Negli oltre due anni passati dal 7 ottobre 2023, con la scusa della guerra a Gaza i propal se la sono presa sempre più spesso con gli ebrei in quanto tali: è successo in un autogrill vicino a Milano, dove un padre ebreo francese è stato aggredito davanti al figlio di sei anni solo perché indossava la kippah; è successo su un volo da Valencia, dove dei bambini ebrei francesi sono stati costretti a scendere dall’aereo; ed è successo a Manchester e a Sydney, dove degli attentati terroristici hanno fatto diverse vittime nelle comunità ebraiche locali.
Spesso i bersagli di questi attacchi sono ebrei, sia israeliani sia della diaspora, che appartengono a categorie vulnerabili: donne, bambini, anziani, e talvolta persino disabili. Come quando, nel settembre 2025, una turista disabile in sedia a rotelle si è vista negare un taxi a Milano solo perché israeliana.
Donne anziane cacciate a Madrid
Guardando agli episodi più recenti, ha fatto discutere in Spagna un episodio avvenuto il 14 febbraio, quando tre anziane turiste israeliane sono state costrette a lasciare il Museo Nazionale d’Arte Reina Sofia di Madrid, nonostante sia un luogo pubblico che fa capo al Ministero della Cultura.
Il motivo, secondo il sito di notizie spagnolo Okdiario, è dovuto al fatto che appena sono state viste indossare simboli ebraici come la Stella di Davide o immagini della bandiera d’Israele, sono state molestate pesantemente da altri visitatori, che le hanno chiamate “assassine” e “genocide”. Ma l’aspetto peggiore è che una guardia di sicurezza del museo, invece di aiutarle, le ha costrette ad uscire, giustificandosi dicendo che “c’è un pubblico che si sta infastidendo”.
Le tre donne, una delle quali è di origine ungherese e i cui genitori sono stati perseguitati dai nazisti, erano state accompagnate nel museo da una signora di Madrid. Questa, interpellata da Okdiario ha affermato:
Portavano un simbolo ebraico del tutto normale, per niente offensivo, come qualcuno può venire vestito con una maglia di una squadra di calcio o con la bandiera del suo paese d’origine, senza altro. […] Ma non appena siamo arrivate e hanno visto che erano ebree, siamo state sottoposte a una manifesta ostilità da parte di persone del personale del museo. È stato scandaloso, intollerabile”.
Campeggi per bambini attaccati in Canada
Se in Spagna i propal se la prendono con delle donne anziane, in Canada sono arrivati a prendersela con i campeggi estivi per bambini ebrei. Recentemente, una coalizione di associazioni canadesi di estrema sinistra e filopalestinesi ha indetto una campagna di proteste per privare i campeggi in questione degli accrediti statali, sostenendo che questi “rappresentano un problema in quanto incoraggiano il sostegno ad uno Stato genocida, colonialista d’insediamento”.
Un campeggio nel Quebec, ad esempio, impiegava come consulente una donna che in precedenza aveva lavorato come assistente sociale nell’esercito israeliano. Il direttore di un altro campo è stato definito un “sionista che pubblicamente sostiene Israele”. Un campeggio nell’Ontario è stato attaccato con l’accusa di “appropriazione culturale” per il solo fatto che vi mangiavano lo za’atar, una spezia mediorientale tipica della cucina araba ma molto apprezzata anche in Israele.
Se in questo caso ci si è limitati a campagne intimidatorie, in altre circostanze c’è chi ha fatto ricorso alla violenza in Canada: solo nel 2024, una scuola elementare femminile ebraica di Toronto, la Bais Chaya Mushka Girls Elementary School, è stata colpita per ben tre volte da qualcuno che vi ha sparato con armi da fuoco.
Uno status negato
Questi e altri episodi testimoniano un fenomeno più ampio: molte persone si sentono libere di ostentare nei confronti degli ebrei un odio che non mostrerebbero mai in pubblico verso altre categorie, quali le donne, i gay o i neri. E dopo il 7 Ottobre e lo scoppio della guerra tra Israele e Hamas, è emerso in maniera preponderante il paradosso di chi manifesta pregiudizi e xenofobia travestendoli da giustizia sociale.
Questo modo di vedere gli ebrei, come degli “oppressori” invece che come una minoranza che può subire ostilità e discriminazioni, si può riscontrare nella recente posizione espressa all’interno dell’American Psychological Association (APA), dove un sottogruppo formato da psicologi appartenenti a diverse minoranze (asiatici, arabi, latinos, neri e nativi americani) si è opposto al riconoscimento dello status di minoranza all’associazione degli psicologi ebrei.
La motivazione adottata dal CONREPA, come viene chiamato l’agglomerato dei vari gruppi di minoranze all’interno dell’APA, è che gli ebrei americani si identificherebbero prevalentemente come “bianchi”, e in quanto tali non sono riconosciuti come un gruppo potenzialmente vittima di razzismo. Tuttavia, in tempi recenti ci sono state diverse segnalazioni di episodi di molestie nei confronti degli ebrei iscritti all’APA, presi di mira in quanto ebrei o per le loro opinioni filoisraeliane.
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