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Sospesa (Raffaella Regoli)

Sospesa di Raffaella Regoli

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Ne ho letti tanti di libri sul periodo del Covid, in quel pazzo momento in cui sono state sospese le nostre libertà. Ne ho recensiti davvero pochi per il semplice motivo che, banalmente, si dividono in due grandi categorie, un po’ scontate. Quella a cui appartiene chi scrive questa rubrichina, e cioè quella degli scettici, degli arrabbiati, di chi pensa che dietro l’emergenza sanitaria si è celata ogni nefandezza. E la seconda categoria, ben più diffusa, di chi, pur riscontrando qualche errore qua e là, raccontano questi due anni come un kapò racconterebbe il suo luogo di lavoro: come qualche cosa di ineluttabile e forse inevitabile, date le circostanze.

Sospesa, di Raffaella Regoli (Arianna Editrice), esce da questo schema. In fondo per un solo motivo, piuttosto narcisistico, ma speciale. La Regoli ha pagato sulla sua pelle, le domande che ha fatto. Una giornalista embedded nel dubbio, una cronista che può lavorare a farsi prefare il libro da Mario Giordano e al tempo stesso esibirsi come una Carola Rackete qualsiasi. «Ho iniziato a scrivere questo diario perché non volevo dimenticare. Non volevo dimenticare neppure una scheggia, un frammento minimo di quello che è. Che è stato. Di quello che sta accadendo nelle nostre vite. Una perenne emergenza Covid, partita in ritardo e che ci ha spogliato lentamente di diritti che credevamo acquisiti. Complice l’indifferenza di una maggioranza silenziosa, e l’urlo solitario di una minoranza guardata con disprezzo». Difficile sintetizzare meglio.

Il libro, o meglio il diario, dovrebbe essere letto dai tanti, troppi, che hanno sottovalutato con uno sbuffo la condizione, anche psicologica oltre che materiale, di coloro che non ci stavano. «Nelle liste di proscrizione ci siamo finiti tutti noi che abbiamo deciso di non piegarci all’obbligo vaccinale. Sarebbe più corretto dire “obbligo terapeutico di massa”, perché abbiamo rivendicato la libertà di scelta di cura, sancita dalla nostra Costituzione. E con l’ennesimo decreto ministeriale, arrivato in una rinnovata emergenza, tutti noi over 50 siamo stati sospesi dal lavoro. Così, dopo aver fatto tamponi per mesi per andare a lavorare, ci siamo ritrovati all’improvviso, come migliaia prima di noi, senza lavoro, senza stipendio, senza dignità. Con addosso un’etichetta dispregiativa, difficile da scucire: quella di no vax».

Sospesa non è il diario di una no vax, o meglio è anche questo, è la cronaca di una donna che con coraggio ha voluto perseguire le proprie convinzioni in un mondo, quello attuale, che si definisce libero e democratico, ma che al tempo stesso stabilisce il perimetro della cittadella fuori dalle cui mura libertà e democrazia non contano più un accidente.

Nicola Porro, Il Giornale 5 giugno 2022