Sabato 19 settembre 2026 lo stadio di San Siro ha compiuto cent’anni esatti di vita. Un secolo fa, il 19 settembre 1926, la cattedrale dello sport milanese apriva i battenti proprio con un derby tra Milan e Inter, inaugurando una parabola che avrebbe legato in profondità il destino di un impianto sportivo a quello dell’intera metropoli. Presentando proprio nel giorno del centenario il suo volume San Siro 1926-2026. I 100 anni della “Scala del calcio” (Mind Edizioni) nella sala Executive del Meazza, Francesco Bogliari ha colto l’occasione per ripercorrere l’evoluzione del gigante milanese, offrendo una lettura in cui l’archeologia sportiva si intreccia inesorabilmente a questioni politiche e urbanistiche.
“Il filo rosso che lega tutta questa storia è la politica, attorcigliata all’architettura e all’urbanistica”, ha spiegato l’autore, ricordando come dal primo nucleo voluto nel 1926 dall’industriale Piero Pirelli fino al terzo anello – ideato per dei Mondiali del ’90 – ogni modifica strutturale sia stata lo specchio dei palazzi di potere, delle giunte comunali e delle grandi commesse pubbliche. Ma al traguardo del centenario, la celebrazione della memoria lascia oggi spazio alla domanda più divisiva e urgente: che ne sarà di San Siro? E come sarà il nuovo progetto di Stadio?
Interrogato sulla spinosa questione del futuro impianto, Bogliari non ha celato il conflitto interiore che attraversa i tifosi e la città: “Nel momento in cui mi viene chiesto: tu che ne pensi? Io rispondo sempre alla stessa maniera: dico che il cuore va da una parte, la ragione va dall’altra. Nel mio profondo io vorrei le mie ceneri sepolte qui dentro… frequento questo stadio da 45 anni e mi piange il cuore sapere che fra 6 anni dovrò assistere a questo. La ragione è un’altra: io sono un giornalista economico, ragiono come un analista finanziario o un consulente di strategia aziendale. Questo non è più un luogo pubblico, appartiene a privati. E non sono i privati alla Berlusconi e Moratti, che hanno rappresentato un populismo calcistico fondato sul rapporto diretto con il popolo dei tifosi. Al loro posto ci sono proprietà finanziarie internazionali, due fondi d’investimento americani che fanno il loro mestiere: valorizzare economicamente e finanziariamente il più possibile questo luogo”.
Gli stadi come luoghi d’intrattenimento H24
Ed è proprio nell’analisi dei nuovi modelli che l’autore mette a fuoco la metamorfosi urbanistica e commerciale in atto: “Il concetto dei nuovi stadi è che devono essere luoghi di intrattenimento fruibili 24 ore su 24, o almeno dalle otto del mattino a mezzanotte, sette giorni su sette e dodici mesi all’anno, anche quando non ci sono le partite. Chi va in giro per il mondo vede che il modello di business ormai è questo: un luogo dove si fa intrattenimento, si va per passare il tempo e dove una volta a settimana si può anche vedere una partita di calcio”.
Una trasformazione che, presumibilmente, inciderà con prepotenza anche sull’assetto dell’area: “Al posto del luogo dove siamo adesso, che verrà abbattuto, sorgeranno alberghi, centri commerciali e uffici; diventerà un nuovo polo urbano mitigato da una parte verde. E ci sarà un nuovo stadio a due anelli con minore capienza, compensata però da una componente molto più alta di posti corporate e business, il cui flusso finanziario supera di gran lunga quello dei vecchi biglietti popolari. Potrà essere rallentato dal TAR o dai tribunali, ma nel lungo periodo questa è la tendenza. Le cose cambiano e la storia va avanti indipendentemente dalle volontà dei singoli”.
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Francesco Bogliari presentazione libro San Siro 1926-2026. I 100 anni della “Scala del calcio”


