Perché un liberale dice no al processo-Salvini - Seconda parte

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Si può essere d’accordo o in disaccordo con Salvini ma dov’è l’interesse personale che lo ha portato (senza il consenso del governo?) ad essere disumano con gli sventurati ospiti della Gregoretti? Una politica verso l’esterno ispirata all’accoglienza generosa di quanti nel mondo lottano contro la fame può essere più “cristiana” di una dettata dal vecchio “sacro egoismo”, ma non pertanto la seconda costituisce un crimine contro l’umanità. La generosità è un dovere morale dell’abbiente, non è un diritto del nullatenente. Che le “ragioni del cuore” inducano molti a disapprovare Salvini si può capire: ma l’indignazione morale si manifesta col voto. «Che c’azzecca» il Tribunale, per parlare come l’indimenticato simbolo di tutti i giustizialisti d’Italia?

E infine indipendentemente dal caso Salvini, se non esistesse «una ragion di Stato tale da non far ritenere reati quelli che altrimenti sarebbero di sicuro reati» non ci sarebbe neppure la “Politica” se non come braccio armato al servizio del diritto. Sarebbe il trionfo dell’universalismo etico e giuridico ma non quello della libertà liberale che inaridisce se non affonda sul solido terreno del realismo politico.

Dino Cofrancesco, Il Dubbio 8 gennaio 2020

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4 Commenti

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  1. Non mi va neppure di commentare a questi post che di leggi straniere sanno niente! Vadano loro a chiedere un permesso se non hanno un lavoro affinché notino i risultati, fanno credere che tutte le nazioni prendono nullafacenti a bighellonare tutto il giorno e mantenuti dai cittadini, inoltre alloggiati! Sarebbe troppo bello, io ho dovuto attendere mesi prima mi dessero l’ok, e lavoro ne avevo. Risparmiatevi queste propagande inutili perché la gente non si ritrovi in strada e non datevela da grandi intellettuali che siete invece solo degli affaristi dell’altrui pelle.

  2. In risposta a quanti affermano che la Lega non ha la maggioranza dei voti, tratto da 24 Italia Politica:

    Con il raddoppio dei consensi rispetto alle Politiche del 2018 è la Lega il primo partito in Italia, stando ai risultati delle elezioni europee. Il Pd sorpassa invece i Cinque stelle, crollati rispetto ai picchi raggiunti nelle elezioni nazionali del 2018. A scrutinio completato in tutte le 61.576 sezioni italiane la Lega di Matteo Salvini è arrivata al 34,33% e il Partito democratico al 22,69%, mentre il Movimento Cinque Stelle guidato da Luigi Di Maio scende al 17,07% dei consensi. Fra le altre sigle sopra alla quota di sbarramento del 4% seguono Forza Italia all’8,79% e Fratelli d’Italia al 6,46 per cento.

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