Cronaca

Polonia, l’europeista Tusk e l’accusa di “golpe”: caos nella notte a Varsavia

La polizia sbarra la Corte Costituzionale. Il presidente della Repubblica costretto a interrompere un viaggio internazionale: l'enorme crisi istituzionale

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Il presidente della Repubblica che interrompe un viaggio internazionale e torna precipitosamente in patria. La polizia schierata davanti al Tribunale costituzionale. I manifestanti che trascorrono la notte davanti alla sede della Corte. E due uomini che rivendicano, direttamente o attraverso i propri sostenitori, la legittimità della guida dell’istituzione. La Polonia si è risvegliata nel pieno di una crisi istituzionale che mette di fronte il governo di Donald Tusk e il fronte conservatore vicino al presidente Karol Nawrocki.

La miccia è stata accesa venerdì pomeriggio, quando sul sito del Tribunale costituzionale è comparsa la comunicazione della sospensione del presidente Bogdan Święczkowski e del suo vice Bartłomiej Sochański. A prendere temporaneamente le redini della Corte sarebbe stata la giudice Anna Korwin-Piotrowska. Una decisione immediatamente contestata dagli interessati e dall’opposizione, che ne mette in discussione la legittimità. Lo scontro si è trasferito rapidamente dalle aule giudiziarie alla piazza. Davanti al Tribunale si sono radunati manifestanti ed esponenti della destra polacca. Sono arrivati gli agenti in tenuta antisommossa, si sono verificati momenti di tensione e tre persone sono state fermate dopo aver scavalcato una recinzione. La polizia ha riferito anche del lancio di oggetti pericolosi contro i propri uomini, precisando di non essere entrata nell’edificio e di avere operato per garantire la sicurezza.

Nel frattempo il presidente della Repubblica Nawrocki ha interrotto il volo verso il Senegal, dove era atteso per una visita ufficiale. Il capo dello Stato ha spiegato di voler essere presente in Polonia in un momento tanto delicato. Secondo le ricostruzioni della stampa locale, nella notte si è recato anche nella sede del Tribunale costituzionale.

Il punto, però, non riguarda soltanto l’ordine pubblico. Riguarda soprattutto chi abbia il potere di decidere chi può guidare la Corte costituzionale. Il governo Tusk sostiene da tempo che il Tribunale sia stato compromesso dalle nomine effettuate durante gli anni del PiS, il partito conservatore che ha governato fino al 2023. L’attuale maggioranza rivendica la necessità di ripristinare la legalità costituzionale e consentire ai giudici eletti dal Parlamento di esercitare le proprie funzioni.

Dall’altra parte, l’opposizione considera la sospensione dei vertici un attacco all’indipendenza della magistratura costituzionale. L’ex ministro della Giustizia Zbigniew Ziobro ha denunciato un’aggressione all’ordinamento, mentre i sostenitori di Święczkowski hanno utilizzato persino l’espressione «colpo di Stato». Un’accusa politica, non un fatto giuridicamente accertato. E a complicare ulteriormente la vicenda c’è il giudizio di Marcin Matczak, costituzionalista che pure in passato ha criticato duramente la gestione del Tribunale: anche lui ha contestato le basi giuridiche della sospensione, sostenendo che un intervento del genere rischi di produrre conseguenze negative per lo Stato di diritto.

Tusk, invece, non arretra. Il premier rivendica il dovere di ripristinare l’ordine costituzionale dopo gli anni del PiS, riconoscendo che il percorso può richiedere decisioni difficili. La sua posizione si inserisce in un conflitto che dura da anni e che ha coinvolto anche le istituzioni europee, critiche verso le precedenti riforme della giustizia polacca.

Ma la questione che ora divide Varsavia è delicata: quali strumenti possono essere utilizzati per correggere le irregolarità contestate a un’istituzione senza compromettere, a loro volta, le garanzie della sua indipendenza? È su questo terreno che si gioca la partita, mentre il Paese attende i prossimi passaggi giudiziari e istituzionali.

La notte di proteste è trascorsa. La crisi, invece, è ancora aperta.

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