Se sotto la Madonnina cercate una commedia brillante, non andate a teatro: basta bussare alle segreterie milanesi del centrodestra. La corsa a Palazzo Marino per il post-Sala si sta trasformando in un capolavoro del genere “tragicomico”, un labirinto di veti incrociati dove l’unica certezza è che nessuno sa dove andare, ma tutti ci vogliono andare da soli.
Prendiamo le altissime, quasi divine, fonti di Forza Italia. Nei corridoi azzurri si respira quell’ottimismo tipico di chi ha visto passare i decenni. Sussurrano che l’ufficializzazione dell’intera coalizione sia ormai “questione di giorni”. Il prescelto? Il sottosegretario alla Difesa, Matteo Perego di Cremnago. Peccato che l’accordo blindato dovesse essere annunciato a fine settembre. Oggi è il 7 ottobre e l’orizzonte, con un briciolo di fede, è slittato a “fine mese”. Un classico “domani e poi domani” che fa invidia al teatro dell’assurdo.
Nel frattempo, basta spostarsi di pochi metri per sentire l’aria che tira in casa Lega. Fonti vicinissime, anzi attaccate, a Matteo Salvini spengono gli entusiasmi azzurri con un idrante di realismo padano: il Capitano non dirà “mai e poi mai” di sì a Perego di Cremnago. La Lega ha già la sua regina da lanciare nella mischia, incoronata ufficialmente sul sacro prato di Pontida il 20 settembre: l’eurodeputata e vicesegretaria Silvia Sardone. Una candidatura che per gli alleati ha lo stesso effetto di un gatto in una stanza piena di palloncini.
E in tutto questo, cosa fa Fratelli d’Italia, il partito che teoricamente avrebbe i gradi di generale della coalizione? Guarda lo spettacolo con aristocratico distacco. I meloniani non vogliono Perego (troppo azzurro) e non vogliono la Sardone (troppo sovranista). Restano alla finestra, mentre le grandi manovre si consumano sopra le loro teste. C’è poi il capitolo dei “padri nobili”. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha deciso di dare il suo personale e affettuoso endorsement a Maurizio Lupi. Un appoggio esplicitamente “a titolo personale”, che nel linguaggio della politica significa: “Io l’ho detto, ma se poi non lo vota nessuno io non c’ero”. Forza Italia, d’altronde, sul nome del leader di Noi Moderati ha già eretto un muro invalicabile: un “no” grosso come il Duomo.
Esauriti i nomi di partito, si passa alla disperata caccia all’oro: il famigerato “candidato civico“. Quella figura mitologica, metà manager e metà santo, che dovrebbe salvare tutti dall’imbarazzo. Alla domanda diretta posta ai vertici della coalizione e soprattutto al partito della premier: “Ma insomma, c’è un terzo nome civico all’orizzonte?”, la risposta è stata di una brevità raggelante: “No, non ce l’abbiamo”.
A quel punto, con un filo di voce, è scattata la laconica domanda finale: “E allora, come se ne esce?”. La risposta, altrettanto laconica, meriterebbe di essere scolpita sul marmo della sfortuna politica: “Non se ne esce“. Un fermo immagine drammatico che fotografa una coalizione incartata su se stessa, vittima della sindrome del “si salvi chi può”.
Il rischio, tutt’altro che remoto, è quello di un clamoroso e doloroso déjà-vu. Lo spettro che agita i sonni dei militanti ha un nome e un cognome ben precisi: Luca Bernardo. Tutti ricordano il copione del 2021, quando dopo mesi di litigi e veti incrociati, il centrodestra tirò fuori dal cilindro un candidato sconosciuto ai più a pochi mesi dal voto, lasciandolo solo a perdere la partita al primo turno contro Giuseppe Sala.
La storia insegna, o almeno dovrebbe, che per espugnare una roccaforte come Milano la campagna elettorale va preparata con mesi di anticipo, costruendo programmi, girando i quartieri e parlando ai cittadini. Arrivare a ridosso del voto senza una leadership condivisa significa consegnare le chiavi della città agli avversari prima ancora di iniziare. Ma il centrodestra milanese sembra preferire la suspense, preferisce incartarsi nei propri veti e trasformare la sfida per la città in una tragicommedia senza fine. E mentre i leader litigano a Roma, a Milano il tempo stringe e le urne si avvicinano.
Quale potrebbe essere allora per il centrodestra il plot-twist in questa trama che si è pericolosamente avvolta su se stessa? Per una volta affidiamoci ai bookmakers. Convinti che dopo l’imminente congresso di Forza Italia la posizione di Perego dovrebbe uscire rafforzata. Con il sottosegretario che si ritroverebbe più chance dei suoi competitors.
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Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI


