Un altro candidato al Senato sponsorizzato dal Democratic Socialists of America (DSA) ha vinto le elezioni primarie del Partito Democratico nel Michigan. Non nasconde il suo estremismo. Non lo ha mai fatto. Questo candidato, Abdul El Sayed, immigrato egiziano di seconda generazione, ha puntato molto sull’antisionismo militante e radicale, arrivando a giustificare (dopo una condanna di rito) l’attentato alla sinagoga di Bloomfield, definendolo parte dello stesso “ciclo di violenza” assieme agli attacchi israeliani in Libano e in Iran.
Il nucleo del programma di El Sayed, che è un medico ed è stato direttore del Dipartimento della Salute della città di Detroit, comunque riguarda sanità ed economia. Vuole sanità pubblica e gratuita per tutti i cittadini americani e una tassa patrimoniale per finanziarla. Ed è soprattutto su questi punti, oltre che per la sua militanza anti-Israele, che ha avuto il pieno appoggio dei sempre più potenti DSA.
Comunisti negli Usa
Quando si dice che i DSA siano “comunisti”, come Trump li definisce senza mezze misure, il lettore italiano tende a storcere il naso. D’altra parte, ogni volta che si definisce qualcuno “comunista”, il lettore italiano ha sempre avuto dubbi: a giudicare da tutti gli ex PCI, infatti, il comunismo non esiste e non è mai esistito, nemmeno in Cambogia, Cina o Unione Sovietica.
Men che meno si pensa che esista un comunismo negli Usa, nella terra della libertà, dove i princìpi liberali hanno avuto attuazione per la prima volta e tuttora plasmano il sistema americano. Crea confusione anche il nome: Socialisti Democratici è una definizione di un movimento riformista e moderato, in Italia. I comunisti per insultare qualcuno di sinistra che vedevano come traditore al servizio della borghesia gli davano del “socialdemocratico”.
Quindi anche i DSA sono moderati di sinistra? Quando si legge, nei programmi dei candidati da loro sostenuti, che vogliono la patrimoniale, in Italia non fa alcun effetto: anche la nostra sinistra e persino qualche “liberale” la vorrebbe imporre. Quando si legge che vogliono la sanità pubblica per tutti, beh… da noi c’è già. Quando si legge che vogliono eliminare ogni sostegno a Israele: in Italia anche il governo di centrodestra vanta di aver sospeso nuovi contratti di cooperazione militare con lo Stato ebraico, dopo che questo ha subito il pogrom del 7 Ottobre.
Gli obiettivi del DSA
Ma allora non sono comunisti? Per ora no, ma vorrebbero esserlo. Per ora no, perché comunque si muovono nella politica americana, in un contesto fortemente liberale e decentrato, molto più che nei più liberi Paesi europei. E quindi devono limitarsi a proporre quel che si può introdurre subito, considerando gli attuali rapporti di forze. Però, lasciandoli fare, punterebbero alla rivoluzione comunista. Lo dicono e lo scrivono apertamente.
Sul giornale online The Free Press, l’ex politico dei DSA Jake Altman, lo spiega in un editoriale molto chiaro, in cui si limita a citare fonti aperte, come programmi ufficiali, dichiarazioni e tweet dei dirigenti “socialdemocratici”.
Tra gli obiettivi principali del DSA figurano la fine della presidenza e della Corte Suprema, l’abolizione delle carceri, alloggi gratuiti per tutti, l’eliminazione di ogni debito pubblico, la chiusura di tutte le basi militari statunitensi all’estero, la revoca di tutte le sanzioni contro Cuba, Venezuela e Iran e molto altro ancora.
Questi programmi massimalisti sono pubblici e si trovano scritti anche nel nuovo programma che:
Propugna l’eliminazione del capitalismo, non solo una spessa patina di redistribuzione sovrapposta all’economia attuale. Invita i lettori a immaginare un mondo in cui il profitto è stato completamente annientato. “Non hai debiti. Non hai bisogno di un’assicurazione sanitaria. Non paghi un mutuo né hai un padrone di casa, perché un alloggio confortevole è un diritto umano. La tua pensione è finanziata con fondi pubblici”.
I candidati sostenuti dai DSA, come Mamdani a New York, puntano molto sulle politiche abitative. Non è un caso: “Il programma non menziona la proprietà della casa, probabilmente perché molti DSA immaginano sinceramente un mondo senza proprietà privata”. La Commissione per la giustizia abitativa dei DSA, d’altra parte, ha dichiarato esplicitamente che il suo obiettivo a lungo termine è “la fine della mercificazione degli alloggi”.
La proposta promette di “lavorare quanto si è in grado e non più del necessario”, una quasi riformulazione del celebre aforisma di Marx: “Da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni”. Suggerendo la possibilità di “controllare il proprio lavoro e vederlo impiegato in modo produttivo”, il documento fa apparire una complessa riorganizzazione della società sospettosamente semplice. Come la storia ha dimostrato, esperimenti simili producono risultati catastrofici.
In una parola: i DSA puntano alla collettivizzazione dei mezzi di produzione, passando prima per la loro nazionalizzazione. E non importa quali effetti produca sull’economia reale. Gustavo Gordillo, co-presidente dei DSA di New York, ha dichiarato a Fox News di non preoccuparsi se i supermercati di proprietà statale mandano in rovina i piccoli negozi di alimentari: “Se un solo supermercato pubblico che abbassa i prezzi nel quartiere è sufficiente a mandare in rovina qualcuno, allora forse non avrebbe dovuto intraprendere quell’attività fin dall’inizio”.
Attacco alle istituzioni
Ma attenzione, questo non è ancora nulla. I DSA puntano a cambiare le istituzioni per trasformare gli Usa in una seconda Urss.
Invece di un equilibrio fra i poteri i DSA propongono di sostituire “il presidente e la Corte Suprema con un potere esecutivo e giudiziario scelti e subordinati al Congresso”. L’unico modo in cui i DSA potrebbero realisticamente realizzare il loro programma è attraverso l’eliminazione dei meccanismi di controllo ed equilibrio che tutelano il pluralismo e la stabilità degli Stati Uniti. I cambiamenti proposti dai DSA eliminerebbero convenientemente qualsiasi potenziale freno al consolidamento del potere dello Stato.
L’abolizione della polizia
Inquietante il progetto per la polizia, solo apparentemente umanitario:
I DSA continuano a battersi per l’abolizione della polizia e dell’ICE, creando al contempo quella che sembra essere un’ala paramilitare. I DSA hanno formato un gruppo chiamato Red Rabbits per prepararsi a una “rivolta nazionale contro gli agenti federali e la brutalità della polizia”. Quindi si tratta di una forza paramilitare per i DSA, ma non offre alcuna protezione al resto della popolazione.
Per chi conosce la storia: l’abolizione della polizia (ma non delle carceri) e la sua sostituzione con milizie “popolari” (leggasi: di partito), è sempre stata una strategia della conquista del potere da parte dei comunisti, da Lenin in avanti.
E conseguentemente, anche in politica estera, i DSA mirano ad allineare gli Usa con le dittature neo e post-comuniste: “I DSA hanno incolpato la Nato e l’espansionismo imperialista occidentale per l’invasione russa dell’Ucraina – scrive Jake Altman, che ha abbandonato i DSA quando questi hanno preso posizione contro l’Ucraina – Il 7 ottobre 2023, i DSA hanno prima espresso solidarietà alla Palestina e poi hanno attribuito ad Israele la responsabilità degli attacchi terroristici di Hamas. Dopo che il regime di Maduro ha brutalizzato e ucciso i suoi oppositori, i membri dei DSA si sono mostrati felici di fargli visita e celebrare il suo regime”.
Ebbene questi non sono programmi di socialisti “democratici” né tantomeno “riformisti”. Questi sono comunisti. Punto. E proprio per questo vincono le competizioni interne al Partito Democratico, ovunque prevalga un elettorato di immigrati che non intendono integrarsi e di giovani sempre più intimamente influenzati da professori di formazione marxista.
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