Politico Quotidiano
CAOS A MONTECITORIO

Spese militari, il Pd si spacca: rivolta dei riformisti contro Conte

L’antimilitarismo demagogico di Pd, M5s e Avs svela la confusione del centrosinistra. Ma dall'altra parte non va meglio con lo show filorusso di Futuro Nazionale

Schlein Conte riarmo
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Il passaggio alla Camera dei Deputati sulle comunicazioni del ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti in merito all’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale ha trasformato una fondamentale scelta di finanza pubblica e posizionamento internazionale nel solito teatrino ideologico. In un contesto europeo che impone serietà e capacità di spesa strategica, il Parlamento italiano si trova a fare i conti con visioni geopolitiche ed economiche diametralmente opposte a qualsiasi principio di liberismo responsabile e pragmatismo atlantico. La flessibilità prevista dalla nuova governance europea per la resilienza energetica fino allo 0,6% del Pil e per gli investimenti nella difesa fino allo 0,9% del Pil doveva rappresentare l’occasione per un dibattito maturo sulle priorità del Paese, ma si è convertita nell’ennesima dimostrazione di come la spesa per la sicurezza nazionale continui a rappresentare un tabù paralizzante per la sinistra e un pretesto per la propaganda anti-Ue a destra.

Nel testo definitivo elaborato dalla maggioranza dopo la moral suasion del sottosegretario Federico Freni l’esecutivo viene impegnato ad adottare le opportune iniziative per l’avvio della procedura di cui all’articolo 26 del Regolamento Ue 2024/1263. Per quanto riguarda il capitolo difesa, la maggioranza chiede di “valutare il ricorso a diverse condizioni di finanziamento, ivi incluse, ove ritenute complessivamente vantaggiose, quelle di cui al programma Safe, preordinando in ogni caso in via prevalente l’utilizzo dei fondi a sistemi tecnologici difensivi e di sicurezza nazionale”. Una formulazione prudente ma chiara, che riconosce l’imprescindibilità degli investimenti tecnologici e difensivi in una fase storica drammatica, sottraendosi alla tentazione dell’assistenzialismo improduttivo.

Il campo largo esplode sulle spese militari

La vicenda della risoluzione unitaria presentata da Pd, M5s e Avs, sebbene preclusa al voto come tutte quelle delle opposizioni, ha fatto riemergere con violenza inaudita le contraddizioni insanabili dell’opposizione di centrosinistra. Il documento sottoscritto dalle forze del cosiddetto campo largo chiedeva al Governo un impegno formale a garantire che la deviazione di bilancio fosse “esclusivamente indirizzata al contrasto della povertà assoluta, al finanziamento della sanità pubblica, al sostegno delle famiglie e delle imprese colpite dalla crisi energetica e alla diminuzione della dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili, in particolare attraverso investimenti in fonti pulite, reti e infrastrutture energetiche, escludendo che le risorse disponibili siano destinate a impegni di spesa militare”. Questa aperta censura verso le spese per la difesa – giunta a breve distanza dai riposizionamenti di Giuseppe Conte sul sostegno militare all’Ucraina – ha provocato la reazione immediata della componente riformista e atlantista del Partito Democratico.

Il malessere dell’ala liberale e di governo della sinistra è stato sintetizzato con estrema durezza dall’ex ministro della Difesa Lorenzo Guerini, il quale, interpellato dai cronisti a Montecitorio, ha preso le distanze in modo categorico dal testo dell’alleanza: “La risoluzione non si vota. Se si fosse votato, comunque non l’avrei sostenuta. Il testo resta non condivisibile”. Guerini ha inoltre rimarcato l’isolamento in cui è stata calata la decisione, rivelando di aver scoperto l’esistenza del documento a cose fatte: “Lo abbiamo letto sulle agenzie”. Una spaccatura profonda che dimostra come l’asse tra la leadership schleiniana e i populisti pentastellati sia del tutto incompatibile con le esigenze geopolitiche della Nato e con una seria politica estera liberale. Ben diversa la postura delle forze terzopoliste: la risoluzione di +Europa chiedeva di utilizzare la flessibilità evitando “la mera riclassificazione di spese già programmate” per liberare risorse per welfare e competitività, mentre la proposta di Italia Viva sollecitava il governo ad “adottare ogni iniziativa utile per beneficiare delle risorse dello strumento del Safe per promuovere investimenti volti a favorire l’innovazione tecnologica, la filiera italiana e l’occupazione, escludendo che ciò si ripercuota negativamente sul finanziamento sistema del welfare”.

Lo show di Futuro Nazionale

Se il campo largo affonda nelle sue fobie pacifiste, la destra sovranista non offre certo uno spettacolo più decoroso e dimostra quanto l’antieuropeismo demagogico sia dannoso per la stabilità finanziaria del Paese. Nel corso delle dichiarazioni di voto, il gruppo di Futuro Nazionale, movimento legato al generale Vannacci, ha messo in scena una contestazione dai toni folkloristici per respingere qualsiasi forma di integrazione o finanziamento comunitario. Durante l’intervento del deputato Edoardo Ziello, i parlamentari della formazione radicale hanno sventolato cartelli con la scritta “No Saf€”, mentre lo stesso Ziello agitava una corda annodata in Aula per denunciare quello che ritiene un cappio economico imposto da Bruxelles.

Il deputato di Futuro Nazionale ha attaccato frontalmente le scelte di politica economica dell’esecutivo: “Mi pare ormai che il percorso sia purtroppo tracciato. Le forze di centrodestra andranno a creare questo macigno di debito gigantesco che schiaccerà le nostre imprese e le nostre famiglie. Qui in Parlamento c’è un gruppo di deputati di destra che sa bene che cosa dire: no a questa clausola di salvaguardia, perché l’accesso a quei fondi di fatto rappresenta una completa sottomissione ai poteri forti di Bruxelles”. Annunciando il voto contrario sulla risoluzione di maggioranza, Ziello ha aggiunto: “Noi voteremo in modo contrario alla risoluzione della maggioranza che invece chiede l’accesso alla clausola di salvaguardia e quindi anche al Safe. Con buona pace di alcuni partiti di maggioranza che continuano a truffare gli italiani dicendo di essere contrari a quei fondi per il riarmo. Noi non saremo mai complici della svendita della sovranità economica e finanziaria del nostro paese, perché di fatto voi state mettendo un pericoloso cappio al collo nei confronti dell’Italia. Dovete fermarvi affinché siete in tempo, rispettate la sovranità del nostro paese”.

A rendere ancora più inquietante la postura di Futuro Nazionale è l’esplicito orientamento filorusso inserito formalmente nella loro risoluzione. Nel documento depositato alla Camera, il partito chiede infatti un impegno al Governo “ad individuare Paesi produttori di energia in grado di garantire forniture a condizioni economicamente più vantaggiose rispetto agli attuali costi di approvvigionamento, prendendo in considerazione anche nazioni quali la Federazione Russa”. Tra l’irresponsabilità di una sinistra che vorrebbe disarmare il Paese in piena crisi globale e l’estremismo di chi sventola cappi e guarda a Mosca, lo spazio per un rigore di bilancio aperto agli investimenti strategici per la sicurezza e la libertà appare oggi l’unica via d’uscita possibile.

Enrico Foscarini, 5 agosto 2026

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