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No Tav, pure Mattarella dà la sveglia alla sinistra: “Non si può esitare nel condannare”

Sergio Mattarella discorso fine anno
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Anche Sergio Mattarella se ne è reso conto. Dopo aver fornito la scontata solidarietà agli agenti feriti nell’assalto al cantiere di Chiomonte di sabato, adesso il presidente della Repubblica torna alla carica è ribadisce quanto sia “inammissibile” quanto avvenuto in Val di Susa. “Sono chiamate in causa le basi stesse della convivenza democratica e non è accettabile alcuna esitazione né circospezione nel condannare e contrastare simili comportamenti aggressivi”, ha detto il presidente. “La violenza è un virus letale per la democrazia e per la vita sociale. Aggredisce la Costituzione chi la pratica, chi la predica, chi la giustifica”.

Per interpretare correttamente il pensiero del Capo dello Stato bisogna essere degli indovini o avere dei suggerimenti che a questo sito di solito non arrivano. Però appare plausibile che il richiamo di Mattarella, espresso durante la cerimonia del Ventaglio con l’Associazione stampa parlamentare e i giornalisti accreditati presso il Quirinale, fosse a tutti quelli che, a sinistra, hanno tentato di minimizzare quanto avvenuto alla Tav. La sfida allo Stato è stata clamorosa. Non solo per i 130 agenti feriti. Non solo per il milione di euro di danni. Ma anche per la rivendicazione da parte dell’intero movimento che non si è discostato da quanto fatto dal “blocco nero” travisato e violento. Non è che Re Sergio stava magari pensando ai quei consiglieri comunali di Torino – di Avs e M5S – che, poco dopo la devastazione, hanno esposto la bandiera No Tav?

“In una società civilmente ordinata, rassicurante per i cittadini, i comportamenti individuali devono rispettare le regole comuni, quelle della legge”, ha detto il Presidente. “Se invece si capovolgesse questo principio e si pensasse che le regole della legge debbano adattarsi ai comportamenti individuali, occasionali, cambiando il proprio contenuto di volta in volta, di caso in caso, non si rafforza la sicurezza ma si decide l’abdicazione dello Stato”.

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