Caro Porro, ho 20 anni. Sono dunque coetaneo di molti di quei giovani che in questi giorni, più o meno pacificamente, stanno manifestando in diverse piazze d’Italia. Ci si trova dinanzi a una situazione di contestazione piuttosto variegata: non omogenea nei motivi, nelle organizzazioni aderenti, e nelle modalità di esecuzione delle proteste. Se è vero che molti manifestano pacificamente, per me è altrettanto evidente che queste piazze siano anche espressione di ciò che oggi si presenta come il vero fascismo: l’estremismo islamico, il comunismo anarchico e violento, la fluidizzazione di un mondo che non conosce più valori e si sente compreso solo nella deriva dei social-media.
Oggi il vero fascismo è rappresentato da chi, come a Milano, al grido di “Il maresciallo Tito ce lo ha insegnato, uccidere un fascista non è un reato”, devasta città, negozi e stazioni. Sono proprio coloro che vanno in piazza rivendicando l’ora di educazione sessuo-affettiva a scuola, ma che, evidentemente, non conoscono ancora la nostra stessa storia e le migliaia di italiani morti a causa del comunismo. Molti tra questi erano tutto meno che fascisti, a partire da Guido Pasolini, partigiano, fratello di Pier Paolo, ucciso a Porzus perché voleva combattere in difesa dell’Italia, la sua patria, e non per i comunisti di Tito.
Io a differenza di molti manifestanti mi sento davvero antifascista. Non solo perché ho scritto più volte contro le malefatte del fascismo, la più grande tragedia del nostro Paese, ma anche e soprattutto perché sono teso a guardare la storia in un’ottica più trasversale e valoriale, al fine di riconoscere le derive autoritarie a prescindere dal periodo e dai colori politici nelle quali esse vengono incasellate. Ed oggi in alcune di queste piazze c’è molto di fascista.
È aberrante sentire che questa situazione nelle piazze è rischiosa solamente perché consente al governo di avviare, silenziosamente, una deriva autoritaria e repressiva. Lo stanno dicendo tutti gli “intellettuali” di sinistra. Su tutti Walter Veltroni nell’ultima puntata di “Di Martedì”. In pratica, è colpa del governo perché reprime, al fine di tutelare la pubblica sicurezza, le loro stesse rivolte. Incommentabile. Veltroni sostiene che sia troppo scontato condannare la violenza, e che si debba ad esempio cercare di capire i malesseri dei dodicenni. Come se i problemi dei 12enni, che non lavorano, magari disagiati o depressi tutto il giorno sui social, siano anch’essi da imputare a Giorgia Meloni. Follia.
Se io fossi un manifestante intelligente e pacifico sarei adiratissimo con i contestatori violenti, i quali consentono che la mia protesta perda senso e possa essere strumentalizzata (a buona ragione) in senso aggressivo. Questa stigmatizzazione, però, non vi è nemmeno da parte di molti manifestanti pacifici, oltre che politici o intellettuali di sinistra, e dunque conferma che l’unico obiettivo è proprio creare scompiglio, soffiare sul fuoco, ed arrecare problemi su problemi. Pertanto, pacifici sì, molti, ma pur sempre in malafede, se faticano a condannare la violenza.
Un vero antifascista dovrebbe sapere che reprimere violenze del genere è imprescindibile, proprio per scongiurare eventuali derive autoritarie, di qualunque genere o colore politico esse siano. Le proteste pacifiche sono invece tutelate dall’articolo 17 della Costituzione, il cui garante è Sergio Mattarella, tutto men che uomo di destra. È sacrosanto che vi sia il diritto di manifestare liberamente e pacificamente. Quanto alle derive autoritarie, Benito Mussolini, nell’ottobre del ’22, arrivò comodamente in treno a Roma, e prese il potere pacificamente, dopo aver però fatto stragi e violenze in tutta Italia. Se la sinistra vuole arrivare a questo, alla guerra civile, semplicemente per ovviare al fatto di avere una rappresentanza politica all’opposizione di scarso livello, incapace di vincere democraticamente, lo dicesse subito. Non ci stupiremmo.
Andando dentro ai motivi della protesta, che, ribadiamolo, ha anche riguardato migliaia di persone pacifiche e intelligenti, alcuni li trovo comprensibili, altri molto meno: molti sono illogici, confusionari ed incoerenti con le azioni della sinistra. Sicuramente, oggi, affrontiamo una situazione internazionale delicata. Il che non vuol dire che allora non si possa protestare contro il governo. Anzi, manifestare dissenso è utilissimo per un bilanciamento delle pulsioni e dei sentimenti democratici, la cui varietà è garanzia di vitalità. Ben venga, dunque, una protesta pacifica contro il carovita, contro il riarmo, o contro qualunque aspetto dell’attuale esecutivo non convinca.
La verità, però, è che dietro molte ragioni dichiarate per queste manifestazioni vi è molta demagogia, incoerenza e malafede. Viene usata la logica per cui, se qualcosa non va bene, allora non si possa migliorare null’altro. Secondo la visione della sinistra, se le scuole crollano a pezzi (cosa che accade da decenni), non si può allora introdurre il tetto agli stranieri in classe. Il tetto agli stranieri nelle classi, peraltro, è semplicemente una misura sacrosanta al fine di mantenere un senso di identità culturale ed agevolare quegli stessi stranieri che vengono proprio per integrarsi e cercare di trovare fortuna nel nostro Paese. E per i quali è imprescindibile conoscere la nostra cultura.
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Poi, e mi fermo qui perché la sinistra regala troppi paradossi, ci raccontano da anni che, se un onesto lavoratore viene rapinato o violentato da malviventi, si deve in ogni modo aspettare la polizia, evitando a tutti i costi di farsi giustizia da soli. Peccato che questi “filosofi” siano proprio gli stessi che, in questi giorni, violentano, denigrano o disonorano, anche a parole, le nostre forze dell’ordine. Le uniche che, a partire dalla concezione dello stato liberale di Locke, possono garantire, con l’uso della forza pubblica, che le frammentazioni della società civile non sfocino in guerra civile; in quell’anarchia che alla sinistra, oggi, tanto piace. La ricercano, subdolamente e bramosamente, quando non riescono a vincere le elezioni garantite democraticamente dalla “loro” impeccabile, storica, esemplare, antifascista, Costituzione. Per fortuna la Costituzione è anche nostra. E, qualora ve ne fosse bisogno, conferma che reprimere i vandalismi dei manifestanti estremisti e violenti sia semplicemente giusto.
Flavio Maria Coticoni, 22 ottobre 2026
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