Se il centrodestra vuole liberarsi una buona volta di populismo e slogan, farebbe bene a non ripetere più la strampalata teoria secondo cui “la pressione fiscale è salita perché c’è più gente che lavora”. Come ripetiamo da anni ormai – e come dicono tanti altri osservatori anche oggi – le persone in più che lavorano non sono legate e imbavagliate ad una sedia, almeno si spera.
Ne deriva che “fanno Pil”. E quindi quando si assumono nuove persone, sale sia il numeratore della pressione fiscale (le entrate dello Stato) ma anche il denominatore (il Pil), e di solito pure di più. Quindi la frazione dovrebbe persino calare, non certo salire. Perciò l’affermazione che fa il centrodestra è destituita di ogni fondamento, a meno di non voler ammettere implicitamente che i nuovi assunti sono tutti lavoratori che vengono pagati ma in pratica non producono reddito per le loro aziende o per il settore pubblico. La pressione fiscale è in realtà salita soprattutto per due motivi:
1. il fatto di non avere le aliquote Irpef indicizzate all’inflazione crea continuamente fiscal drag (anche se quello passato è stato mediamente restituito, fonte: Bankitalia);
2. il trend pluriennale di recupero dell’evasione fiscale prosegue.
Allora invece di continuare a ripete teorie strampalate, la maggioranza potrebbe recepire queste tre proposte del partito Liberaldemocratico:
a) nella prossima legge di bilancio, resistere alla tentazione di misure di spesa e destinare gran parte della manovra a riduzioni strutturali di imposta;
b) per la prossima legislatura, impegnarsi a indicizzare gli scaglioni Irpef all’inflazione, per risolvere strutturalmente il problema del fiscal drag;
c) approvare una legge che obblighi il governo a destinare alla riduzione di tasse ogni euro strutturalmente strappato all’evasione fiscale.
Luigi Marattin, 27 settembre 2026
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