Fabio Ferrari, figlio del compianto attore Paolo Ferrari, ha declamato una sorta di manifesto contro chi, in qualche modo, trova molte giustificazioni nelle devastanti proteste dei giovani barbari che hanno devastato alcune grandi città italiane e francesi. “Uno spettro si aggira per l’Europa: il dirittismo.”, esordisce l’attore, aggiungendo che proprio in nome dei diritti queste città sono state messe a ferro e a fuoco. Dopodiché, chiamando in causa l’uomo che alcuni anni addietro salvò la Fiat dal tracollo definitivo, Sergio Marchionne, ne ha citato una frase che gli rimase impressa: “moriremo di diritti”.
A questo punto, per sintetizzare il punto di vista di Ferrari, che personalmente condivido in toto, il nostro spiega che un “diritto a qualcosa esiste se c’è qualcuno che ha il dovere di dartela. Se non c’è un dovere non è un diritto; è un desiderio che vuoi far pagare a qualcun altro”. Segue poi tutta una serie di “diritti”, tra cui la casa, il lavoro, il reddito di cittadinanza, ovvero “il diritto di vivere sulle spalle degli altri e chiamarla giustizia sociale”. Per Ferrari, poi, l’apoteosi si raggiunge con il diritto a non essere licenziati, anche se si è spesso assenti dal lavoro o si produce poco o nulla, “ma il tuo capo ha il dovere di tenerti, altrimenti è un padrone sfruttatore. L’azienda deve fallire, pur di non offendere il tuo diritto all’intoccabilità”.
Ebbene, per farla breve, in pochi minuti il brillante oratore, intervenendo a Filorosso, condotto su Rai3 da Antonino Monteleone, ha letteralmente frantumato la retorica che da decenni portano avanti in modo sempre più irresponsabile dalle forze politiche e sindacali che attualmente fanno parte e si riconoscono nella visione politica del cosiddetto campo largo.
E condividendo la profezia di Marchionne, espressa una decina di anni orsono, oggi possiamo dire che, nel caso i paladini dei diritti a prescindere dovessero tornare nella stanza dei bottoni, nella fossa ci entreremmo con tutte le scarpe.
Claudio Romiti, 22 ottobre 2026
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