Grande come l’Abruzzo, il Qatar non è solo ritenuto il maggior responsabile della destabilizzazione del Medio Oriente – assieme all’Iran ormai alle strette – ma per molti anche l’imputato per la penetrazione dell’islamismo radicale in tutto l’Occidente.
L’emiro Tamim bin Hamad Al Thani è considerato il maggior finanziatore della Fratellanza Musulmana, da un secolo la massima organizzazione di proselitismo radicalizzato del pianeta, i cui bracci armati vanno da Hamas ai Talebani, al Fronte Siriano al-Nusra di al-Qaeda e, quindi, tutti i gruppi terroristici islamisti.
Penetrazione economica e culturale
Non solo. Il quantitativo colossale di miliardi del Qatar finanzia – in Europa e negli Usa – università, centri culturali, media, industrie, aziende, investimenti immobiliari, corporation, banche, fondi borsistici e chi più ne ha più ne metta. Da Al-Jazeera agli atenei nostrani e d’oltreoceano, il Qatar è accusato d’aver intessuto una gigantesca rete di fedeli e simpatizzanti per le cause islamiste: sharia mondiale e arabi di Palestina primi fra tutti.
Con un unico scopo: ergersi a deus ex machina della politica mediorientale e internazionale; essere mediatore e risolutore proprio dei problemi e dei conflitti da esso stesso creati.
Intesa con la Turchia
Ora questo staterello ricchissimo e potentissimo si è alleato con la Turchia. Nuovi accordi commerciali e politici firmati il 22 ottobre 2025 col frustrato presidente del vorrei-ma-non-posso, il reazionario Erdogan vagheggiante un neo impero ottomano, creano ulteriori pericoli nello scacchiere mediorientale.
I principali settori coinvolti nei trattati bilaterali riguardano difesa, energia, telecomunicazioni, finanza. Inoltre la Turchia schiererà permanentemente una flotta di aerei della Qatar Emiri Air Force QEAF (12 caccia Rafale DQ/EQ, 9 caccia Mirage 2000-5DDA/EDA, 4 aerei da trasporto C-17, 4 aerei da trasporto C-130J-30, 7 elicotteri AW139) e 250 militari qatarioti con l’obiettivo strategico di “rafforzare le capacità militari di entrambi i Paesi”.
Detestati dagli altri Stati arabi che li incolpano di continui progetti sediziosi, dove invece si cerca pace e tranquillità per commerciare – vedi Accordi di Abramo intrecciati da Gerusalemme fino a Nuova Delhi passando per Riyad – Turchia e Qatar stanno tentando di primeggiare creando sempre più guai al mondo.
La crisi del 2017
Nonostante gli stretti rapporti militari e finanziari che legano Washington a Doha, da più parti si scalpita per le ambiguità e le posizioni sobillatrici dell’emiro. Pensare che qualche anno fa si era stati ad un passo dall’eliminare questo ingombrante fardello.
Nel 2017, infatti, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Yemen, Egitto, Maldive e Bahrein ruppero le relazioni diplomatiche col Qatar accusandolo proprio di appoggiare il terrorismo islamista. L’amministrazione Trump si avvicinò sempre di più al principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, mentre altri consiglieri di Trump premettero per misure più severe contro il Qatar a causa dei suoi legami con l’Iran, nonostante Doha ospitasse migliaia di militari statunitensi nella base aerea di al-Udeid.
Fu allora che l’Arabia Saudita bloccò l’unico confine terrestre del Qatar col resto del mondo. L’emirato era ad un passo dall’essere invaso dalle truppe saudite senza alcuna possibilità di resistenza: sarebbe bastata una parola di Trump e il gioco era fatto: fine del Paese presunto sponsor del terrorismo e annessione del territorio all’Arabia Saudita.
Tuttavia l’allora segretario di Stato Rex Tillerson convinse il presidente americano a evitare l’invasione, anche per non inasprire i rapporti con la Turchia la quale vi aveva subito inviato rifornimenti alimentari e migliaia di soldati, così come l’Iran. La crisi, alla fine, rientrò e terminò a tarallucci e ipocrisia come sempre accade fra arabi.
Ma il problema oggi rimane. E al momento peggiora, con quest’asse turco-qatariota. Forse prima o poi qualcuno vorrà ripensare a quell’occasione mancata?
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