Esteri

Oltre 125 aerei, 7 bombardieri B-2: ecco i dettagli del “Martello di Mezzanotte”

Il Pentagono svela l'operazione Usa per distruggere i siti nucleari iraniani: "Un successo schiacciante". Teheran: "Il progetto continua"

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Gli Stati Uniti hanno colpito duramente il programma nucleare iraniano distruggendo tre siti strategici: Fordow, Natanz e Isfahan. Questo attacco è stato condotto nell’ambito di un’operazione denominata “Midnight Hammer”. Il capo del Pentagono, Pete Hegseth, ha dichiarato durante una conferenza stampa che l’attacco non ha preso di mira civili o truppe iraniane e che l’operazione è stata “un successo schiacciante”. Secondo il generale Dan Caine, capo di stato maggiore Usa, sono stati utilizzati sette bombardieri stealth B-2, insieme a oltre 20 missili Tomahawk lanciati da sottomarini nel Golfo Persico.

Un’azione militare senza precedenti

L’attacco rappresenta una delle operazioni più grandi mai condotte dai bombardieri B-2 nella storia degli Stati Uniti, seconda solo a quella dopo l’11 settembre. In totale, sono stati impiegati più di 125 aerei militari, e i dati iniziali indicano danni estremamente gravi ai tre siti nucleari iraniani. Il generale Caine ha spiegato che in totale sono stati utilizzati 75 munizioni di precisione, tra cui 14 GBU-57 Massive Ordnance Penetrator (e non 12 come era trapelato in un primo momento). Il movimento di alcuni bombardieri stealth B-2 sul Pacifico, mossa di cui ieri avevano parlato alcuni giorni, era stata invece una “finta” per confondere le acque.

Il sito di Fordow, in particolare, è stato preso di mira con bombe GBU-57, progettate per penetrare in profondità strutture sotterranee protette. Questo attacco ha colpito il cuore del programma di arricchimento nucleare iraniano, che era stato considerato finora “inespugnabile”. Secondo quanto riportato da Al Jazeera, alcune immagini satellitari mostrerebbero tre crateri sul sito iraniano di Fordow, il più importante dei tre colpiti. Il sistema di difesa missilistico sarebbe inoltre completamente distrutto.

Martello di Mezzanotte

Anche il sito di Natanz è stato colpito con le bombe “bunker buster”. Invece, un sottomarino della marina Usa nel Golfo Persico ha lanciato oltre 20 missili Tomahawk che hanno inflitto numerosi danni al terzo centro nucleare iraniano, quello di Isfahan. 

Durante l’attacco americano, ha spiegato il generale Dan Caine, le forze di difesa iraniane non hanno esploso neppure un colpo contro i caccia e i bombardieri Usa impegnati nell’operazione militare. Non sono stati coinvolti aerei da combattimento israeliani. “Abbiamo devastato il programma nucleare iraniano, ma – ha spiegato invece  Pete Hegseth – va sottolineato che l’operazione non ha preso di mira truppe iraniane o la popolazione iraniana” perché “l’attacco non puntava al cambio di regime”.

Il messaggio di Trump e la reazione iraniana

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, dopo l’attacco ha comunicato al mondo che i principali impianti di arricchimento nucleare dell’Iran sono stati “completamente cancellati”. I generali sono stati invece più cauti, affermando che ci vorrà tempo per definire correttamente l’esatto esito del raid ma di certo i danni sono stati ingenti. Trump ha affermato che “l’Iran deve ora fare la pace” e che ulteriori attacchi saranno possibili se Teheran non accetterà una soluzione diplomatica. L’Iran, tuttavia, ha reagito con fermezza: il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha condannato l’operazione definendola “senza legge e criminale” e ha dichiarato che il Paese “si riserva tutte le opzioni per difendere la propria sovranità”.

Israele e il ruolo degli alleati

Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha elogiato l’attacco americano definendolo “una decisione storica” e ha ribadito il concetto di “pace attraverso la forza”. Gli alleati degli Stati Uniti nella regione, pur continuando a lavorare a stretto contatto con Washington, rimangono in stato di massima allerta. Secondo quanto riferito dal generale Caine, nessun preavviso è stato dato alle truppe americane presenti nella regione prima dell’attacco, e queste restano pronte a rispondere a possibili contrattacchi.

Negli Stati Uniti, le autorità hanno intensificato le misure di sicurezza in diverse città per prevenire eventuali ritorsioni. Nel frattempo, Teheran ha lanciato nuovi missili verso Israele e ha minacciato ulteriori attacchi. La situazione nella regione rimane particolarmente tesa. Sirene d’allarme continuano a risuonare in Israele, dove esplosioni sono state udite da Tel Aviv a Gerusalemme. Sul fronte diplomatico, l’Onu ha espresso preoccupazione per quello che definisce una “pericolosa escalation”.

Un’azione militare mirata o l’inizio di nuove tensioni?

Con l’attacco ai tre siti nucleari iraniani, Washington ha colpito duramente le capacità nucleari di Teheran. Tuttavia, la strategia di Trump non sembra includere un cambio di regime, nonostante i precedenti avvertimenti contro la Guida Suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, che resta ancora nascosto in chissà quale bunker. Resta da vedere come si evolverà il dialogo internazionale in una situazione già altamente esplosiva. Secondo Hegseth quella di stanotte “non era una missione illimitata”, perché “Trump ha assegnato una missione chiara e mirata per colpire le capacità nucleari dell’Iran”. Poi è chiaro che “tutto può accadere in un conflitto”, ma “lo scopo era intenzionalmente limitato”. L’America “non cerca la guerra”, ha chiarito. “Donald Trump vuole la pace e l’Iran dovrebbe seguirlo”.

Infine, il segretario alla Difesa ha chiarito che l’Amministrazione Trump “ha rispettato i requisiti di notifica del War Powers Act” e ha informato i membri del Congresso degli attacchi immediatamente “dopo che gli aerei erano decollati in sicurezza”.

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