Politico Quotidiano

La mossa di Conte per fregare Schlein: cosa c’è dietro il pranzo segreto con Avs

Il leader grillino incontra Bonelli e Fratoianni senza invitare la segretaria dem. Nel Pd monta l'irritazione: "Vuol fare il regista"

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Giuseppe Conte prova a prendersi il campo largo. E lo fa muovendosi tra gli alleati, cercando sponde politiche e moltiplicando gli incontri mentre Elly Schlein rischia di ritrovarsi spettatrice di una partita che, almeno sulla carta, dovrebbe guidare. L’ultimo episodio è andato in scena ieri a Montecitorio, dove il presidente del Movimento 5 Stelle ha pranzato con i leader di Alleanza Verdi e Sinistra Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. Un vertice a tre, senza la segretaria del Pd. E proprio questa assenza, tutt’altro che secondaria, ha alimentato nuovi malumori tra i democratici. Perché incontrare due alleati della coalizione lasciando fuori il leader del partito più votato può assumere un significato politico preciso: tentare di sottrargli la regia dell’alleanza.

La ricostruzione è di Repubblica, che racconta di un campo largo sempre più alle prese con le proprie contraddizioni. Il tavolo sul programma continua a non partire, mentre gli incontri tra i leader si moltiplicano senza mai coinvolgere tutti i protagonisti. L’ultima riunione collegiale risale al 16 giugno, quando i vertici del centrosinistra si ritrovarono in una trattoria romana per suggellare l’intesa. Da allora, però, le fotografie di gruppo hanno lasciato spazio ai colloqui riservati e alle tensioni sulla scelta del candidato premier.

L’ultimo pranzo è particolarmente significativo. Conte si è intrattenuto prima con Bonelli su un divanetto della Camera, poi i due hanno raggiunto il ristorante di Montecitorio e invitato Fratoianni a unirsi a loro. Schlein, che poco prima aveva pranzato con la capogruppo Chiara Braga, aveva già lasciato il locale. Dal suo staff spiegano che la segretaria è alle prese con un’influenza. Ma il punto politico resta. “Non abbiamo parlato di politica”, ha assicurato Conte. Bonelli ha precisato che l’incontro non era programmato e che si è discusso di legge elettorale. Una spiegazione che non ha cancellato i sospetti.

Nel Pd, infatti, filtra irritazione per l’attivismo dell’ex presidente del Consiglio. Il ragionamento che circola tra i parlamentari democratici è piuttosto semplice: se Conte organizza confronti con gli altri protagonisti del campo largo senza coinvolgere Schlein, il rischio è che voglia costruire un asse alternativo alla leadership della segretaria. E non è un dettaglio che i suoi interlocutori siano proprio Bonelli e Fratoianni, da tempo contrari alle primarie per individuare il candidato premier.

I due esponenti rossoverdi considerano la consultazione potenzialmente divisiva e guardano con interesse all’ipotesi di una figura terza, capace di rappresentare l’intera coalizione. Una soluzione che Conte ha dichiarato di aver proposto alla stessa Schlein, offrendo la propria disponibilità a fare un passo indietro. La segretaria, però, ha fornito una ricostruzione diversa del loro ultimo faccia a faccia, sostenendo che il leader pentastellato si sarebbe limitato a chiedere se il Pd intendesse procedere con le primarie, senza avanzare alcuna proposta concreta su un nome alternativo.

Anche questa divergenza ha contribuito ad alimentare il nervosismo al Nazareno. Schlein, del resto, aveva già provato a mettere un punto fermo durante la direzione del Pd, ricordando agli alleati che “uno non vale uno” e rivendicando il peso elettorale dei democratici, che raccolgono il doppio dei voti rispetto al Movimento 5 Stelle. Un messaggio evidentemente rivolto anche a Conte, intenzionato a non riconoscere automaticamente al partito più grande il diritto di esprimere il candidato premier.

Ma l’ex presidente del Consiglio continua a muoversi. “Si è messo in testa di fare il regista, vuol dare le carte”, è lo sfogo di un deputato dem riportato da Rep. Una frase che fotografa il clima di crescente diffidenza. Tra i democratici c’è anche chi teme che un eventuale accordo tra Movimento 5 Stelle e Avs possa condizionare la scelta del candidato premier, ridimensionando il ruolo di Schlein. Tanto più che una sconfitta della segretaria alle primarie avrebbe conseguenze pesanti sugli equilibri interni al Pd.

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Non tutti, naturalmente, interpretano il pranzo come la nascita di un’intesa politica. Ma il sospetto che Conte stia cercando di conquistare la centralità del campo largo continua a circolare. E il malcontento non riguarda soltanto la leadership. Il senatore democratico Filippo Sensi ha richiamato gli alleati alla necessità di concentrarsi sui contenuti: “Non sarà il gioco delle sedie a dotarci di un programma convincente e di un profilo di governo”. Quindi l’invito a darsi una mossa.

Il problema è che, mentre il programma resta ancora tutto da costruire, la battaglia per la guida della coalizione sembra essere già cominciata. Conte cerca interlocutori, coltiva rapporti e tenta di orientare le decisioni degli alleati. Schlein rivendica il peso del Pd, ma deve fare i conti con un Movimento 5 Stelle che non intende lasciarle campo libero. E così, dietro le dichiarazioni di unità e i richiami all’alternativa al centrodestra, prende forma una contesa sempre più evidente: stabilire chi debba davvero comandare nel campo largo.

Massimo Balsamo, 8 ottobre 2026

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