Esteri

Così Forrest-Sánchez ruba la scena alle vittime per regalarla ai terroristi

Una giornata di infamia: la conferenza stampa al valico di Rafah nei momenti del rilascio degli ostaggi, lo schiaffo a Israele, dimostrano incompetenza e pregiudizio

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Sanchez Rafah Il primo ministro spagnolo Sanchez al valico di Rafah

Pedro Sánchez è da ieri ufficialmente il Forrest Gump della politica internazionale. Mentre gli occhi del mondo sono puntati sulla liberazione dei primi ostaggi detenuti dal 7 ottobre nei tunnel di Gaza, il presidente del governo spagnolo, insieme al suo omologo belga, decide di organizzare la conferenza stampa che chiude la sua due-giorni mediorientale proprio nel punto esatto in cui i tredici sequestrati devono essere riconsegnati.

Discorso pro-Hamas

Al valico di Rafah, in Egitto, a favore di luce e di telecamera, pochi istanti prima della restituzione di donne e bambini dopo 49 giorni in cattività, da vera star del terzomondismo d’accatto, Sánchez si lancia in un’intemerata rozza contro i “bombardamenti indiscriminati” di Israele su Gaza e in una promessa di riconoscimento “se necessario unilaterale” di uno Stato palestinese.

Un discorso oggettivamente pro-Hamas che ruba protagonismo alle vittime per regalarlo ai terroristi e a se stesso, in una simbiosi affatto casuale. Il tutto dopo aver ripetuto il giorno prima, in visita a Gerusalemme, le accuse anti-israeliane contro il governo Netanyahu riguardo alla “violazione del diritto internazionale” e ai presunti “crimini di guerra” contro la popolazione palestinese.

La reazione di Israele

Una rappresentazione di incompetenza, pregiudizio e assenza di rispetto diplomatico che ha provocato la reazione sdegnata dell’Esecutivo israeliano, costretto a diramare una nota semi-ufficiale per smentire e contestualizzare le affermazioni del presidente socialista spagnolo in versione agit-prop. Emblematico il contrasto tra l’espressione di disprezzo di Forrest Sánchez nella foto con Netanyahu e l’affabilità dimostrata ieri con Abu Mazen, l’uomo che paga gli stipendi ai terroristi di Hamas.

Ministeri ai radicali

Si chiude così, in gloria, la settimana in cui il nostro è stato riconfermato alla guida del governo spagnolo con i voti dei comunisti e dei nazional-secessionisti, assegnando i ministeri della cultura e dell’infanzia e gioventù (sic!) a esponenti politici di estrema sinistra che rivendicano apertamente – anche sulle reti sociali – il castrismo, il leninismo e la “lotta di liberazione” di Hamas.

Convocati gli ambasciatori

Dopo la sceneggiata di Rafah, il ministro degli esteri israeliano Eli Cohen ha convocato gli ambasciatori di Spagna e Belgio per una “dura conversazione” in seguito alle “false affermazioni” dei rispettivi primi ministri.

Se in Spagna esistesse un’opposizione degna di tal nome, oggi si mobiliterebbe per denunciare l’umiliazione internazionale che Sánchez ha inflitto al suo Paese. La sua due-giorni in Medio Oriente rischia già di essere ricordata come una delle tappe più ignominiose di un secondo mandato che promette purtroppo molte altre giornate di infamia come questa.

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