Urbanistica, casa, autonomia amministrativa e la partita per Palazzo Marino. Mariastella Gelmini, senatrice di Noi Moderati, mette in fila le priorità per Milano e indica nel rapporto tra pubblico e privato uno dei nodi centrali per uscire dall’attuale stallo. Sul “Salva Milano” condivide l’allarme di Assimpredil sul deficit abitativo e chiede una macchina comunale più efficiente, capace di accelerare procedure e investimenti. Ma per Gelmini il tema riguarda anche gli strumenti con cui la città viene governata. Da qui la proposta di rafforzare l’autonomia amministrativa di Milano e della Città Metropolitana, puntando su semplificazione, coordinamento delle funzioni e maggiore capacità decisionale. Sul fronte sociale, Noi Moderati rilancia invece un pacchetto di misure rivolte ai giovani, dalla detassazione Irpef agli incentivi per il primo impiego e la prima casa.
E sul terreno politico, con il centrodestra ancora chiamato a trovare una sintesi sul candidato sindaco, Gelmini non arretra: “Maurizio Lupi resta il miglior candidato che il centrodestra possa esprimere“. Un nome che, nella lettura della senatrice, può rappresentare la discontinuità con l’amministrazione Sala e riportare la coalizione competitiva a Milano. L’INTERVISTA
Senatrice, oggi si torna a parlare di Salva Milano. Il sindaco Sala chiede un intervento nazionale bipartisan per far ripartire il settore urbanistico, mentre il sottosegretario Morelli indica la strada di una sanatoria per le pratiche e le famiglie rimaste sospese. Nel frattempo Assimpredil denuncia che a Milano servirebbero 35mila case, mentre il Comune avrebbe rilasciato solo mille permessi. Come si esce da una situazione che resta molto ingarbugliata?
La denuncia sull’immobilismo del Comune di Milano sul fronte della casa, avanzata da Assimpredil, è totalmente condivisibile. Il deficit di alloggi denunciato dagli imprenditori è una realtà. Infatti non solo va rivista la macchina comunale, ma è necessario investire in risorse umane e tecnologiche per trovare una soluzione a questo problema. Solo con la piena collaborazione pubblico-privato è possibile dare una risposta concreta al deficit abitativo che assale Milano. Un problema per famiglie e giovani coppie che un’amministrazione responsabile dovrebbe considerare una priorità.
Lei ha presentato anche un disegno di legge per rafforzare l’autonomia amministrativa del Comune e della Città Metropolitana di Milano. Di quali poteri e strumenti avrebbe bisogno oggi Milano che non ha, e su quali materie dovrebbe avere maggiore libertà di decisione?
L’obiettivo è rafforzare l’autonomia amministrativa di Milano e della sua città metropolitana per puntare a maggior sviluppo e competitività. Dobbiamo guardare a Milano come la grande Milano, a cui riconoscere la sua specialità senza toccare la Costituzione. Bisogna mettere a disposizione di chi governerà Milano, strumenti amministrativi più rapidi ed efficaci. La strada maestra, a nostro avviso, è quella della cooperazione, del partneriato, della semplificazione amministrativa, dell’autonomia e del coordinamento delle funzioni con l’obiettivo di superare quelle sovrastrutture o sovrapposizioni istituzionali che possono tenere una città come Milano in stallo.
Il tema della casa, a Milano come nel resto del Paese, pesa soprattutto sui giovani. Noi Moderati ha proposto di detassare l’Irpef per gli under 30 con Isee fino a 35mila euro. Quanto può incidere concretamente una misura di questo tipo sull’autonomia dei giovani e sulla possibilità di costruirsi un futuro, soprattutto nelle grandi città?
Dal tema della casa all’apprendistato, sono diverse le proposte di Noi Moderati in campo per le giovani generazioni. Innanzitutto la proposta sull’Irpef di cui accennava poco fa. E poi proponiamo zero tasse per tre anni per i giovani al primo impiego; flat tax sugli aumenti di stipendio ai giovani; riduzione della cedolare secca per gli affitti a lungo termine dal 21 al 15%; un sostegno concreto e accessibile per l’acquisto della prima casa; infine, l’erogazione di un contributo di 600 euro mensili per i giovani impegnati in percorsi di apprendistato di terzo livello, per consentire loro di conseguire un titolo di studio avendo un regolare contratto di lavoro.
In questi giorni il dibattito sul tetto del 30% degli alunni stranieri nelle classi ha riportato d’attualità la sua circolare del 2010, che introduceva un limite analogo pur prevedendo alcune deroghe. Oggi il Governo vuole rendere più strutturale quel principio, guardando anche alla conoscenza della lingua italiana. Perché ritiene che questa strada possa favorire l’inclusione anziché produrre nuove divisioni?
È giusto trasformare il principio del tetto del 30% degli alunni stranieri per classe in una legge. È una scelta di buonsenso, non per rincorrere qualcuno, ma per evitare concentrazioni eccessive in determinate classi o scuole e per creare le condizioni migliori per l’integrazione e l’apprendimento. Se in una classe si concentra una percentuale molto elevata di ragazzi che non conoscono adeguatamente l’italiano, il problema non riguarda soltanto loro. Riguarda la qualità della didattica, il lavoro degli insegnanti, il percorso degli altri studenti e, soprattutto, le possibilità concrete di integrazione di quei ragazzi. Reputo giusto anche prevedere corsi di italiano per i genitori perché la lingua è uno strumento fondamentale per una reale integrazione.
L’Unione europea ha presentato il Kids Act: niente accesso ai social sotto i 13 anni, account limitati e controllati dai genitori tra i 13 e i 15, account personali solo dai 15 anni. È una stretta necessaria? E soprattutto: come si può renderla realmente applicabile senza scaricare tutto il peso dei controlli sulle famiglie?
L’adozione dell’Eu Kids Act ci ricorda la necessità e l’urgenza di intervenire per regolamentare l’accesso dei minori ai social network. In questi mesi in Parlamento sono state depositate diverse proposte di legge sul tema, tra cui quella presentata da Noi Moderati, con la collega Carfagna. Come ha dimostrato anche la sentenza della Corte Costituzionale francese che a metà agosto ha stoppato la misura proposta a livello nazionale dal governo francese, reputo giusto che ci sia innanzitutto un approccio coordinato a livello europeo, evitando disparità di trattamento o blocchi facilmente eludibili, arrivando finalmente a una legislazione europea. Intanto, bisogna rafforzare le diverse progettualità che già esistono sul territorio, come i Patti Digitali. L’obiettivo non è demonizzare le piattaforme, ma coniugare prevenzione, formazione ed educazione al digitale, coinvolgendo scuola, famiglie e associazioni e dando alle giovani generazioni tutti gli strumenti di cui hanno bisogno per navigare sul web in sicurezza”.
Oggi nuovo vertice tra Meloni e gli altri leader del centrodestra. Si è parlato anche di Milano. Come si convincono gli alleati che Lupi può essere il nome giusto per la città?
Non servono i sondaggi per comprendere la richiesta di cambiamento che arriva dai milanesi. Il vero cambiamento viene dal centrodestra, non certo da Calabresi che si presenterà con la stessa squadra di Sala. Ovviamente sarà la coalizione di centrodestra a individuare il profilo più idoneo e competitivo per Milano, ma diciamolo con chiarezza: se vogliamo davvero tornare a vincere, Maurizio Lupi resta il miglior candidato sindaco che il centrodestra possa esprimere. Ha un’importante esperienza amministrativa, un profilo riconoscibile e ha tutte le carte in regola per far uscire la città dallo stallo.
Nel frattempo a Reggio Calabria l’ha spuntata Roscioli. Che significato ha questo risultato?
Il risultato delle elezioni suppletive a Reggio Calabria conferma la solidità e il radicamento del centrodestra sul territorio. Una coalizione che, nonostante la bassa partecipazione elettorale, non lascia spazio a estremismi e vuota retorica populista, ma mette in campo idee e candidati che si rivelano, ancora una volta, vincenti. Complimenti a Fabio Roscioli.
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