Esteri

Leone XIV, quando la prudenza somiglia a complicità con i nemici dell’Occidente

La visita in Vaticano del sindaco Dem di Chicago riaccende le tensioni con la Casa Bianca. I silenzi del Pontefice su Iran e Hamas: rischio Pio XII?

Trump Papa Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI
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La storia ne ha avuto abbastanza di papi che invocano la prudenza diplomatica ma non perdono occasione per mettersi dalla parte di chi distrugge la civiltà.

Chicago in Vaticano

L’ultima polemica trumpiana nasce dalla visita in Vaticano della delegazione comunale di Chicago capeggiata dal sindaco Brandon Johnson. Formalmente lo scopo dell’incontro a Villa Pamphilj era uno scambio istituzionale fra l’esperienza romana nella tutela del patrimonio pubblico e nella rigenerazione urbana, e la volontà di Chicago di osservare modelli europei, con attenzione alla trasformazione degli spazi in luoghi di comunità accessibili e vivibili.

Il sindaco americano cercava di capire come la valorizzazione di un parco possa diventare un modo per ricucire tessuto sociale. Peccato che a Chicago il 51 per cento dei cittadini non si fidi della polizia se ne cerca l’aiuto, e il 64 per cento non si fidi della stessa per come garantisce la sicurezza, mentre il 72 per cento dei residenti non crede nei tribunali e l’81 per cento ritiene inadeguata l’amministrazione municipale (Chicago Public Safety DataHub – Chicago Crime & Community Data).

Ora, Chicago è una città-santuario dal 1985, ossia impedisce la cooperazione con le agenzie federali in materia di immigrazione: le autorità cittadine vietano alla polizia locale di arrestare individui esclusivamente in base al loro status di immigrazione e non condividono le informazioni con gli agenti dell’immigrazione.

Ciò ha consentito alla metropoli di diventare un ricettacolo di gang fra le più pericolose del pianeta, prime fra tutte la micidiale Mara Salvatrucha, MS-13, diventata un caso sovrannazionale perfino più critico dei cartelli narcos.

Il permissivismo dell’amministrazione della terza più popolosa città degli Usa l’ha trasformata in un ricettacolo di ghetti clandestini dove quotidianamente si assiste a sparatorie, omicidi, narcotraffico, stupri e violenze di ogni tipo, il tutto con la benedizione dei sindaci Dem che la governano ininterrottamente da quasi un secolo – l’ultimo sindaco Rep a Chicago fu Thompson nel 1931. Magari il sindaco dovrebbe decidersi a collaborare con l’FBI senza proteggere i gangster, invece di vaneggiare di “come gli spazi verdi possano migliorare il tessuto sociale”.

E Papa Prevost, nato a Chicago e conoscitore della situazione, avrebbe potuto evitare un’accoglienza imperiale ad un sindaco accusato di preferire i criminali ai cittadini onesti.

I silenzi del Papa

Ma questa è solo l’ultima delle occasioni in cui Leone XIV mette la propria faccia a fianco di chi combatte la nostra società: l’ha fatto ingiungendo al presidente Trump di interrompere la guerra con l’Iran, ma si è ben guardato dal condannare ayatollah e pasdaran per 47 anni di terrore, guerre, minacce nucleari e, da ultimo, 45 mila innocenti uccisi dal regime, con ciò legittimando uno dei peggiori nemici dell’Occidente.

Per non parlare del silenzio del pontefice, per esempio, sulle azioni e dichiarazioni del cardinale Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, sempre improntate alla propaganda di Hamas. Anche riaffermare che “l’unica soluzione sono i due Stati ma Israele non vuole”, come detto dal Santo Padre a novembre 2025, è stata un’asserzione vergognosa, oltre che falsissima, dal momento che Israele per almeno sei volte ha formalmente accettato i due Stati – nel 1937, 1938, 1948, 1993, 2000, 2010 – ma né Hamas, né l’OLP, né l’AP l’hanno mai accettata, dacché nei loro statuti non è prevista la convivenza dei due Stati, bensì solo la distruzione dello Stato di Israele.

Per il resto, non ricordiamo parole di Prevost in difesa delle vittime israeliane, o degli ebrei perseguitati oggi nel mondo per la recrudescenza di un antisemitismo nazista, o di condanna per l’islamizzazione radicalizzata dell’Europa.

Quindi si comprende la polemica di Trump: forse il presidente Usa sta paragonando le azioni di questo Papa ai tragici e colpevoli silenzi di un certo suo predecessore.

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