Esteri

La Corte boccia Trudeau: incostituzionale la repressione del Freedom Convoy

“Irragionevole e ingiustificato” lo stato d’emergenza per reprimere le proteste contro le restrizioni Covid. Si arrivò al punto di congelare i conti correnti bancari

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Trudeau proteste Canada (CBN)

Siamo ancora in inverno, ma sembra che per qualcuno in Canada il letargo sia finito. Non stiamo parlando di orsi, ma del lungo sonno, o meglio distrazione, dei giudici della Corte federale canadese, che solo un paio di giorni fa hanno decretato l’incostituzionalità dell’Emergency Act voluto dal primo ministro Justin Trudeau per stroncare le proteste del Freedom Convoy.

Secondo la corte, l’adozione delle misure repressive è stata sia irragionevole che incostituzionale. [1]. Insomma, scusate per le legnate che vi abbiamo dato: non erano a norma di legge.

Il Freedom Convoy

Facciamo un salto indietro agli eventi del febbraio 2022, che noi di Atlantico Quotidiano abbiamo coperto in più occasioni [2, 3]. In quei giorni era divampato il malcontento di molti canadesi nei confronti delle restrizioni sempre più soffocanti imposte per contrastare la pandemia di Covid-19.

Non pago di aver lasciato senza stipendio i dipendenti federali non vaccinati (inclusi quelli in smart-working), il premier canadese aveva imposto l’obbligo di quarantena per i camionisti non vaccinati in arrivo in Canada dagli Stati Uniti.

Proprio dagli autotrasportatori era dunque partita la grande protesta del Freedom Convoy: un convoglio di centinaia di camion arrivato ad Ottawa per far sentire la propria voce, a colpi di clacson, balli e canti.

La repressione

Trudeau, dopo un iniziale momento di panico, aveva reagito facendo ricorso all’Emergency Act, per dare alle forze di polizia poteri speciali in fatto di multe, arresti, e sequestro dei camion [4]. Si era arrivati al punto di congelare i conti correnti bancari dei manifestanti e persino di chi aveva dato loro donazioni: un vero e proprio atto dittatoriale, volto a reprimere il dissenso contro misure liberticide.

Dando seguito alle richieste di un governo molto liberal ma ben poco liberale, le forze dell’ordine avevano poi reagito con violenza contro i manifestanti, con cariche a cavallo, arresti e manganellate distribuite con generosità, fino a far terminare forzatamente le proteste [5].

La sentenza della Corte

Di pochi giorni fa la decisione della Corte federale canadese, a seguito di un ricorso presentato da varie associazioni: l’utilizzo dell’Emergency Act in occasione di tali proteste è stato immotivato e, soprattutto, in violazione del Charter of Rights, una parte importante della Costituzione canadese, che tra l’altro protegge legalmente il diritto di spostarsi in Canada, di uscirne e rientrarne [6].

Nello specifico, secondo la Corte il blocco dei conti bancari dei manifestanti si è dimostrato essere una misura irragionevole, mentre il divieto di manifestare ha violato libertà di parola, protetta esplicitamente dalla Costituzione [7].

Sempre secondo la Corte, contrariamente a quanto sostenuto dal governo Trudeau, le leggi ordinarie sarebbero state più che sufficienti per trattare eventuali reati compiuti dai manifestanti, rendendo dunque ingiustificato il ricorso a provvedimenti eccezionali.

Trudeau vacilla

Ancora poco chiare le conseguenze di questa decisione. La vicepremier Chrystia Freeland ha promesso ricorso contro la sentenza della Corte. Non è certo cosa potrebbe succedere a Trudeau, e nemmeno se i manifestanti che si sono visti a suo tempo bloccare il conto corrente potranno a loro volta presentare denuncia contro il governo.

Ciò che è evidente ormai è che si tratta dell’ennesima caduta di un primo ministro ormai inviso ad una fetta consistente di canadesi, al punto che persino nel suo stesso partito c’è chi comincia a mettere in dubbio la sua leadership [8], incapace di reggere il confronto con la crescente popolarità del leader dei Conservatori Pierre Poilievre.

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