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Perché la partita tra Vannacci e il centrodestra vale le elezioni

Tra il richiamo dei sondaggi e la ricerca dei voti moderati, la leader di Fratelli d'Italia è chiamata ad una decisione molto delicata

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Guardando gli ultimi sondaggi, la risposta sembrerebbe quasi scontata: dentro. Se davvero Futuro Nazionale dovesse consolidare i consensi che alcune rilevazioni gli attribuiscono, fino addirittura a superare la Lega, rinunciare a quel bacino elettorale potrebbe significare consegnare la vittoria al campo largo del centrosinistra. Eppure la politica non può essere ridotta a una semplice somma aritmetica. Ciò che conviene nei numeri non sempre conviene nella strategia.

Se il centrodestra decidesse di non aprire a Vannacci, l’unico modo per colmare il possibile svantaggio elettorale sarebbe allargare il perimetro della coalizione verso il centro. Un’operazione che potrebbe coinvolgere personalità e aree politiche oggi esterne alla maggioranza, da Carlo Calenda a Pina Picierno fino a Luigi Marattin. Uno scenario che, inevitabilmente, rafforzerebbe il peso di Forza Italia e contribuirebbe a riequilibrare la coalizione su posizioni più moderate, europeiste e liberali, in linea con l’impostazione che da tempo Marina Berlusconi sembra auspicare. C’è poi un altro punto di vista da considerare: quello di Roberto Vannacci.

Per il generale, entrare oggi nel centrodestra potrebbe essere il modo migliore per interrompere la propria crescita. La sua forza politica vive infatti di una narrazione fortemente antisistema e di una critica costante agli equilibri dell’attuale maggioranza. Correndo da solo, può continuare a intercettare gli elettori delusi del centrodestra senza assumersi responsabilità di governo: è la posizione ideale per crescere elettoralmente.

Al contrario, un’alleanza pre-elettorale lo priverebbe della sua principale arma comunicativa. La retorica dell’uomo “contro il sistema” perderebbe efficacia nel momento stesso in cui quel sistema decidesse di accoglierlo. Il rischio sarebbe quello di assistere a un rapido ridimensionamento del consenso, come spesso accade ai movimenti di protesta quando entrano nelle coalizioni tradizionali.

Se davvero il centrodestra volesse aprire a Vannacci, dunque, il momento più razionale per farlo sarebbe dopo le elezioni e non prima, quando i rapporti di forza saranno definiti dagli elettori e l’eventuale accordo nascerebbe da una reale necessità parlamentare, non da una convenienza tattica.

Esiste però una questione ancora più delicata: la compatibilità politica. Possono davvero convivere nella stessa coalizione Forza Italia e Vannacci?

A una prima analisi la risposta appare negativa. Le distanze non riguardano soltanto il linguaggio o la sensibilità culturale, ma investono temi fondamentali come la politica estera, il rapporto con l’Unione Europea, la collocazione internazionale dell’Italia e il sostegno all’Ucraina. Differenze che rischierebbero di trasformarsi rapidamente in fattori di instabilità per un eventuale governo, soprattutto in una fase internazionale così complessa.

Per questo, paradossalmente, la scelta più razionale potrebbe essere proprio quella della non alleanza. Una separazione consentirebbe a Vannacci di continuare il proprio percorso di crescita senza rinunciare alla sua identità politica, e permetterebbe contemporaneamente al centrodestra di costruire una coalizione più ampia, aprendosi a quelle sensibilità centriste maggiormente compatibili con l’impostazione di governo, in particolare sui dossier europei e internazionali. C’è infine un ultimo elemento che non può essere ignorato.

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Da tempo alcuni osservatori sostengono che la nascita di Futuro Nazionale non sia un fenomeno spontaneo, ma un’operazione destinata a sottrarre consenso al centrodestra e a renderne più difficile la vittoria elettorale. È una lettura che resta sul piano dell’analisi politica e non dei fatti accertati, ma se fosse anche solo parzialmente fondata, la conclusione sarebbe quasi obbligata: inseguire Vannacci significherebbe cadere nella trappola.

L’alternativa, forse l’unica davvero praticabile, sarebbe dunque quella di allargare la coalizione verso il centro. Non solo per recuperare i voti eventualmente persi a destra, ma nell’ottica di costruire una maggioranza più ampia, più omogenea e più solida, capace di garantire la governabilità anche nella prossima legislatura.

Salvatore di Bartolo, 28 giugno 2026

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