Esteri

Le condizioni capestro di Mosca rivelano solo una cosa: Putin non vuole negoziare

Atteggiamento che si può spiegare solo in due casi: o è convinto di vincere, ma per ora il fronte tiene; o è sicuro che Trump sia suo alleato, ma alcune richieste indigeribili anche per lui

Trump Putin Zelensky Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI

La bozza dell’accordo presentato a Istanbul dai negoziatori russi, pubblicata dal quotidiano britannico Telegraph, contiene le condizioni “minime” per accettare una pace “duratura” secondo il Cremlino. Leggendo punto dopo punto, ci si rende conto che è una imposizione di una resa senza condizioni, degna delle clausole dei trattati imposti alla Germania dopo la sconfitta totale del 1945.

Le condizioni di Mosca

Tanto per cominciare, si chiede il ritiro di tutte le forze ucraine dalle regioni di Kherson, Zhaporizhzhia, Donetsk, Lugansk. A parte il Lugansk, le altre sono solo parzialmente occupate dall’Armata. A seguito della cessazione delle ostilità, sarà fatto divieto all’Ucraina di ridispiegare le sue forze armate oltre una fascia di sicurezza concordata. La Russia chiede il riconoscimento ufficiale dell’annessione della Crimea (occupata nel 2014) e di tutte le altre quattro regioni occupate.

Se non bastassero queste clausole di amputazione territoriale, già inaccettabili per chiunque non sia completamente sconfitto e occupato, le clausole successive violano ancora maggiormente la sovranità ucraina, dettando condizioni sulla sua politica interna ed estera.

Prima di tutto si impone all’Ucraina di indire nuove elezioni e sono previsti anche i tempi (100 giorni dopo il ritiro della legge marziale). Si impone al prossimo presidente e al prossimo governo ucraino di non aderire alla Nato e di non ospitare basi della Nato sul suo territorio, di non sviluppare e acquistare armi nucleari, di liberare i “prigionieri politici” (incluse tutte le spie russe arrestate durante la guerra) e di garantire pieni diritti ai “russofoni”. Per comprendere quanto sia pretenziosa questa ultima clausola, basti pensare che l’attuale presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, è un ucraino russofono. Così come lo è la maggioranza della popolazione di Kiev.

La proposta di pace russa comprende clausole anche per la Nato. Infatti, alla Nato verrebbe vietato di fornire sia armi che intelligence alle forze armate ucraine dopo la firma di un trattato di pace. Inoltre i russi respingono ogni proposta di risarcimento per i danni materiali immensi che hanno inflitto all’Ucraina occupata. Un trattato di pace deve essere, secondo i russi, confermato anche da una specifica risoluzione Onu e quindi acquisire un valore legale internazionale.

Sono, appunto, condizioni da resa incondizionata, perché anche se l’80 per cento del territorio ucraino rimarrebbe formalmente indipendente, i russi accamperebbero pretese sulla formazione di ogni futuro governo e di fatto impedirebbero agli ucraini di ricostruire un proprio esercito e di scegliere liberamente di allearsi con le potenze occidentali.

Putin convinto di vincere?

Questo atteggiamento si può spiegare solo in due casi: o Putin è convinto che le sue forze siano in procinto di ottenere una vittoria definitiva, oppure è altrettanto convinto che gli Usa di Donald Trump lo appoggino incondizionatamente e siano anche sufficientemente forti e persuasivi da imporre queste clausole agli alleati europei della Nato e agli ucraini stessi.

La prima convinzione è abbastanza difficile da dimostrare. In una guerra di posizione, quale quella ucraina da due anni a questa parte, non si possono giudicare i risultati dai chilometri di avanzata o dalle città conquistate, ma dal numero delle perdite inflitte e subite, dal morale dell’una e dell’altra parte.

Non abbiamo dati affidabili né su un fattore né sull’altro, ma finora sappiamo, da tutte le analisi, che le perdite russe, a fronte di pochissimo territorio conquistato (circa 5 mila km quadrati), ammontano a morti nell’ordine delle decine di migliaia e feriti nell’ordine delle centinaia di migliaia e anche che sono decisamente più alte di quelle subite dagli ucraini.

Secondo le stime al rialzo del Csis le perdite russe ammonterebbero a 250 mila morti e 700 mila feriti, pari a 5 volte tanto l’ammontare di tutte le perdite sovietiche e poi russe di tutte le guerre dal 1945 al 2022 (Afghanistan e Cecenia incluse). Le perdite di materiale sono ancora peggiori.

Anche ridimensionando la perdita di bombardieri strategici dell’ultimo raid di droni ucraini (secondo le stime sono 20 e non 41), in un solo giorno i russi hanno perso un sesto della loro flotta aerea strategica. In tutto il conflitto i russi avrebbero perso quasi 2 mila carri armati e più di 3 mila mezzi corazzati per la fanteria. Gli ucraini, negli stessi settori, avrebbero subito meno della metà delle perdite.

L’informazione filo-russa continua ad insistere, sin dal marzo 2022, che la Russia “ha già vinto” e che la condizione dell’Ucraina, da qui in avanti, può solo peggiorare. Ma appunto i dati non corroborano questa convinzione. Tutto può succedere in guerra, magari mentre questo articolo va online il fronte ucraino collassa e i russi compiono una cavalcata vittoriosa fino a Kiev in tre giorni. Ma per ora non sembra proprio, nonostante le diserzioni e il tasso di renitenza alla leva siano enormemente aumentati in campo ucraino, nonostante le perdite di uomini, mezzi e territori, finora il fronte tiene.

Il fattore Trump

Allora resta il fattore Trump. Putin è veramente convinto che sia un suo alleato? Questa convinzione è del tutto fondata? Di sicuro, l’umiliazione pubblica inflitta da Trump a Zelensky, alla Casa Bianca, il 28 febbraio scorso, gioca molto a favore del Cremlino, ancora adesso. “Non hai le carte”, diceva Trump all’omologo ucraino ripetutamente, un po’ come dirgli “hai già perso, non fosse per me saresti già morto”.

Ma quella specifica trattativa serviva a ottenere un accordo vantaggioso per gli Usa per lo sfruttamento delle terre rare ucraina. Ed è stato raggiunto, poco dopo. Adesso gli Usa hanno interessi economici molto maggiori in Ucraina.

Trump, contraddicendo la Dichiarazione sulla Crimea della sua stessa prima amministrazione, ha ventilato informalmente la possibilità di riconoscere l’annessione russa della penisola. Ma non delle altre quattro regioni.

Nella proposta di pace di Trump si accetta per principio anche il dispiegamento di forze straniere neutrali a garanzia della futura fascia di sicurezza e di forze di garanzia europee nell’Ucraina centrale e occidentale. Per quanto Trump possa già essere considerato il più filo-russo dei presidenti americani (più ancora di Obama che non mosse un dito per l’annessione della Crimea), le condizioni di Putin potrebbero risultare indigeribili anche per lui.

Le vere intenzioni di Putin

Se Putin non è totalmente un illuso, dunque, queste clausole hanno solo un significato: che non vuole negoziare. La sua intenzione è quella di andare avanti a combattere, ad oltranza, contando sempre sul fatto che l’Ucraina ha meno uomini e meno materiali della Russia, che è meno in grado di sostituire le perdite e che può contare sempre meno su incerti alleati occidentali. Pensare che Putin “voglia la pace”, intesa come una pace di compromesso, è la nostra ultima grande illusione.

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