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Se un pezzo di sinistra israeliana parla come Arafat

Vadim Nurzhitz e Yossi Avrahami, a molti di voi questi due nomi non dicono molto, infatti sono passati più di diciannove anni dal quel tragico 12 ottobre del 2000, e nel nostro tempo diciannove anni sono quasi un’era geologica. A volte però è necessario, e purtroppo non lo si fa quanto si dovrebbe, spolverare la memoria del passato per capire il presente e, spolverandola, dobbiamo ricordare che Vadim Nurzhitz e Yossi Avrahami, soldati della riserva delle forze armate israeliane che servivano come autisti, fecero l’errore di sbagliare strada e superare un posto di blocco che li portò all’interno del territorio di Ramallah.

Cominciate a ricordare? Ok continuo. Vadim e Yossi dopo essere stati fermati furono portati nella caserma della polizia palestinese che fece di tutto per far sapere alla gente che due militari israeliani erano in stato di fermo, scatenando, di fatto, la sommossa che portò al linciaggio durante il quale furono torturati, uccisi e fatti a pezzi con una bestialità che raramente è stata documentata. Sì documentata, perché in quel momento a Ramallah c’erano degli operatori televisivi di Mediaset che riuscirono a riprendere, in tutto o in parte, non si è mai saputo, quello che accadde in quei tragici momenti. La foto simbolo di quella vicenda è il palestinese che si affaccia dalla finestra della stazione di polizia con le mani sporche di sangue.

A distanza di poche ore dal fatto si scoprì che la moglie di uno dei due, preoccupata per le notizie che cominciavano a filtrare, telefonò sul cellulare del marito e gli rispose un arabo dicendole che non poteva rispondere, che lo stava torturando e che poi lo avrebbe ucciso. Tutto questo mentre la donna ascoltava le urla del marito in sottofondo. Il tragico nel tragico. Vi chiederete naturalmente perché io stia riesumando questa storia e la risposta è molto semplice. Qualche giorno fa Mosi Raz membro del parlamento israeliano in forza al Partito di estrema sinistra Meretz, accompagnato da una delegazione, ha parlato a Ramallah davanti a una tribuna formata da gente che se potesse distruggere Israele senza lasciare due mattoni uno sopra l’altro lo farebbe volentieri.

Questo non lo dico io ma i loro statuti, di tutte le organizzazioni politico-terroristiche palestinesi, a cominciare da Fatah per finire con Hamas passando per la Jihâd Islamica che vedono, oggi come allora, lo Stato di Palestina dal giordano al mare con gli ebrei, i sopravvissuti, a bagno nelle acque salate del Mediterraneo. Secondo quanto riportato da diversi organi di stampa nel suo discorso Mosi Raz ha detto: “Siamo venuti qui per esprimere la nostra solidarietà con il popolo palestinese nei territori occupati, in esilio nella speranza che i ministri palestinesi entrino presto nel prossimo governo. Sostengo uno stato palestinese entro i confini del ’67 con uno scambio di terre concordato a fianco dello Stato di Israele, la cui capitale è a Gerusalemme est, questo marzo andremo alle elezioni in cui Netanyahu sarà sconfitto e Gantz sarà eletto. ”

Sono diverse le cose che, al di là dei diversi punti di vista, lasciano sconcerto. Per cominciare non è possibile che Mosi Raz non sappia che prima della guerra dei sei giorni del 1967 Israele era dentro ai suoi indifendibili confini e fu attaccata. Ora in nome di una pace con chi ci vuole distruggere lui vorrebbe davvero, se ne avesse il potere, tornare a mostrare il collo a chi ci vuole sgozzare? Non ha capito che lo Stato di Palestina non verrà alla luce fino a che ci sarà Israele perché sono proprio i palestinesi a non volerlo? Sono costretto a ripetermi, non lo dico io lo dicono loro e lo gridano i loro alleati in tutte le manifestazioni che abbiamo visto negli ultimi anni da Roma a Londra, da Berlino a Madrid passando per Parigi.

Davvero vorrebbe dividere nuovamente Gerusalemme? Anche dopo che gli USA, e dopo di loro anche diverse altre Nazioni, l’hanno finalmente, ed era ora, riconosciuta come la Capitale di Israele? Lo sa che prima del 1967 agli ebrei era vietato recarsi a pregare nei luoghi santi in mano araba? Vogliamo ritornare ad allora? E Ganz, se dovesse riuscire un giorno a formare un governo, nonostante gli assist della magistratura il dubbio è più che mai lecito, darebbe davvero incarichi a questa gente che lo prenderebbe per le palle costringendolo a concessioni che farebbero incazzare la quasi totalità degli israeliani? Saperlo oggi è certo prematuro, prima delle risposte ci sono delle elezioni e, come la storia insegna, al popolo di Israele nessuno può dire per chi o come votare. Oltre alle elezioni ci sono anche dei rinvii a giudizio da discutere e, nel caso, dei processi da celebrare, prima di tirare fuori dei colpevoli dal cilindro come hanno fatto i media israeliani coadiuvati da quelli del resto del mondo, che hanno trasferito il tribunale negli studi televisivi.

Tutto questo lascia basiti, come, ad esempio, gli attacchi rivolti ai pochi giornalisti che ancora cercano di scoperchiare diversi vasi di pandora che nascondono andazzi pericolosi, quelli sì, alla democrazia israeliana e alla libertà nello Stato di Israele. Attacchi che, a corto di idee per controbattere, vanno a insultare le persone e la loro professionalità con accuse infondate di volere il male della nazione, mentre l’unico fine, al netto di chi mena inutilmente il can per l’aia, è, e sarà sempre, la difesa delle ragioni di Israele. Difesa sempre, contro chiunque, anche contro quegli ebrei smemorati, o troppo politicizzati, che hanno dimenticato chi sono e da dove vengono. Auguro a tutti loro che non arrivi un giorno qualcuno a ricordarglielo.

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