Esteri

Così la Russia attira gli africani per farli combattere in Ucraina

Né volontari né mercenari: arruolati con l'inganno. Privi di addestramento, probabilmente neanche in grado di capire gli ordini impartiti: vera carne da macello

africani Ucraina (Ytube)

La Russia ha reclutato e schierato contro l’Ucraina migliaia di combattenti stranieri. La Corea del Nord ha mandato 14.000 militari, gran parte dei quali appartenenti all’unità di forze speciali Storm Corps. Sembra che almeno 6.000 siano morti combattendo o perché si sono tolti la vita per non essere catturati.

Da Cuba sono arrivati circa 5.000 mercenari, molti di più secondo alcune stime. Si ritiene che, oltre ai nord coreani, servano nell’esercito russo almeno altri 18.000 stranieri provenienti da 128 Paesi tra cui Nepal, India, Cina, Serbia, Indonesia, Colombia… C’è anche qualche italiano. Si tratta di mercenari o di volontari motivati ideologicamente, sia di destra che di sinistra, gli uni e gli altri, per ragioni diverse, dalla parte di Putin e della Russia contro l’Occidente.

Arruolati con l’inganno

Poi ci sono gli africani, e sono un caso a parte. Il 25 febbraio il ministro degli esteri ucraino, Andrii Sybiha, durante una conferenza stampa insieme al suo omologo del Ghana, Samuel Okudzeto Ablakwa, ha detto che attualmente combattono nell’esercito russo più di 1.780 africani provenienti da 36 Paesi e ha affermato che Mosca li ha arruolati con l’inganno: dunque, né volontari né mercenari. “È evidente che la Russia sta cercando di trascinare i cittadini africani in una guerra mortale”, ha commentato.

Le autorità russe replicano escludendo di aver mai arruolato illegalmente degli africani. Siccome però l’esistenza di africani che combattono contro l’Ucraina è accertata, e anzi negli ultimi mesi il loro numero è aumentato, in qualche modo in Russia devono esserci arrivati e adesso, anche se tardivamente, i governi africani vogliono vederci chiaro.

Intervistati, gli africani che sono riusciti a tornare a casa spiegano di essere stati attirati in Russia con la promessa di un lavoro, spesso come guardie del corpo, per ritrovarsi poi sul fronte, in prima linea e senza neanche un minimo addestramento militare.

Reclutati in Kenya

Così negli anni dal solo Kenya ne sono partiti alla volta di Mosca più di mille. L’ambasciata russa a Nairobi continua a negare di aver rilasciato dei visti a cittadini kenyani intenzionati a partecipare a quella che Mosca continua a chiamare “Operazione militare speciale in Ucraina”.

Una indagine dell’intelligence kenyana di cui sono stati presentati i risultati in parlamento a febbraio, ha scoperto una rete di agenzie di reclutamento che avvicinano ex militari e agenti di polizia e giovani disoccupati e promettono loro impieghi lautamente retribuiti: 350.000 scellini kenyani al mese, pari a 2.715 dollari – una cifra enorme in Kenya – e persino un bonus fino a 1,2 milioni di scellini, pari a 9.309 dollari.

All’inizio i kenyani lasciavano il Paese con visti turistici e raggiungevano la Russia passando per la Turchia o per gli Emirati Arabi Uniti. Dopo che il Kenya ha rafforzato la sorveglianza all’aeroporto internazionale della capitale Nairobi, li hanno portati in Uganda, Repubblica Democratica del Congo e Sudafrica e da lì in Russia. Con le agenzie di reclutamento collaborano dei dipendenti pubblici: personale aeroportuale locale, funzionari dell’immigrazione e altri funzionari statali, personale dell’ambasciata russa a Nairobi e dell’ambasciata kenyana a Mosca.

All’inizio di febbraio la polizia kenyana vicino alla frontiera con l’Etiopia ha arrestato un uomo con l’accusa di aver adescato dei giovani prospettando loro ottime opportunità di lavoro. Si chiama Festus Arasa Omwamba ed è responsabile di una sedicente agenzia di reclutamento che si chiama Global Faces Human Resources.

L’operazione di polizia ha individuato un appartamento in cui si trovavano 22 uomini in attesa di partire. Altri tre avevano già lasciato il Paese. Quelli salvati hanno raccontato di aver firmato con una agenzia di collocamento straniera non identificata dei contratti che li impegnavano a pagare fino a 18.000 dollari per visti, viaggio, alloggio e altri servizi.

Ghana e Nigeria

Storie analoghe arrivano da altri Paesi. Dal Ghana risulta che siano partiti, anche loro allettati da false promesse, 272 uomini. 55 sono morti. Due sono stati catturati e sono tuttora prigionieri di guerra. Il governo sudafricano ha individuato 17 cittadini portati in Russia. È riuscito a rimpatriarli quasi tutti, ma due sono morti al fronte. Secondo le autorità nigeriane almeno 36 cittadini hanno lasciato il Paese, due dei quali sicuramente caduti in combattimento.

Preoccupato per il crescente reclutamento illegale di giovani, a metà febbraio il Ministero degli esteri nigeriano ha diramato un allarme urgente per mettere in guardia dall’accettare le offerte di lavoro per credibili che appaiano. “Diversi nigeriani, vittime di situazioni così sfortunate – ha dichiarato il portavoce del Ministero degli esteri Kimiebi Ebienfa – sono stati inviati in zone di combattimento, dopo essere stati ingannati e costretti una volta arrivati in Russia a firmare dei contratti di servizio militare”.

Carne da macello

Che degli africani disoccupati si lascino convincere a tentare la fortuna altrove non fa meraviglia. Sono decine di migliaia ogni anno quelli che lasciano il continente ed emigrano illegalmente immaginando facili guadagni e una esistenza invidiabile.

La domanda è che cosa se ne faccia un esercito considerato uno dei più potenti al mondo di combattenti impreparati, privi di addestramento, probabilmente neanche in grado di capire gli ordini impartiti: vera carne da macello.

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it
L'inferno è pieno di buone intenzioni