Alcune brevi notazioni sulle proteste di piazza di queste ultime settimane. In primis, i commentatori più indulgenti e schierati con una certa parte politica parlano di “giovani” esasperati che si battono, tra le altre cose contro la politica – in realtà ce l’hanno con il governo di centro destra – che non verrebbe incontro alle loro giuste rivendicazioni.
Tuttavia, qui occorre fare una necessaria precisazione. A protestare sono giovani, questo sì, ma chiaramente indottrinati dal radicalismo culturale di una sinistra, quella attuale, che sembra aver perso ogni parvenza di moderazione.
Tant’è che, venendo proprio su uno dei temi più ricorrenti contro cui si battono questi giovani radicali, il cosiddetto carovita, il 30 ottobre i leader del campo largo, Elly Schlein, Giuseppe Conte, Riccardo Magi, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, si sono riuniti in una lunga videoconferenza per discutere della manovra economica e del carovita, pianificando una mobilitazione nazionale per il mese di dicembre. Durante l’incontro è stata inoltre definita una roadmap che prevede la stesura di un programma comune entro novembre 2026 e la valutazione di eventuali primarie entro febbraio 2027.
Ora, che un giovane senza né arte e né parte, animato dal sacro fuoco dell’ennesima rivoluzione per imporre il collettivismo (perché di questo si tratta) possa ritenere che qualsiasi governo abbia il potere di risolvere per decreto la questione estremamente complessa di ciò che grossolanamente definiamo carovita, non ci deve stupire. Ma che è farlo, o meglio dare l’illusione che ciò sia fattibile, sia il politburo dell’opposizione di sinistra mi sembra piuttosto grave. Grave perché questa nefasta propensione a cercare di affrontare problemi complessi con soluzioni a dir poco semplicistiche costoro la hanno già sperimentata nei due precedenti esecutivi di cui, chi più e chi meno, hanno fatto parte nel recente passato, con i “magnifici” risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Mi riferisco in particolare al combinato disposto del reddito di cittadinanze e del catastrofico bonus edilizio del 110%, lasciando in eredita al governo Meloni un buco di bilancio di oltre 200 miliardi di euro.
Quindi, non oso pensare, nell’eventualità di un loro ritorno nella stanza dei bottoni, cos’altro essi si potrebbero inventare per, diciamo, accontentare le rivendicazioni delle frange più oltranziste dei giovani che mostrano ancora meno idee dei loro nonni della “gloriosa” epopea sessantottarda: Idee peraltro molto, ma molto più confuse.
Tra l’altro immaginare di contrastare attraverso un atto deliberato della politica il problema del carovita, e conseguentemente della perdita del potere di acquisto delle classi medio-basse, possiamo paragonarlo a ciò che il grande Winston Churchill disse in merito a chi invoca nuove tasse come la panacea di tutti i mali: “Io affermo che quando una nazione tenta di tassare se stessa per raggiungere la prosperità è come se un uomo si mettesse in piedi dentro un secchio e cercasse di sollevarsi per il manico”.
D’altro canto, a biglie ferme, se non aumenta la produttività del sistema economico, l’unico modo per alleggerire le spese delle fasce più esposte al carovita è quello di aumentare la spesa pubblica attraverso bonus e sussidi. Il che non può che voler dire nuove tasse, presenti o future che siano. Da qui non si scappa, cari amici del sole.
Claudio Romiti, 2 novembre 2026
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