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2021 con Draghi: dalla promessa di normalità al “fine emergenza mai”

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Doveva essere l’anno della rinascita, del ritorno alla normalità, della sconfitta del China virus. Eppure, 365 giorni dopo, nonostante una campagna vaccinale di massa ed il cambio in corsa dell’esecutivo Conte, rimangono gli stessi scheletri del 2020: chiusure, limitazioni, impennate dei contagi, comunicazione mediatica e politica terrorizzante. Lo stesso ministro dell’interno, Luciana Lamorgese, ha riproposto lo schieramento di 70 mila poliziotti per l’ultimo giorno dell’anno, proprio per prevenire – o meglio, aggiungiamo noi, stanare – le feste nelle abitazioni e nei luoghi di privata dimora. Poco importa se il domicilio è inviolabile ai sensi dell’articolo 14 della Costituzione, e che le forze dell’ordine possano violarlo solamente nei casi esplicitamente regolati da leggi speciali – e tra questi non rientra l’accertamento delle violazioni della normativa in materia di contenimento del China virus – ma, da due anni a questa parte, abbiamo accettato l’idea che i poteri dei ministri pro tempore possano estendersi oltre i limiti costituzionali, basta che siano in nome della tanto proclamata emergenza sanitaria.

A un anno dall’inizio della campagna vaccinale, una domanda sorge spontanea: le scelte che i governi hanno applicato, soprattutto negli ultimi dodici mesi, sono di natura sanitaria o solamente frutto di logiche politiche? Se il governo Conte II era totalmente subordinato alle scelte della comunità scientifica, in particolare nei mesi di marzo ed aprile 2020, con il governo Draghi le posizioni sembrano ribaltate, è la scienza a rincorrere – e giustificare senza se e senza ma – le scelte del potere politico.

Mi spiego meglio con un esempio. Originariamente, secondo il parere tecnico-scientifico, la soglia dell’80 per cento di vaccinati doveva essere l’obiettivo da raggiungere per un ritorno alla normalità pre-Covid. Per semplificare, doveva corrispondere ad un “liberi tutti” – che nel Regno Unito è risuonato lo scorso 19 luglio. Una volta prossimi alla fatidica soglia, ecco che l’asticella è stata alzata al 90 per cento. Oggi, etichettando i non vaccinati come i responsabili della quarta ondata, l’unica alternativa sembra essere quella del 100 per cento della popolazione vaccinabile.

Qualche utente social, non privo di umorismo, affermava che il prossimo step sarà il raggiungimento della percentuale del superbonus edilizio: 110 per cento di inoculati per eliminare tutte le restrizioni. Eppure, prendendo il toro per le corna, pare che, in qualsiasi momento, vi sia effettivamente una valida e ragionevole motivazione, adatta a posticipare lo sperato ritorno alla normalità. Ed allora: cosa c’è di scientifico nel continuare ad innalzare la soglia della così detta “immunità di gregge”? Cosa c’è di scientifico nell’introdurre un Green Pass, prima per 9 mesi, poi per 12, poi di nuovo per 9, infine per 6 mesi e in futuro, forse,anche per un periodo più limitato? Cosa c’è di scientifico nell’impedire ai no-vax di partecipare a tutte le attività sociali? E ancora: cosa c’è di scientifico nel vaccinare i bambini minori dei 12 anni, se i rischi, sebbene minimi, e le incognite dei vaccini superano il rischio di contrarre la malattia in forma grave? 

Si badi bene: anche con l’eventualità dell’introduzione di un obbligo vaccinale ed il conseguente raggiungimento del 100 per cento della popolazione vaccinata – il che è tutto da verificare, posto il fatto che con una semplice norma non è detto si possa risolvere il problema – ci sarà ancora una valida ragione per circoscrivere le nostre libertà. Probabilmente, la politica, spalleggiata da media mainstream spargipanico, introdurrà comunque nuove chiusure perché i contagi, soprattutto nei mesi più freddi, saranno in costante crescita o perché ci saranno nuove varianti. Buona parte della popolazione le accetterà di buon grado; illudendosi che quello sarà l’ultimo sforzo necessario per il ritorno alla normalità pre-2020. E la narrazione continuerà a ripetersi ciclicamente…