Il Sudan è travolto da una violenta guerra civile, che segue le linee di un’agenda strategica dei Fratelli Musulmani per dominare l’Africa Nord-Orientale e la regione del Mar Rosso. Al centro di questo conflitto ci sono le Forze armate sudanesi (Sudanese Armed Forces, SAF), guidate dal generale Abdel Fattah Al-Burhan, le cui alleanze rivelano una vicinanza con forze islamiste che perseguono un piano di dominio regionale.
Per gli Stati Uniti, questa situazione rappresenta un problema cruciale, poiché consentire ai Fratelli Musulmani di controllare il Sudan e, di conseguenza, le rotte commerciali marittime del Mar Rosso minaccerebbe la stabilità economica globale e gli interessi di sicurezza nazionale americani.
Una storia di terrorismo
Nel 1989, l’Esercito Sudanese rovesciò un governo civile, per instaurare un regime islamista sotto il generale Omar Al-Bashir. Per quasi 30 anni, la dittatura di Al-Bashir, influenzata dall’ideologo islamista Dr. Hassan Al-Turabi, commise genocidi nel Sud Sudan e nel Darfur, e sostenne il terrorismo globale. Dal 1992 al 1997, il Sudan diventò infatti un rifugio sicuro per Osama bin Laden.
Questo fu il periodo in cui Al-Qaeda stabilì legami con la Jihad Islamica egiziana, gettando le basi per molteplici attacchi terroristici, fra i quali il tentativo di assassinio del presidente egiziano Hosni Mubarak nel 1995 e gli attentati alle ambasciate statunitensi in Kenya e Tanzania nel 1998. Il regime Al-Bashir facilitò anche il contrabbando di missili iraniani a Hamas e sostenne l’Esercito di Resistenza del Signore (LRA) in Uganda.
Infiltrazione islamista
Dopo la destituzione di Al-Bashir nel 2019, a seguito di proteste popolari, il generale Al-Burhan prese il potere, rovesciando, nel 2021, un governo civile di transizione. Nel 2023, le tensioni tra le SAF e i loro ex alleati, le Rapid Support Forces (RSF), esplosero in una guerra civile che continua tutt’ora. Questo conflitto però non è semplicemente una lotta per il potere. In realtà, la guerra in corso fa parte di una strategia più ampia dei Fratelli Musulmani per controllare il Sudan attraverso le SAF e, pertanto, anche la regione dell’Africa Nord-Orientale e del Mar Rosso, un corridoio geopolitico ed economico cruciale per tutto l’Occidente.
Le fila delle SAF sono ora pesantemente infiltrate da gruppi islamisti allineati coi Fratelli Musulmani. Questi movimenti includono la Brigata Al-Bara Bin Malik, il braccio militare del Movimento Islamista Sudanese, la Brigata Bunyan Al-Marsous e gli ex ribelli del Darfur del Movimento per la Giustizia e l’Uguaglianza (JEM), guidati dal ministro delle finanze del Sudan, Dr. Jibril Ibrahim. Molti di questi combattenti, inclusi ex membri del Servizio Nazionale di Intelligence e Sicurezza (NISS) di Al-Bashir, si sono uniti alle SAF per rafforzare i suoi ranghi contro le RSF. Al-Burhan, spesso descritto come moderato, ha favorito o accettato questa ondata islamista all’interno delle forze armate, sollevando forti preoccupazioni sulle sue vere intenzioni.
L’ombra di Teheran
Le SAF sotto Al-Burhan continuano a proteggere figure del regime di Al-Bashir, incluso lo stesso ex dittatore. Le forze armate, accusate di crimini di guerra, hanno anche rinnovato i legami con l’Iran, dal quale ricevono armi e droni, come già accadeva sotto il regime di Al-Bashir.
Le relazioni delle SAF con Teheran suggeriscono che Forze armate sudanesi non siano una presenza per apportare la stabilità nel Paese, ma siano piuttosto un mezzo per veicolare l’agenda dei Fratelli Musulmani volta a consolidare il dominio islamista in Sudan e ad estendere la sua influenza ideologica, politica ed economica nella regione del Mar Rosso.
Sudan strategico per l’Occidente
L’area del Mar Rosso costituisce infatti un’arteria vitale. Attraverso le sue acque, passa circa il 10-15 per cento del commercio marittimo mondiale, incluse i rifornimenti di petrolio e di gas. Il controllo della costa sudanese del Mar Rosso da parte dei Fratelli Musulmani garantirebbe quindi al gruppo islamista un’influenza significativa su queste rotte commerciali, permettendogli di interrompere le catene di approvvigionamento globali e di imporre un aumento dei costi per le forniture energetiche e di altri beni.
Per gli Stati Uniti, ma anche per tutto l’Occidente, ciò rappresenta una minaccia diretta alla stabilità economica, dato che ripercussioni avverse sui mercati globali potrebbero avere conseguenze negative per i consumatori e le imprese americane.
Inoltre, un Sudan dominato dai Fratelli Musulmani potrebbe diventare un centro di diffusione di ideologie estremiste e attività terroristiche, minacciando gli stessi alleati degli Stati Uniti nella regione, come Egitto, Arabia Saudita e Israele. I legami storici del gruppo con Al-Qaeda e la sua rinnovata partnership con l’Iran aumentano ulteriormente il rischio che il Sudan diventi una base per operazioni anti-occidentali.
Gli Stati Uniti e la comunità internazionale devono pertanto iniziare a considerare questo conflitto non come una semplice guerra civile interna al Sudan, ma come un piano strategico dei Fratelli Musulmani per rimodellare il panorama geopolitico della regione e oltre.
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