Milano Quotidiano

Milano 2027, Forza Italia e la strategia del logoramento: prendere tempo, rimandare e far saltare i nervi alla Lega

Interpellati direttamente sulla questione per fare chiarezza sul piano d'azione, i massimi vertici nazionali e territoriali del partito si sono trincerati dietro un silenzio impenetrabile

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La corsa per Palazzo Marino si trasforma in una scacchiera di nervi tesi e veti incrociati. A dare una scossa a un lunedì 2 novembre che si preannunciava di ordinaria amministrazione ci ha pensato Silvia Sardone. Sabato scorso, l’eurodeputata della Lega, blindata dal segretario federale Matteo Salvini come candidata ufficiale del Carroccio, ha rotto gli indugi con parole che suonano come un ultimatum definitivo agli alleati: “Io voglio correre per vincere, non per partecipare. Entro un paio di settimane il centrodestra deve decidere il candidato sindaco”, ha affermato a Milano Quotidiano.

Una spallata frontale che punta ad accelerare le trattative per le Comunali del 2027, ma che rischia di infrangersi contro il muro di gomma eretto dagli alleati di coalizione, in particolare da Forza Italia. Il panorama emerso nelle ultime ore fotografa infatti uno stallo profondo, dominato da calcoli tattici e da una precisa strategia del logoramento.

Da una parte c’è Fratelli d’Italia. Il partito di maggioranza relativa preferisce non esporsi pubblicamente sui palcoscenici televisivi o davanti ai taccuini aperti, mantenendo una postura di formale neutralità. Tuttavia, a microfoni spenti, le indiscrezioni che filtrano dai vertici milanesi di FdI sono chiarissime: “Silvia Sardone ha assolutamente ragione, serve una decisione rapida“. Gli uomini di Giorgia Meloni condividono l’esigenza di non ripetere gli errori del passato, quando la scelta tardiva dei candidati civici si rivelò fallimentare. Pur concordando sulla necessità di stringere i tempi, FdI assiste allo spettacolo registrando lo stallo in atto e definendo l’evoluzione dello scenario milanese come del tutto “imprevedibile”.

Il vero fulcro della tensione politica, però, risiede nella fazione azzurra. Forza Italia ha da tempo messo sul tavolo il nome di Matteo Perego di Cremnago, attuale Sottosegretario di Stato alla Difesa, e non ha la minima intenzione di fare passi indietro. Anzi, la strategia pianificata da via Galilei si muove in una direzione diametralmente opposta rispetto a quella leghista: allungare i tempi il più possibile.

L’obiettivo strategico degli azzurri è chiaro: dilatare il cronoprogramma del tavolo di coalizione, far saltare i nervi alla Lega e costringere via Bellerio a compiere uno strappo formale. Nelle intenzioni dei vertici berlusconiani, qualora la coalizione dovesse spaccarsi su Milano, la responsabilità politica del fallimento dovrà ricadere interamente sulle spalle del Carroccio e sulle intemperanze di Salvini. Per questa ragione, Forza Italia non mostra alcuna fretta di chiudere la partita.

Interpellati direttamente sulla questione per fare chiarezza sul piano d’azione, i massimi vertici nazionali e territoriali del partito – dal segretario nazionale Antonio Tajani al segretario regionale lombardo Alessandro Sorte – si sono trincerati dietro un silenzio impenetrabile, rifiutando categoricamente di rilasciare dichiarazioni ufficiali. Un silenzio che conferma la volontà di prendere tempo, osservando da posizione di sicurezza fino a che punto la Lega deciderà di tirare la corda.

Sullo sfondo rimangono i nodi legati alle ruggini del passato. Fonti interne alla coalizione ricordano come Silvia Sardone sia stata, anni fa, una figura di primo piano proprio all’interno di Forza Italia, prima di consumare un traumatico addio per approdare alla Lega. Una parabola politica che rende la sua candidatura indigesta ai colonnelli azzurri, determinati a non cederle il passo a nessun costo. Dal canto suo, Matteo Salvini ha già fatto sapere che un asse su Perego di Cremnago è fuori discussione: “Mai Perego“.

Questa guerra fredda, combattuta a colpi di rinvii e veti incrociati, rischia di logorare l’intera coalizione di centrodestra ben prima dell’apertura ufficiale dei seggi. Mentre la Lega spinge sull’acceleratore per blindare la sua candidata, la trappola del tempo tesa da Forza Italia minaccia di paralizzare il dibattito, trasformando la ricerca del sindaco in un pericoloso gioco al massacro in cui nessuno, per ora, sembra intenzionato a fare la prima mossa.

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