Una lezione orrenda e una splendida arrivano dall’attentato di Sidney, Australia, dalla strage di ebrei che celebravano il primo giorno di Hanukkah, la festa delle luci.
La lezione orrenda
La lezione orrenda è: l’ignavia genera mostri. I mostri in questione sono un padre e un figlio, Sajid Akram, fruttivendolo immigrato da Pakistan nel 1998, solo apparentemente integrato e il figlio Naveed, 24 anni, ex operaio disoccupato, con studi religiosi alle spalle e attenzionato dalla polizia australiana per suoi presunti contatti con lo Stato Islamico.
Il figlio, nato nella nuova generazione in cui alligna il fiancheggiamento al terrorismo jihadista, ha radicalizzato il padre? Hanno fatto tutto da soli, o sono una cellula dell’Isis? Queste sono le domande a cui dovranno rispondere gli inquirenti australiani. Quel che sappiamo è che Sajid e il figlio Naveed hanno detto alla famiglia di andare a pescare.
Invece, nella loro casa presa in affitto nei pressi della spiaggia di Bondi, hanno nascosto le loro armi. E quando in spiaggia c’era un migliaio di ebrei che festeggiavano Hanukkah, indisturbati hanno sparato, con il massimo della precisione possibile, per uccidere più persone possibili. Nelle immagini dell’attentato, infatti, li si vede prendere la mira con cura e sparare.
Hanno dunque deliberatamente assassinato donne, anziani e bambini, la più piccola di 10 anni, di nome Matilda, il più anziano di 87, Alexander Kleytman. Il bilancio, ancora provvisorio, è di 15 morti e 40 feriti.
A riprova di quanto gli ebrei siano colpiti a più riprese, nella storia contemporanea: Alexander Kleytman era un sopravvissuto alla Shoah. Uno dei feriti è invece Arsen Ostrovsky, sopravvissuto al pogrom del 7 ottobre 2023. Arrivato in Australia, da pochi giorni, per prendere parte a iniziative contro un antisemitismo montante, è rimasto di nuovo vittima (ma per fortuna vivo) di uno dei più gravi attentati antisemiti fuori Israele.
Antisemitismo crescente
In Australia questo attentato è il primo nel suo genere e il più grave attacco islamico nella storia del Paese. Ma sbaglia chi si dice sorpreso. L’antisemitismo, celato sotto le spoglie della “critica al governo di Israele” stava gonfiandosi mese dopo mese.
Per capire quanto fosse grande il problema, cediamo la parola ad attenti osservatori dell’antisemitismo. Fiamma Nirenstein (su Il Giornale):
Così a Sidney grandi folle il 9 di ottobre urlavano per strada “ebrei al gas” con le bandiere palestinesi, e la politica e la stampa li hanno accompagnati per due anni. Dal 7 ottobre 2023 al 30 settembre 2025 gli attacchi antisemiti sono stati 4716, più di sei al giorno. Il 6 dicembre dell’anno scorso è stata incendiata una sinagoga di Melbourne, poi una di Sidney è stata salvata da un’esplosione. Dietro gli attacchi, le Guardie della Rivoluzione Iraniane. Cortei, marce, botte, boicottaggi: gli ebrei australiani sono stati oggetto di persecuzione ed è finita in un massacro.
Giulio Meotti (su Il Foglio):
Venerdì a Melbourne, un rabbino e suo figlio sono stati aggrediti per strada: “Andate nelle camere a gas”. Ieri (domenica, ndr) quindici persone sono state uccise e decine di altre sono rimaste ferite quando due terroristi hanno aperto il fuoco durante una celebrazione di Hanukkah organizzata dagli ebrei Chabad nella popolare Bondi Beach, a Sydney. Il rabbino Eli Schlanger, assassinato nell’attacco terroristico a Bondi Beach, aveva scritto una lettera al premier australiano Anthony Albanese chiedendogli di sostenere Israele. “Come rabbino di Sydney, la prego di non tradire il popolo ebraico“, aveva scritto Schlanger ad Albanese, considerato un duro critico di Israele. “Gli ebrei sono stati strappati dalla loro terra più e più volte da leader che ora sono ricordati con disprezzo nelle pagine della storia. Lei ha l’opportunità di schierarsi dalla parte della verità e della giustizia”.
Il premier australiano parte del problema
Il premier laburista Anthony Albanese è parte del problema. Ha reagito contro l’Iran, quando in Australia è stata scoperta la rete di agit prop della Repubblica Islamica, infiltrati ad arte nelle manifestazioni antisioniste per renderle estreme e compiere atti di violenza contro la comunità ebraica locale. Ma non ha affrontato l’antisionismo che cresceva al crescere delle manifestazioni propal.
Anzi, ne ha sposato la linea, quando è stato fra i primi a riconoscere uno Stato di Palestina. Dure le parole del ministro degli Esteri israeliano, Saar:
Oggi si sono realizzati gli auspici di chi chiedeva di globalizzare l’intifada. Il governo australiano, che aveva ricevuto innumerevoli segnali di allarme, deve finalmente prendere coscienza di quanto sta avvenendo. Questo non è che il risultato finale degli attacchi antisemiti che si sono visti, negli ultimi due anni, in Australia.
La lezione splendida
Ma qual è la lezione splendida che ci arriva dall’attentato di Sidney? Che gli eroi esistono e sono tra noi. L’eroe della giornata è Ahmed al Ahmed, fruttivendolo (come gli attentatori) e musulmano (come gli attentatori), ha agito con coraggio per disarmare il terrorista Sajid Akram, per salvare vite, a rischio della sua.
Pur se disarmato, ha approfittato di un momento di distrazione del tiratore per saltargli addosso, strappargli il fucile dalle mani e puntarglielo addosso per costringerlo alla fuga. Questo immigrato dalla Siria, in Australia dal 2006, è in ospedale, con diversi proiettili in corpo, ma salvo. Incalcolabile il numero di vite che ha salvato.
Ma ci sono altri eroi anche fra le vittime, le loro identità e le loro gesta emergono man mano che si raccolgono le testimonianze dei vivi. Alexander Kleytman, il sopravvissuto alla Shoah, ha fatto scudo col suo corpo per proteggere la moglie Larisa. Tibor Weitzen, 78 anni, si è sacrificato per salvare un amico di famiglia. Non sono gli unici, anche altri feriti e sopravvissuti hanno protetto mogli, figli, nipoti, in un giorno di festa che si è tramutato in tragedia.
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