per quella che è: una accozzaglia politica. Una barbara consuetudine della quale in troppi continuano ad approfittare. IL COMMENTO

(fonte wikipedia, Foto: Arne Müseler)
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E così, come ho sempre sostenuto, la vicenda di San Siro e dei suoi ricorsi si è rivelata per quel che è: una accozzaglia politica. O meglio: una battaglia politica. Che – come nella peggior tradizione italiana – qualcuno ha pensato bene di trascinare nei tribunali. E i tribunali, dopo tanta fanfara mediatica, alla fine la loro la dicono: non benissimo per i comitati e i “cittadini”, che poi di fatto sono tutti di riffa o di raffa interessati dalla politica o in coessenza con essa. Una bella rissa all’interno della sinistra di governo, tra chi è in maggioranza e chi è in maggioranza. Roba che un romanzo di Pirandello o una diagnosi di schizofrenia acuta non riuscirebbero comunque a spiegare.

San Siro: l’obiettivo dei ricorsi era solo fare casino

Dunque, il tar boccia tutti e cinque i ricorsi. I primi perché troppo vecchi, quelli più recenti però perché le oltre cento persone firmatarie avrebbero contestato cose tutte diverse e tutte mutevoli. Uno nessuno e centomila. Insomma, un gran casino. Ma del resto l’obiettivo era proprio quello: fare casino, e il giudice l’ha riconosciuto per quel che era: caos. Niente di strutturato, niente di fatto bene. Ovviamente ha commentato l’ineffabile ex vicesindaco Luigi Corbani – per inciso uno che ha governato l’Orchestra Verdi prima che il compianto Gianni Cervetti (lui sì, gigante vero) ne prendesse le redini in una situazione quantomeno complicata – che questa sentenza del Tar non è giusta, non è buona, non è felice. Lui è stato il promotore dei ricorsi, l’uomo dalla penna alata e alacre, con articolesse lunghe e complicate contro il sindaco – reo dell’unica cosa che non avrebbe dovuto fare: non puntellarlo ai tempi della Verdi. Robette personali per vicende mondiali (il Meazza è patrimonio del calcio universale).

Ma bisogna arrendersi all’evidenza: buttare giù il Meazza o non buttarlo giù è una scelta politica. E politicamente si può criticare. Anzi: se non si è d’accordo si deve criticare. Si può agire in consiglio, scrivere, fare assemblea. Altra cosa sono i tribunali, siano essi amministrativi o penali. Un politico, e Corbani è questo (non è né un tecnico, né un passante) dovrebbe fare una critica politica, e se del caso candidarsi. I ricorsi sono la negazione della politica. Un pattern, quello di cercare di far andare qualcuno alla sbarra, che purtroppo a Milano è diventato barbara consuetudine della quale chiunque – di destra o di sinistra che sia – continua ad approfittare.

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