Politico Quotidiano

Meloni avverte i suoi, il governo può cadere: “Se non passa, si va tutti a casa”

La prova della legge elettorale alla Camera. La premier non intende farsi logorare: "Se non c’è la fiducia del governo, ne prenderemo atto"

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E se alla fine Giorgia Meloni decidesse di chiudere anticipatamente la legislatura? È vero: manca ancora un anno e la volontà della premier, come ha più volte ribadito, è quella di arrivare fino alla conclusione naturale del mandato ricevuto dagli italiani. Però la politica è per sua natura ballerina e nulla può essere escluso. Soprattutto ora che si avvicina il delicato passaggio parlamentare alla Camera sulla legge elettorale.

Dopo aver fatto approvare al Senato, non senza difficoltà, la riforma che prevede premi di maggioranza alle coalizioni sopra il 42%, migliaia di firme da raccogliere per i nuovi partiti e il ritorno delle preferenze (sebbene con i capilista bloccati), adesso la palla passa a Montecitorio. Dove la maggiore incognita riguarda il voto segreto. Per questo Meloni ha deciso di trasformare questo passaggio in una sorta di test sul suo governo e la sua maggioranza. Tradotto: se la riforma non passa, si va tutti a casa. E se si va tutti a casa, avevamo fatto notare in un precedente articolo, per tanti parlamentari al primo giro di giostra nelle istituzioni significa perdere tutti i benefici della pensione da onorevoli. Il traguardo verrà raggiunto solo ad aprile: se il governo cade prima, Mattarella scioglie le Camere e tanti saluti all’assegno.

La premier però non intende farsi logorare da un voto contrario sulla riforma elettorale. “Quando non è passato l’emendamento sulle preferenze alla Camera con un voto segreto si è detto che il governo non aveva più la fiducia del Parlamento”, ha detto ieri Meloni da Bruno Vespa. “Chiaramente nel momento in cui torna alla Camera credo che vada fatta chiarezza sull’accusa che veniva fatta: se non c’è la fiducia del governo, penso che ne dobbiamo prendere atto”. Tradotto, di nuovo: si va tutti a casa. “Non penso che ci si possa disegnare addosso le leggi elettorali”, ha concluso ieri la premier rivendicando che quella varata dal Senato “è una legge che favorisce i cittadini, non il centrodestra né il centrosinistra” ma dà “la possibilità di realizzare il programma a chi vince”.

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