Milano Quotidiano

Meloni si gioca tutto sulla legge elettorale, settimana decisiva. In caso di clamoroso ko, terremoto politico nel centrodestra a Milano

Se il governo dovesse cadere sul "Melonellum", le trattative per Palazzo Marino verrebbero congelate o radicalmente stravolte, travolgendo gli attuali e fragili equilibri interni

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La legislatura si appresta a vivere la sua settimana più drammatica e determinante. Giovedì 8 gennaio, l’aula della Camera dei Deputati sarà chiamata a esprimersi sul voto finale e definitivo della nuova legge elettorale, ribattezzata ormai da tutti il “Melonellum”. Per la premier Giorgia Meloni non si tratta semplicemente di portare a casa una riforma, ma di un vero e proprio dentro o fuori per la tenuta dell’intero esecutivo. Se sulla fiducia le larghe intese parlamentari offrono ampie garanzie, la vera insidia è rappresentata dallo spettro dei franchi tiratori nei passaggi a scrutinio segreto.

I vertici di Palazzo Chigi non vogliono correre alcun rischio e hanno di fatto blindato i gruppi parlamentari. L’ordine di scuderia è tassativo: stop immediato a tutte le missioni istituzionali all’estero per ministri, viceministri e sottosegretari. Tutti i deputati della maggioranza dovranno essere fisicamente presenti sui banchi dell’aula di Montecitorio. La premier vuole scongiurare gli incidenti di percorso e gli “scherzi” parlamentari che già nella primavera scorsa avevano fatto traballare la coalizione su altri provvedimenti chiave.

La linea politica ufficiale tracciata da Fratelli d’Italia è lineare: se la legge elettorale passerà indenne, il cronoprogramma istituzionale proseguirà regolarmente. La legislatura andrà avanti e si voterà per le politiche nel 2027, subito dopo la consueta tornata di elezioni amministrative. Ma se qualcosa dovesse andare storto nell’urna segreta di giovedì, lo scenario cambierebbe radicalmente nel giro di poche ore. Fonti vicine alla presidenza del Consiglio confermano che, in caso di un seppur improbabile scivolone, Meloni non esiterebbe un solo istante a salire al Quirinale.

Il piano d’emergenza in caso di incidente è già delineato. La premier rassegnerebbe le dimissioni subito dopo aver messo in sicurezza la manovra economica di bilancio. Questo scenario di crisi fulminea aprirebbe la strada allo scioglimento delle Camere da parte del Capo dello Stato, con la convocazione dei comizi elettorali in tempi record. Le date più accreditate per il voto politico anticipato sarebbero già fissate sul calendario di inizio anno: domenica 31 gennaio e lunedì 1 febbraio 2027.

Un simile terremoto politico a livello nazionale avrebbe un impatto devastante anche sulle dinamiche locali, a partire dalla cruciale sfida per le elezioni comunali di Milano, previste tra la fine di aprile e maggio 2027. Nel capoluogo lombardo il centrodestra naviga da mesi in acque agitate e non ha ancora trovato la quadra sul nome del candidato sindaco da contrapporre al centrosinistra, a causa di veti incrociati e forti spinte identitarie da parte dei singoli partiti.

Le forze della coalizione si presentano al tavolo milanese fortemente divise. Forza Italia spinge con convinzione sul profilo di Matteo Perego di Cremnago, ritenuto dai moderati la figura ideale per intercettare il voto borghese e produttivo della città. Di tutt’altro avviso è la Lega, che rivendica la candidatura e punta con decisione sull’eurodeputata Silvia Sardone, profilo più identitario e di rottura. Nel frattempo, la lista civica di Noi Moderati non intende recitare un ruolo di secondo piano e rilancia con forza la figura di Maurizio Lupi, politico di lungo corso e radicato sul territorio.

In questo intricato risiko di nomine, la posizione di Fratelli d’Italia rimane la più enigmatica. Il partito di maggioranza relativa non ha ancora scoperto le proprie carte, oscillando tra la necessità di mantenere l’unità della coalizione a Roma e l’ambizione di guidare la partita milanese con un proprio uomo. Se il governo dovesse cadere sul “Melonellum“, le trattative per Palazzo Marino verrebbero congelate o radicalmente stravolte, travolgendo gli attuali e fragili equilibri interni al centrodestra. Entro la giornata di giovedì si deciderà quindi molto più del futuro di una legge: definirà il destino del Paese e quello della capitale economica d’Italia.

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