Giorgia Meloni tira dritto. E a Roberto Vannacci, almeno per il momento, chiude la porta in faccia. Nonostante i sondaggi, nonostante i possibili equilibri elettorali e nonostante il rischio che i voti di Futuro Nazionale possano sottrarre consensi al centrodestra. La premier non sembra intenzionata a cedere alle pressioni del generale. Anzi, rivendica il diritto di scegliere i propri alleati senza lasciarsi condizionare.
«Voglio chiedere agli italiani di continuare a governare senza ricatti. Non ero ricattabile prima, non mi sono fatta ricattare in questi anni di governo, non intendo esserlo domani». Sono le parole pronunciate dalla presidente del Consiglio rispondendo a Bruno Vespa, che nel suo libro Storia della Seconda Repubblica. Da Berlusconi a Meloni, da Prodi a Schlein, in uscita lunedì 2 novembre per Mondadori-Rai Libri, le domanda perché non intenda allearsi con Roberto Vannacci.
La risposta è netta. E contiene anche un’indicazione precisa sulla coalizione con cui la premier intende presentarsi alle prossime elezioni. «Io voglio tornare al governo e lo voglio fare con il centrodestra che conosciamo, arricchito da nuovi movimenti civici che si stanno formando e possono rafforzare la nostra offerta politica».
Insomma, porte aperte ai movimenti civici, ma non al partito del generale. Una scelta che ha anche un significato politico: Meloni sembra preferire la coerenza della coalizione al tentativo di recuperare ogni possibile voto alla propria destra. Una scommessa, perché in una competizione elettorale combattuta anche pochi punti percentuali possono fare la differenza.
Vannacci, però, non sembra particolarmente impressionato. Intervistato da Giorgio Lauro e Nancy Brilli a Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1, replica: «Di quello che dice Meloni interessa fino ad un certo punto, a me interessa il mio partito. L’unica fedeltà per noi è nei confronti degli elettori, loro credono nelle linee rosse che abbiamo stabilito. A 30-40 giorni dalle elezioni Meloni prenderà le sue decisioni».
Il generale, dunque, non considera affatto chiusa la partita. È convinto che, avvicinandosi il voto, gli equilibri possano cambiare e che la premier possa rivedere le proprie posizioni. Nel frattempo, però, alza ulteriormente i toni contro gli esponenti della maggioranza che hanno escluso un’intesa con Futuro Nazionale. «Gli sgherri di Meloni sono stati lanciati: mi riferisco a La Russa, le varie Ronzulli, Tajani ed Occhiuto, che erigono mura e fanno dichiarazioni di incompatibilità. Le decisioni si prendono a ridosso delle elezioni, noi non ci muoveremo dalle nostre linee rosse», afferma Vannacci.
Parole che difficilmente contribuiranno a ricucire i rapporti. Perché mentre il generale accusa gli esponenti del centrodestra di costruire muri, Meloni rivendica proprio la volontà di non farsi imporre condizioni. Il vero nodo è tutto qui. Vannacci scommette sul peso elettorale del suo partito e sulla possibilità di diventare indispensabile per una futura maggioranza. Meloni, invece, manda il messaggio opposto: non basta avere qualche voto da offrire per ottenere automaticamente un posto nella coalizione.
Naturalmente saranno le urne, e prima ancora i sondaggi dei prossimi mesi, a stabilire quanto questa scelta possa costare al centrodestra. Ma per adesso la presidente del Consiglio sembra aver deciso di correre il rischio. Meglio rinunciare ai voti di Vannacci che ritrovarsi un alleato capace di dettare le condizioni del prossimo governo.
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