All’indomani dello sfondamento del confine di Ceuta ci hanno stordito con millanta post che certificavano l’efficienza quasi teutonica di Pedro Sanchez: sessantamila invasori rimpatriati in ventiquattr’ore. Un fiorire di panegirici, un’apoteosi di albagia progressista, il leader iberico assurto a simulacro di fermezza. Peccato fosse una palla sesquipedale.
La cronologia vera
Lo sfondamento è del 30-31 luglio: tra le 50mila e le 60mila persone dentro l’exclave in poche ore. I rientri non avvennero in un giorno, ma si trascinarono per giorni, dai 48.300 iniziali fino ai circa 73.500 stimati da fonti di sicurezza, cifra che il Viminale spagnolo non ha mai confermato. E non fu efficienza: fu coartazione. Alle persone vennero negati acqua, cibo e alloggio, mentre polizia ed esercito le rastrellavano caricandole su camionette fino alla frontiera. Un dettaglio che nessun cantore ha ritenuto dirimente: 67 corpi recuperati nelle acque di Ceuta, altri 17 sul versante marocchino. Cadaveri poco fotogenici evidentemente per le Ong e per i movimenti che vorrebbero accogliere la qualunque senza esclusioni. Della strage, non si parla silenzio tetragono su 84 clandestini annegati.
Fantasmi che restano
A quasi un mese, in territorio spagnolo permangono diverse migliaia di clandestini: le stime parlano di 5mila, ma il dato reale è ignoto, poiché le strutture sono collassate e la gran parte non è mai stata identificata. Subsahariani non rimpatriabili, accampati tra spiagge e boschi. Da qui i video di figure itineranti e senza dimora che vagano nell’exclave, gli stessi fantasmi che la narrazione trionfale aveva dato per volatilizzati in un racconto “tutto va bene”.
I minori e le porte sbarrate
I minori non accompagnati sono 1.500. Non sono stati “avviati” da nessuna parte: restano imbottigliati a Ceuta, nel CETI sovraffollato da 37 posti letto. Una realtà che fa impallidire la Lampedusa di un decennio fa!
Il governo Sanchez vorrebbe redistribuirli tra le comunità autonome, ma le regioni, Andalusia in testa, sbarrano la porta. Il paradosso è lapidario: la sinistra accogliente non trova, in casa propria, chi accolga. Si comportano come Vannacci qualunque.
Ed eccolo, il nodo cogente. Le stesse pagine social che invocavano accoglienza sempre e comunque, percorse da fremiti inclassificabili per la risposta dura ordinata da Sanchez alle sue stesse forze, oggi tacciono sui cinquemila fantasmi rimasti. La narrazione tossica funziona per un giorno, il tempo di un titolo; poi la realtà presenta il conto. Chiamano efficienza ciò che fu improvvisazione esiziale, condita da 84 morti e da un’exclave lasciata sola e in balia di saccheggi.
La polvere non si è ancora depositata. Ma un dato è già leggibile a occhio nudo: la favola dei sessantamila rimpatri lampo era, per l’appunto, una favola. E le anime bellissime che la spacciavano coltivano una memoria corta e una coerenza velleitaria (as usual).
Giulio Galetti, 30 agosto 2026
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