Proseguono gli attacchi di Trump al governo Meloni. Il quale appare tramortito, emettendo solo le flebili parole del ministro Crosetto: “non ne capirei le ragioni”. Ecco, vorremmo spiegargliele, queste ragioni.
Premesse
La guerra in Iran ha avuto inizio il 28 febbraio. Il 4 marzo Trump riceveva Merz nella Sala Ovale e trattava molto diversamente l’assente Sanchez e l’ospite Merz. Lo spagnuolo aveva appena rifiutato l’uso delle basi e dello spazio aereo, perciò meritandosi un severo: “interromperemo ogni scambio con la Spagna, non vogliamo avere alcunché a che fare con la Spagna”.
Il tedesco, al contrario, si era appena astenuto dal dichiarare fallita in partenza la guerra contro l’Iran; oltre che dal criticare il ruolo di Trump in Ucraina. Esplicitamente riservando i punti di conflitto (partecipazione militare, rinunce territoriali ucraine, accordo commerciale Usa-Ue) al colloquio privato (“a porte chiuse perché, come ho già detto, non volevo che il conflitto si svolgesse in pubblico”). Perciò meritandosi i complimenti di Trump.
Erano quelli i giorni nei quali Meloni faceva votare al Parlamento italiano una mozione che autorizzava il nostro governo ad inviare sistemi di difesa anti-aerea nei Paesi alleati del Golfo Persico. Perciò meritandosi i calorosi complimenti di Trump.
Gli obiettivi di Trump
Di Merz, Trump gradiva la non opposizione: non solo sull’Iran, ma pure sull’Ucraina. Poiché, il suo obiettivo è chiudere entrambe le guerre entro la tarda estate. Usando il successo nell’una per imporre la fine pure dell’altra.
In tale sforzo, chi lo asseconda è utile (pure se è Putin), chi non lo critica è inoffensivo, chi lo critica è un ostacolo. Perciò, a quel tempo, Merz era inoffensivo e Meloni utile.
Merz da inoffensivo ad ostacolo
Poi, però, Merz ha fatto in modo di passare da inoffensivo ad ostacolo. Vediamo come. Già il 10 marzo egli cominciava a cambiare tono. E, il 27 aprile, Merz criticava a fondo: la guerra in Iran è sbagliata (“ci sta costando un sacco di soldi”), Trump la sta conducendo male (“chiaramente gli Americani non hanno una strategia veramente convincente nemmeno nei negoziati”), Teheran la sta vincendo (“un’intera nazione viene umiliata dalla leadership iraniana, in particolare dai cosiddetti Guardiani della Rivoluzione”). Certo, poi Merz offriva navi per Hormuz, ma solo a guerra finita (“un prerequisito per questo è che le ostilità siano terminate”).
Il 28 aprile, Trump rispondeva con una critica sull’Iran (Merz “pensa che sia giusto che l’Iran abbia un’arma nucleare. Non sa di cosa parla!”); ma aggiungendo una critica interna (“non c’è da stupirsi che la Germania stia andando così male, sia economicamente che in altri ambiti!”). Il 29 lo stesso Trump rincarava, con un preavviso di ritiro di truppe dalla Germania.
Il 30 aprile, Merz passava al registro sentimentale (“questa partnership transatlantica è particolarmente cara a noi – e a me personalmente”). Ma senza compiere alcun passo avanti: navi ad Hormuz, solo a guerra finita.
Il 30 aprile Trump riprendeva la critica sull’Iran (Merz “dovrebbe dedicare … meno tempo a interferire con chi sta eliminando la minaccia nucleare iraniana, rendendo così il mondo, inclusa la Germania, un posto più sicuro!”) e la critica interna (“dovrebbe dedicare più tempo … a sistemare il suo Paese spezzato, in particolare Immigrazione ed energia”); ma aggiungendo una critica sull’Ucraina (“dovrebbe dedicare più tempo a porre fine alla guerra con Russia-Ucraina, dove è stato totalmente inefficace!”).
Critiche ripetute lo stesso 30 aprile ed il 1° maggio. Stavolta con l’aggiunta di due cannonate da 406: dazi sulle automobili e ritiro di 5.000 soldati dalla Germania.
Meloni da utile a quasi ostacolo
Nel frattempo che Merz passava da inoffensivo ad avversario, Meloni passava da utile ad inutile, lungo un percorso che già abbiamo seguito con riferimento alle prime dure risposte di Trump.
Poi qualcuno le ha fatto fare di peggio, cercando di farla scivolare da inutile ad ostacolo. Questo qualcuno è il ministro Guido Crosetto, il 20 aprile, con uno sciagurato intervento nel quale squadernava al mondo una analisi italiana coincidente con quella ultima tedesca: come Merz, egli si diceva convinto che l’Iran stia vincendo la guerra (mentre è vero l‘esatto contrario). Nonché, come Merz, ripeteva l’offerta di navi per Hormuz, ma solo a guerra finita.
Perciò meritando a Meloni nuove dure risposte di Trump, il 30 aprile: “l’Italia non ci è stata di alcun aiuto e la Spagna è stata orribile, assolutamente orribile”. Eppoi, di nuovo, il 1° maggio: “non sono contento dell’Italia e non sono contento della Spagna”.
Nello stesso sacco
Laddove può sorprenderci di essere messi nello stesso sacco della Spagna: visto che non abbiamo chiuso i nostri cieli (nonostante l’altra genialata del ministro Crosetto di pubblicizzare la sola volta nella quale egli ha negato un atterraggio ad aerei militari americani in rotta verso l’Iran) e non abbiamo fatto accordi segreti di transito con Iran.
Ma non può sorprenderci di finire nello stesso sacco della Germania: visto che la seguiamo pedissequamente (sino allo sconfortante comunicato congiunto sulla ennesima Flotilla). L’unico a mostrarsene sorpreso è il ministro Crosetto, come ha dimostrato con le poche brevi parole, dalle quali siamo partiti: “non ne capirei le ragioni”.
Lo sconcertante stupore di Crosetto
Per esteso, egli ha detto:
non ne capirei le ragioni. Come è evidente a chiunque, non abbiamo usato Hormuz. E ci siamo anche resi disponibili ad una missione per proteggere la navigazione. Cosa che peraltro è stata molto apprezzata dai militari americani.
Ossia, le parole di uno incapace di comprendere che, non aver chiuso i nostri cieli è il minimo sindacale tra alleati. Ossia, le parole di uno incapace di comprendere che, non aver fatto accordi segreti di transito con uno stato pirata è il minimo sindacale per una potenza marittima come noi.
Ossia, le parole di uno incapace di comprendere che, di una promessa di navi ad Hormuz solo dopo la fine della guerra, Trump non sa che farsene.
Alla bella addormentata di Palazzo Baracchini vorremmo ricordare che, se Trump ritirerà le truppe dall’Italia, noialtri dovremmo sobbarcarci subito un enorme aumento della spesa per la difesa; nonché affidarci alla striminzita difesa nucleare francese, in cambio della sottomissione al giogo di quelli che già ci hanno fatto il 2011 d’Italia e di Libia.
La sponda riservata sull’Ucraina
Se, sinora, l’Italia si è risparmiata le due cannonate da 406 inferte alla Germania, è soltanto per l’unica apprezzabile differenza, fra Italia e Germania: che non riguarda l’Iran, ma l’Ucraina. Come si deduce dalle parole pronunciate da Vance l’8 aprile: “abbiamo avuto l’aiuto di alcuni partner: Giorgia Meloni ci ha aiutato molto, così come alcune capitali europee, almeno dietro le quinte”.
Evidentemente, Meloni ha assecondato l’approccio americano dei 28 punti assai più di quanto abbia lasciato intendere. Tranne che una volta: quando fece le faccine a Merz, alla Casa Bianca e seduta vicina a Trump. Se Meloni non avesse agito così, oggi avremmo pure nuovi dazi sul vino e, in partenza, non sarebbero solo i 5.000 dalla Germania ma pure altri 5.000 dall’Italia.
Conclusioni
Ciò che, sinora, non è accaduto nonostante il ministro Crosetto. Ma accadrà, a meno che quest’ultimo non si ridesti dal proprio lungo sonno e spedisca molto in fretta le navi ad Hormuz e sotto comando americano o Nato (che è lo stesso). Se così farà, la patria gli porterà grata riconoscenza. In difetto, egli passerà alla storia come colui che ci avrà fatto uscire dal Patto Atlantico, inverando il sogno di Togliatti.
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