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Ora è ufficiale: Draghi si è rotto le palle

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Quindi oggi “mi faccia il piacere”, Mario Draghi.

La conferenza stampa di Supermario andrebbe vista e rivista, più che letta nelle cronache dei giornali. C’è un motivo: le frasi scritte non riportano il tono, le smorfie, le espressioni del volto del premier e tutto il resto. Infatti, ciò che emerge chiaramente da quest’ultima uscita pubblica dell’ex banchiere è semplice semplice, direi elementare: Mario Draghi si è rotto i coglioni. Papale papale.

Se infatti dovessimo riassumere brevemente la conferenza stampa, leggendo a metà tra il detto e il non detto di Supermario, ne verrebbe fuori questo resoconto (un tantino edulcorato):

  •  “il Pnrr cosa diavolo lo modificate a fare, tanto ormai tutti i bandi sono stati realizzati”
  •  “Qui c’è qualcuno che parla coi russi”
  • “il rigassificatore lo facciamo, è questione di sicurezza nazionale, mettetevi l’anima in pace”
  • “avete detto ‘na cazzata: nel dossier Usa sui finanziamenti russi ai partiti, l’Italia non c’è”
  • “le sanzioni a Mosca? Il governo non è d’accordo con Salvini” (tiè
  •  “ancora peggio è votare no alle armi all’Ucraina e poi inorgoglirsi per l’avanzata” (a Conte fischiano le orecchie)
  •  “un Draghi bis? Ve lo sognate” (con tanto di pernacchia a Renzi e Calenda)

Se poi volete leggere le dichiarazioni precise, cliccate qui. Ma appare evidente che questo pomeriggio Draghi si sia tolto un secchio (bello grosso) di sassolini dalle scarpe. Dopo mesi passati a logorarsi su ogni decreto per mettere d’accordo tutti i partiti, ora che si avvicina la fine dell’avventura a Palazzo Chigi, Supermario può scoccare tutte le frecciatine che vuole. E allora se la prende con chi tentenna sul rigassificatore di Piombino (Meloni), smentisce categoricamente i piani di chi tenta di riportarlo al governo (Renzi e Calenda), spara alzo zero contro la Lega sulle concessioni balneari (“il governo è qui per ‘fare’, non per ‘stare'”), abbatte Salvini sulle sanzioni (“funzionano, non condivido la sua posizione”), sparge veleni su “qualcuno che parla coi russi” (chi?) e lancia bordate contro i fan di Orban (“noi siamo alleati di Germania e Francia”). Tutto in fila, sparando l’intero caricatore.

Nessuno si salva dalla raffica draghiana, a parte i singoli ministri con cui lavorerebbe di nuovo. Neppure i giornalisti ne escono bene, anche se probabilmente non se ne sono accorti. Quando infatti legge le dichiarazioni ufficiali sul dossier Usa sui presunti finanziamenti di Mosca ai partiti europei, Draghi non si limita a confermare “l’assenza di forze politiche italiane nella lista di destinatari di finanziamenti russi“. Ma ne approfitta anche per far capire ai cronisti che non ci si può buttare su ogni polpetta avvelenata per creare un caso dal nulla. “La democrazia italiana – ha spiegato – è forte. Non è che si fa battere da nemici esterni e pupazzi prezzolati. Dobbiamo essere fiduciosi nella nostra democrazia. Non dobbiamo aver timore di qualunque voce”.

Sia chiaro. L’Italia è il regno del possibile. Dunque mai dare nulla per scontato. In fondo anche Mattarella si era reso “indisponibile” a un secondo giro ma poi sulla giostra del Quirinale c’è risalito festante. Però dopo le frasi di oggi, non so se i bookmaker punterebbero molto su Draghi ancora a Palazzo Chigi. Se ne ha le palle piene dopo un anno e mezzo scarso, figuratevi se ha voglia di ricominciare daccapo. Fossi in lui, me ne starei a Città della Pieve.

Giuseppe De Lorenzo, 16 settembre 2022