Politico Quotidiano

Sesso e potere: la proposta proibita che potrebbe cambiare la politica

Una soluzione provocatoria riaccende il dibattito su morale, potere e vita privata dei politici

Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Smettiamola di fare gli ingenui: i nostri politici sono umani. Sì, anche quelli che predicano moralità e disciplina, quelli che si indignano per gli scandali altrui e poi, di nascosto, si concedono scappatelle, incontri clandestini e situazioni compromettenti. La differenza tra loro e il cittadino comune? Ogni loro debolezza privata diventa uno scandalo pubblico.

Allora, perché non prenderne atto e affrontare il problema una volta per tutte? Perché non pensare a qualcosa di veramente rivoluzionario, risolutivo nella sua crudeltà pragmatica? Regolamentiamo la prostituzione e mettiamo a disposizione dei politici professionisti e professioniste, da registrare alla voce “spese di rappresentanza”.

Sì, avete letto bene. Non si tratta di alimentare vizi privati, ma di manutenzione della macchina dello Stato. Un politico sessualmente soddisfatto è un politico meno ricattabile: sarà meno esposto al ricatto di imprenditori, faccendieri o lobby che conoscono troppo bene le sue debolezze. Sarà meno vulnerabile dinanzi a fenomeni corruttivi, meno propenso a intessere trame dietro le quinte per favorire “amici” o amanti, meno tentato di trasformare ogni commissione, partecipata, ente pubblico o talk show in un casting di concubine e favorite.

E non fermiamoci ai benefici morali: ci sono vantaggi pratici e concreti che derivano direttamente dalla regolamentazione della prostituzione. Più gettito fiscale, perché l’attività non sarà più un’ombra gestita dalla criminalità organizzata; più sicurezza per chi lavora nel settore e per chi usufruisce delle prestazioni; meno scandali, meno ricatti, meno teatrini da salotto, più discrezione e minore esposizione delle istituzioni al pubblico ludibrio. Un triplo salto mortale di pragmatismo che nessun moralista dovrebbe avere il coraggio di criticare, perché tocca nel profondo l’ipocrisia collettiva.

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Sembra folle? Apparentemente sì, ma guardate in faccia la realtà: spesso e volentieri ruoli apicali, anche della macchina pubblica, vengono occupati da “signorine di turno”, favorite, amanti e incantatori di serpenti vari, il cui unico merito è quello di avere scaldato il letto giusto. Così, i vizi privati finiscono inevitabilmente per contaminare la vita pubblica.

Pertanto, forse sarebbe il caso di smettere di fare gli ipocriti e affrontare i problemi per quello che realmente sono. In altre parole: smettiamola di sognare la politica dei santi e cominciamo a gestire quella dei comuni mortali. E poi, diciamocelo pure chiaramente: meglio un’amante “confinata” a letto che spedita in Parlamento. Viene comunque pagata con soldi pubblici, ma almeno non fa danni. Pensateci.

Salvatore di Bartolo, 4 aprile 2026

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