Il campo largo alla fine potrebbe aver trovato la quadra. Più o meno. Elly Schlein e Giuseppe Conte si sarebbero incontrati in gran segreto all’inizio della scorsa settimana, secondo quanto scrive Repubblica. Loro due, da soli, senza Bonelli, senza Fratoianni e soprattutto senza troppi testimoni. Dal faccia a faccia sarebbe uscito una sorta di patto: prima si aspetta di capire cosa farà la Corte costituzionale con i ricorsi contro la nuova legge elettorale. Poi, se resterà in piedi l’obbligo per le coalizioni di indicare il candidato premier, non resterà altro da fare che montare i gazebo.
E primarie siano.
La cosa divertente, però, è che praticamente nessuno sembra volerle davvero. Bonelli e Fratoianni temono la lotta fratricida. Conte ha provato fino all’ultimo a evitarle, scegliendo un nome terzo. E pure nel Pd c’è chi teme che lo scontro tra i due leader possa trasformarsi in una guerra interna al campo largo. Insomma: tutti vogliono l’unità, tutti vogliono battere Giorgia Meloni, tutti vogliono stare insieme. Il problema è decidere chi comanda.
Conte, per dire, ci aveva provato. Nei giorni scorsi il leader M5S aveva spiegato di aver fatto «un ultimo tentativo per consentire un passo indietro di tutti i leader di partito per valutare una terza figura». Tradotto: né io né tu, troviamo qualcun altro. Solo che Schlein ha risposto picche. «Non ho fatto nomi perché Schlein ha detto che per lei non c’era questa disponibilità», ha raccontato il leader del Movimento 5 Stelle. Schlein infatti non ha nessuna intenzione di farsi da parte. Lo ha fatto capire alla Direzione del Pd: «Generosi sì, ingenui no». E soprattutto ha pronunciato una frase che nel campo largo pesa parecchio: «Non è che uno vale uno». Il ragionamento è semplice: il Pd è il partito più grande della coalizione e per la segretaria sarebbe normale che a guidare fosse «il partito che prende un voto in più». Altrimenti, primarie siano.
E così il campo largo è diventato vittima di se stesso. Schlein non vuole cedere perché guida il partito più forte. Conte non può accettare automaticamente la leadership dem senza ridurre il Movimento a cespuglio del Pd. Bonelli e Fratoianni non vogliono una conta che rischierebbe di lasciare feriti sul campo. Il famoso “nome terzo” serviva esattamente a uscire dal vicolo cieco. Ma Schlein non ci sta.
Risultato? Le primarie. Cioè esattamente quello che quasi tutti avrebbero preferito evitare.
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