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Se un pezzo di sinistra israeliana parla come Arafat - Seconda parte

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Non è la prima volta che gente del partito Meretz va in processione a Ramallah in quella stessa città dove Vadim e Yossi furono barbaramente trucidati. Sono anni che lo fanno, senza vergogna, dimenticandosi di quei due soldati ai quali i loro amici palestinesi non solo non hanno garantito il minimo delle convenzioni di Ginevra, ma li hanno lasciati in mano a una folla assetata di sangue. All’inizio queste loro processioni, da futuri Dhimmi, scaturirono critiche e polemiche, oggi, considerati ormai degli “utili idioti” dalla maggioranza degli israeliani, di destra e della sinistra normale, non fanno quasi più notizia. Questa volta però nel vedere un parlamentare israeliano parlare avendo alle sue spalle la gigantografia di Yasser Arafat, colui che ha ucciso o fatto uccidere più ebrei dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi, è sintomatico che una parte consistente della sinistra israeliana sia caduta nel vortice generale di carattere internazionale che caratterizza i nostri tempi e abbia perso il contatto con la realtà trasferendosi nel mondo di Narnia.

Stando così le cose bisogna prendere atto che il punto del non ritorno è stato superato e che è necessario rimettere presto le cose in ordine prima che anche Israele diventi uno di quegli Stati in cui le sinistre vogliono governare per forza a prescindere da quello che dicono le urne. Di esempi di questo tipo ce ne sono tanti, basta avere la forza di aprire gli occhi e il coraggio di guardare.

Michael Sfaradi, 2 dicembre 2019

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