Ci sono giornalisti Rai che negano i massacri compiuti dagli arabi di Gaza contro i civili israeliani e giornalisti di La7 che sproloquiano di fantomatici “coloni”. Come stigmatizzato da molti, è indecente che Lucia Goracci a ReStart di Raitre, il 25 settembre 2025, abbia definito una “fake news” l’abominio compiuto da Hamas sui bambini israeliani bruciati vivi davanti ai genitori.
Ora perfino le Nazioni Unite lo ammettono e documentano: la Commissione indipendente Detailed findings on attacks carried out on and after 7 October 2023 in Israel (Risultati dettagliati delle indagini sugli attacchi perpetrati in Israele a partire dal 7 ottobre 2023) ha certificato che Hamas ha bruciato vivi neonati e adulti.
Riferendo al Consiglio dei Diritti Umani già il 10 giugno 2024, al punto 123 del Rapporto, si legge
La Commissione ha documentato prove digitali di corpi bruciati in diversi luoghi. Secondo alcuni rapporti, gli autori hanno usato un agente accelerante che ha creato temperature molto elevate e ha causato ingenti danni ai corpi.
Punto 128 del Rapporto:
La percentuale di corpi carbonizzati è alta. Molti hanno ferite da arma da fuoco nelle mani, il che dimostra che hanno alzato le mani in difesa davanti ai loro volti. Molti sono stati bruciati vivi nelle loro case. Sappiamo che sono stati bruciati vivi perché c’è fuliggine nella loro trachea, nelle loro gole, il che significa che stavano ancora respirando quando sono stati bruciati.
Punto 129:
La Commissione ha verificato in modo indipendente – per esempio – due immagini. Un’immagine di una TAC mostra i resti carbonizzati di due midolli spinali e due costole appartenenti a un adulto e a un bambino che erano legati insieme con filo di ferro e bruciati.
Punto 172:
Sei membri di tre generazioni della famiglia israelo-americana Siman Tov sono stati uccisi da militanti durante l’attacco al kibbutz Nir Oz, tra cui tre bambini: le figlie gemelle di sei anni, Shahar e Arbel, e un bambino di quattro anni, Omer. I rapporti indicano che i militanti avevano sparato attraverso la porta della safe room e poi avevano dato fuoco alla casa [bruciandoli vivi].
Per ulteriori e infiniti dettagli dell’orrore di quel giorno maledetto chiedere a Lucia Annunziata che ha visto i video atroci girati con gioia e allegria dagli stessi palestinazi.
Ma quali coloni
Poi ci sono Marianna Aprile e Luca Telese a In Onda che seguitano a farneticare di “coloni israeliani”. A parte che non si capisce perché nell’ambito dei medesimi agglomerati urbani, quartieri e strade, antistanti gli uni agli altri, se chi vi abita è israeliano si definisce colono ma se sono arabi no. La realtà è che i “coloni” israeliani non esistono: si tratta di normali cittadini israeliani, spesso anche musulmani, che vivono fuori dalle grandi città per una mera questione economica.
E la zona non si chiama né Cisgiordania né West Bank, bensì Samaria, Giudea, Valle del Giordano: furono i giordani quando la invasero nel 1948 a chiamarla così per distinguerla dalla Transgiordania. Gli israeliani la liberarono nel 1967 durante un’altra guerra scatenata sempre dagli Stati arabi. Chi la occupa illegalmente sono proprio i beduini lì immigrati e installatisi, dacché questi territori appartengono di diritto a Israele secondo la Dichiarazione Balfour del 2 novembre 1917, la Conferenza di Sanremo dell’aprile 1920, la League of Nations Mandate for Palestine del 16/9/1922, e dalla costituzione dello Stato di Israele del 14 maggio 1948.
Con gli Accordi di Oslo del 1992/93 Israele accettò di lasciarne una parte agli arabi secondo l’assunto “terra in cambio di pace”, ma né l’Olp né l’AP né Hamas né Fatah né alcuna autorità araba ha mai mantenuto gli impegni di stroncarvi il proprio terrorismo. Sono stati divisi in tre zone – A, B, C – dove le prime due sono governate dall’Autorità Palestinese, e da qui, da decenni, partono attentati e assalti contro i civili israeliani
E infine, riguardo ai bempensanti che sui social si scandalizzano: ebbene sì, i cittadini israeliani girano armati. Chi passeggia in campagna, o le ragazze che escono a cena a Tel Aviv o a Gerusalemme in minigonna e tacchi, indossano un mitra a tracolla. È così che si vive in Israele, dopo un secolo di terrorismo, omicidi, attentati, aggressioni, bombe, crimini e violenze di ogni genere da parte dei palestinazi. Gli israeliani non si faranno mai più trovare disarmati davanti a chi li vuole morti.
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