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Perdere la libertà al tempo del Coronavirus (Francesco Ferrara)





Questo governo, con un paio di decreti, ha cancellato migliaia di anni di libertà civili. Uscire di casa e circolare liberamente è uno dei fondamenti della cultura occidentale. Si dirà che è una misura temporanea. E così ci auguriamo ovviamente che sia e siamo anche del tutto certi che così sarà. Ma questa storia ci racconta come perdere le libertà che consideriamo fondamentali, per una scelta (giusta? Efficace?) di chi ci governa, sia un attimo. Sia velocissimo.

La libertà – ci hanno insegnato Croce, Einaudi, solo per citare i nostri padri – è un bene prezioso, ma anche fragilissimo. Questa “biblioteca” è dedicata a questo principio, che viene declinato nei modi più diversi e irrituali. Tutti noi, qua, non possiamo che provare orrore nel leggere due sedicenti liberali, Alesina e Giavazzi, scrivere sulla prima pagina del Corriere della Sera: “Questo non è il momento di disquisire di libertà personali”.

Occorre ricordarsi che dietro ad ogni violazione delle libertà individuali, c’è sempre una scusa più o meno accettabile da parte di chi le costringe. È il giochetto delle tirannie. E quelle burocratiche non sono da meno. Vale la pena rileggere, come riportato in un recente libro di Francesco Ferrara (Su Frédéric  Bastiat, IBL), cosa scriveva Bastiat, morto a Roma proprio per una brutta febbre che lo aveva colpito alle vie respiratorie: “Se la vasta macchina governativa si restringesse sempre nel cerchio della sua competenza, una rappresentanza elettiva sarebbe superflua.

Ma il governo è, nel mezzo della nazione, un corpo vivo che, come tutti gli esseri organizzati, tende fortemente a conservare la sua esistenza, ad accrescere la sua potenza ed il suo benessere, ad allargare indefinitamente la sua sfera d’azione. Lasciato a se stesso, trapassa ben presto i limiti che circoscrivono il suo ufficio; aumenta oltremisura il numero e la ricchezza de’ suoi dipendenti; non amministra ma specula, non giudica ma perseguita o si vendica; non protegge ma opprime…

Può egli esistere libertà, ove, per sostenere enormi spese, il governo, costretto a levare enormi tributi, ricorre alle imposte più vessatorie, ai monopoli più ingiusti, alle esazioni più odiose; ad invadere il campo delle industrie private, ristringere sempre più il cerchio dell’attività individuale, farsi mercante, fabbricante, corriere, professore, e non solamente imporre un alto prezzo ai servigi che presta, ma ben anco allontanare, dandole il carattere di un delitto punibile, ogni concorrenza che possa attenuare i suoi profitti?

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